Roma FF16 ‒ The North Sea: recensione del film di John Andreas Andersen

Un film che ci porta a riflettere sullo sfruttamento petrolifero facendo luce su un disastro realmente accaduto.

Secondo lungometraggio del regista di The Quake – Il terremoto del secolo, The North Sea è un disaster movie sui pericoli dello sfruttamento petrolifero nel Mare del Nord. Spettacolarità e adrenalina riescono a bilanciare uno script conclamato e a tratti prevedibile.
Presentato durante la 16ma edizione della Festa del Cinema id Roma, il film si focalizza su uno dei giacimenti petroliferi del Mare del Nord più ampi al mondo, Ekofisk, scoperto nel 1969 e annunciato dalle autorità norvegesi la vigilia di Natale dello stesso anno. Da quell’istante la nazione ha dato inizio ad un’attività finanziaria senza precedenti, operando senza sosta su ventitré piattaforme differenti, sulle quali lavorano circa mille duecento persone. Producendo cinquanta mila barili di petrolio al giorno, l’instancabile attività della Ekofisk ha cominciato a mettere in crisi la nazione: nonostante le enormi opportunità, siamo sicuri di essere riusciti a comprendere le reali conseguenze ambientali di questa scoperta?

Se lo domanda, all’infuori della politica, il regista norvegese John Andreas Andersen, immaginando un disaster-movie apocalittico che guarda indietro a quasi dodici anni dal vero disastro della Deepwater Horizon, la piattaforma di perforazione situata nel Golfo del Messico e affondata il 22 aprile 2010, causando una fuoriuscita di petrolio senza precedenti, che nel film viene anche citata.

The North Sea: il norvegese John Andreas Andersen riflette sullo sfruttamento petrolifero nel Mare del Nord

The North Sea cinematographe.it

Scritto da Lars Gudmestad e Harald Rosenløw-Eeg, Nordsjøen (The North Sea), unisce denuncia ambientale e dramma, per trovare il giusto equilibrio fra intrattenimento visivo e sonoro al cardiopalma tipico di una certa Hollywood – come The Wave o The Day After Tomorrow – e un’avventura di salvataggio che vede protagonisti una giovane coppia sul punto di convivere: Sofia (Kristine Kujath Thorp) esperta nella guida di sottomarini e il compagno Stian (Henrik Bjelland) chiamato a chiudere manualmente un pilone all’interno di una delle ventitré piattaforme da evacuare per decisione di una commissione speciale, dopo aver riscontrato un’ampia frattura nel terreno che ne potrebbe causare un incidente senza precedenti.

Quella di Sofia e Stian, con l’aiuto del collega di lei Arthur (Rolf Kristian Larsen), sarà una vera e propria corsa contro il tempo e contro decisioni forse mal ponderate, potenzialmente fatali e prese con pericoloso tempismo, lasciando famiglie col fiato sospeso e spettatori increduli delle conseguenze allarmanti dello sfruttamento della natura.

Dal vero disastro della Deepwater Horizon a quello immaginato della Ekofisk

The North Sea cinematographe.it

Nella Selezione Ufficiale della XVI Festa del Cinema di Roma, The North Sea comincia come un documentario, ma solo per scoprire poi che l’uomo intento a raccontare la catastrofe che vedremo è in realtà uno dei personaggi del film, svelando la natura ingannevole della veridicità del fatto, e proprio per questo possibile ammonimento alle stanze del potere norvegese. Alla ricerca di un realismo d’impatto e senza orpelli, il regista già autore di The Quake si fa da monito realizzando un film curato nell’esecuzione digitale per dar forma alle esplosioni delle piattaforme e nell’immersione vera e propria del sottomarino, con riprese subacquee che riescono ad azionare la linea action e l’incalzare frettoloso del salvataggio dei tre per tornare sani e salvi.

Guardando al precedente Deepwater – Inferno sull’oceano di Peter Berg, The North Sea alterna decisioni ai piani alti nelle stanze del potere, quelle di esperti chiamati a intervenire e consigliare, e il livello che definiremo “zero”, ovvero quello della salvaguardia allarmante dell’ecosistema e delle vite umane, appese a un filo sempre più tirato. Nonostante una scrittura ampiamente codificata su snodi e svolte graduali ma a tratti prevedibili, il secondo lavoro di Andersen regala adrenalina e una dose di entertainment europeo che guarda al cinema a stelle e strisce ma mantenendo pur sempre una propria personalità.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 3
Recitazione - 3
Sonoro - 3.5
Emozione - 3

3.2