Cannes 2018 – Tre volti: recensione del film di Jafar Panahi

Un video amatoriale in cui una ragazza riprende il suo suicidio è il pretesto narrativo che dà il via alle vicende di Three Faces, il nuovo film del regista iraniano Jafar Panahi.

Tre ragazze, tre volti diversi ma uniti da un obiettivo comune: il successo. Sono le protagoniste di Tre volti (Three Faces), il film per la regia dell’iraniano Jafar Panahi (Il palloncino bianco, Lo specchio, Il cerchio, Offside, Taxi Theran), uno dei grandi assenti di Cannes 2018 (è agli arresti domiciliari per per esercitato la libertà d’espressione), ma comunque presente all’interno di una pellicola in cui decide di farsi da parte, letteralmente “scarrozzando” in automobile un gruppo di donne in combutta.  Panahi ha già trionfato a Cannes vincendo la Caméra d’Or nel 1995 per Il palloncino bianco, che rappresentò il primo premio importante ricevuto da un film iraniano alla kermesse.

Tre volti inizia con un video amatoriale ma non troppo (si intuisce una mano tecnica dietro a un probabile montaggio) in cui una giovane aspirante attrice spiega i motivi del suo imminente suicidio, causato da una famiglia che non le permette di studiare recitazione a Theran. Il filmato raggiunge l’attrice molto conosciuta Behnaz Jafari, che la ragazza aveva provato a contattare più volte prima di girare il tragico filmato, e la donna si sente in dovere di abbandonare il set accompagnato dal sornione filmaker Jafar Panahi per raggiungere il paese di provenienza della ragazza e capire di più sul suo ipotetico gesto estremo.

Tre volti Cinematographe.it

Tre volti: un on the road statico, in cui la via del successo appare più impervia delle strade percorse dai protagonisti

La terza protagonista del video incriminato è un’amica della sedicente suicida, che si scopre avere un ruolo di rilievo nell’intera vicenda. Behnaz, nonostante la fretta di tornare sul set e le pressioni della produzione, non può abbandonare al suo destino una ragazza che tanto le ricorda le sue stesse difficoltà, prima di raggiungere il successo. E così, fra simboliche strade a senso alternato, in cui una delle due vetture deve cedere il passo all’altra per andar avanti, l’attrice e il regista attraversano l’Iran più rurale, scoprendo come dietro alla chiusura mentale e all’ostentato rispetto per le tradizioni si celi anche un’altrettanto intensa ospitalità.

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Il film di Jafar Panahi è costruito – come nel suo stile – da numerose riprese fisse, all’interno delle quali si attende pazientemente l’arrivo degli attori e soggettive in cui viviamo i luoghi dalla prospettiva curiosa dei protagonisti. La sceneggiatura, tuttavia, pur presentando uno spunto piuttosto interessante e ricco di possibili svolgimenti si rivela molto limitante, trascinando una trama scarna e priva di colpi di scena allungandola con un brodo di digressioni piuttosto inutili, in cui si dà voce alla gente del villaggio.

Peccato, perché Three Faces lascia intravedere l’intenzione superiore di un messaggio importante, laddove la limitazione della libertà di esprimersi ha portato lo stesso regista ad avere problemi con la giustizia, ma forse la disponibilità di un budget limitato e l’impossibilità di una presenza libera sul set hanno limitato la creatività di Panahi, che porta a Cannes 2018 un film scarno, al quale sembra manchino dei pezzi.

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La parte migliore resta il ruolo apparentemente in ombra del regista, passivo spettatore ma anche coscienza saggia di un gruppo di donne a cui decide di lasciare la scena, un po’ annoiato, un po’ rassegnato da una situazione socio-politica che purtroppo non può cambiare, limitandosi ad osservarla e controllarla come può, anche solo voltandole le spalle, se necessario.

Tre volti arriverà nelle sale cinematografiche italiane distribuito da CINEMA di Valerio De Paolis il 13 dicembre 2018; nel cast del film troviamo anche Behnaz Jafari, Marziyeh Rezaei, Maedeh Erteghaei e Narges Delaram.

Regia - 2
Sceneggiatura - 1.5
Fotografia - 2
Recitazione - 1.5
Sonoro - 2
Emozione - 0.5

1.6