Bifest 2021 – Tra le onde: recensione del film di Marco Amenta

L'incontro di due solitudini dà vita ad una pellicola che soccombe di fronte alla varietà di generi e temi inseriti nella narrazione. Al cinema dal 1° dicembre 2022.

Tra le onde – prodotto da Eurofilm e presentato in anteprima al Bif&st 2021 nella sezione anteprime italiane – è la seconda opera di finzione di Marco Amenta (La siciliana ribelle). Il film parla di Salvo (Vincenzo Amato), un uomo profondamente solo che vive arroccato in una casa tra le onde del mare di Lampedusa e porta dentro di sé un dolore indicibile e (inizialmente) incomprensibile. Il tentato salvataggio di un migrante e la conseguente decisione di riportare il corpo alla moglie di lui diventeranno per il protagonista dapprima una ragione di vita e successivamente un’occasione per interrogarsi sul suo passato e sulle sue decisioni. Ad accompagnarlo nel viaggio, infatti – come una sorta di visione – la sua ex compagna Lea (Sveva Alviti), cantante del locale che Salvo ha dovuto poi vendere.

Il viaggio al termine della notte nel camion frigorifero – nel quale fra il pesce fresco da vendere giacciono sia il corpo inerme del giovane sia le speranze del protagonista – si muove quindi a cavallo di molteplici generi, senza però abbracciarne nessuno e né sconfinando in parametri definiti.

La storia diviene il pretesto per la riappacificazione dei protagonisti

Tra le onde - Cinematographe.it

Marco Amenta confeziona un’opera ibrida in cui noir, melò e film on the road diventano il pretesto per raccontare di altro, di persone incomplete e dei loro sentimenti, del rancore e della disperata voglia di amore e accettazione che li smuove. Il film quindi assume i connotati di una favola nera con al centro due anime ferite e sole, alla disperata ricerca di risposte e soluzioni. Risposte che anche lo spettatore deve cercare nel corso di tutta la narrazione, ricostruendo la vicenda attraverso piccoli indizi disseminati per tutto il film. Spesso, infatti, viene da chiedersi cosa sia reale e cosa no e se ciò che viene mostrato sullo schermo stia accadendo veramente.

Attraverso un racconto montato su diversi piani temporali, flashback e visioni di Salvo si sovrappongono in un puzzle spesso confuso e confusionario, nel quale nulla è come sembra. Il film, però, risente fortemente di questa commistione di generi e stili, che si riflette, inevitabilmente, anche sul piano di costruzione della trama.
La volontà di creare una vicenda a metà fra thriller e love story non è infatti sufficiente per salvare il film da una lentezza esasperata. L’intento sembra quello di voler far vivere al pubblico le emozioni che si muovono sotto la pelle dei protagonisti ma ciò che resta è invece una grande sensazione di non detto e di mancata emozione.

A risentire di più di questo impianto è l’idea alla base stessa della narrazione: la ricerca della moglie del migrante morto in mare – che inizialmente porta il film verso la direzione di un noir urbano – diviene un mero pretesto per l’incontro fra Salvo e Lea. E persino il finale, spiazzante e allo stesso tempo rassicurante, non riesce a restituire senso e coerenza alla trama.

La mancata caratterizzazione dei personaggi e delle ambientazioni

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Ciò in cui la pellicola pecca di più è però la mancata caratterizzazione dei protagonisti.
Salvo e Lea si muovono sullo schermo come dei fantasmi, simili a quelli che aleggiano nelle loro menti assumendo le sembianze di rimpianti e ricordi.
La loro relazione viene lasciata sullo sfondo: ritroviamo i due personaggi anni dopo la fine apparente del loro rapporto, pronti solamente a urlarsi contro le mancanze reciproche.
Di loro non sappiamo nulla e nell’ora e mezza della pellicola non viene fatto alcun accenno a chi sono o sono stati al di fuori del furgone in cui viaggiano. Salvo è stanco e apatico, Lea vitale e arrabbiata. Le loro interazioni sono basate su dialoghi statici e retorici e troppo viene lasciato nel “non detto”. Da figure archetipiche di due amanti che cercano un senso alle loro vite e alle loro storie –  e che aspirano quindi a essere universali e a permettere il rispecchiamento di ciascun spettatore – diventano due figure prive di sostanza.

Vincenzo Amato (Nuovomondo, Respiro) e Sveva Alviti (Dalida) risultano inoltre poco credibili nei panni dei rispettivi personaggi. Complice probabilmente una scelta registica e di scrittura – la loro recitazione è spesso allucinata – affidata a sguardi e gesti che non comunicano nulla o, al contrario, urlata ed esasperata. Due estremi che non permettono una costruzione organica e bilanciata del loro rapporto, con uno dei due che finisce sempre per soccombere all’altro.

Una regia, quindi, non in grado di portare la storia in una direzione univoca (la battuta di Salvo, “Questo viaggio non va da nessuna parte”, sembra profetizzare la parabola della pellicola) e una sceneggiatura incapace di cucire insieme i troppi elementi alla base del film.
Elementi che probabilmente sono il frutto del tribolato cammino produttivo di Tra le onde, il quale si riflette anche negli aspetti stilistici e formali della pellicola. Il film, infatti, risente fortemente del budget ridotto e delle problematicità riscontrate nella sua realizzazione.

L’ambientazione ridotta e il respiro contenuto della trama avrebbero consentito di trasformare questi ostacoli in opportunità. Peccato invece che il film non possa contare nemmeno molto sul resto, dal momento che la fotografia spesso poco illuminata, mentre il sonoro talvolta impedisce di comprendere la maggior parte delle battute e la colonna sonora, che spesso sostituisce le parole e sorregge il peso emotivo di ciò che i protagonisti vorrebbero dirsi, non risulta incisiva come invece avrebbe dovuto per il ruolo che le viene conferito.

Tra le onde – Una pellicola statica e poco coinvolgente

Tra le onde - Cinematographe.it

Il risultato finale, quindi, rimane a metà, sospeso come le vite dei suoi protagonisti e intrappolato in troppi generi e stili. Tra viaggio e sogno, tra allucinazione e realtà, il film procede lentamente e non permette allo spettatore di comprendere totalmente il significato della storia. Che cosa è vero e cosa no? Nessuno lo sa. Il viaggio rimane incompiuto, la meta irraggiungibile, la riappacificazione impossibile. Restano soltanto i fantasmi e i ricordi. E la forte sensazione che si sarebbe potuto osare molto di più.

Tra le onde sarà al cinema dal 1° dicembre 2022 grazie ad Eurofilm.

Leggi anche Bif&st 2021 – Sulla giostra: recensione del film di Giorgia Cecere 

Regia - 2
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 2
Recitazione - 2
Sonoro - 2
Emozione - 2

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