The Last Kingdom: sette re devono morire – recensione del film Netflix

Dopo cinque fantastiche stagione, il viaggio di Uhtred giunge a conclusione in un film sbilanciato e frenetico.

Nell’Inghilterra del IX secolo d.C. un eroe si erse sopra ogni altro, il suo nome era Uhtred. Questo almeno secondo il ciclo di romanzi di Bernard Cornwell, da cui la serie The Last Kingdom è tratta. Nato sassone, cresciuto come un vichingo e successivamente spada giurata di re Alfred. Le avventure del guerriero interpretato da Alexander Dreymon hanno intrattenuto il pubblico per ben cinque stagioni, e giungono ora a conclusione in un film. Disponibile su Netflix dal 14 aprile 2023, Sette re devono morire – questo il sottotitolo – non è ciò che ci aspettavamo, disattendendo qualsiasi aspettativa.

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Scritto da Martha Hillier e diretto da Edward Bazalgette, il film mostra fin da subito il fianco ad una serie di errori, primo fra i quali quello del confezionamento. La storia, difatti, trasla dal formato televisivo a quello cinematografico in una poco convincente forma ibrida. Seppur caratterizzato da un minutaggio filmico, il racconto di The Last Kingdom: sette re devono morire rimane imbrigliato agli stilemi del piccolo schermo. La sensazione è quella di aver difronte la condensazione di tre episodi, caratterizzati da tagli buschi e situazioni frenetiche.

The Last Kingdom: Sette re devono morire: recensione; Cinematographe.it

Ed è proprio la frenesia contenutistica a minare l’intera riuscita del prodotto. Viene da chiedersi come mai non sia stata prodotta un’ultima stagione, in modo da dare spazio e concretezza ad ogni evento e personaggio. È un vero peccato, perché The Last Kingdom è stato uno degli show vikingsiani più seguiti sulla piattaforma. I fan attendevano con trepidazione le ultime gesta del loro eroe. La sceneggiatura lo imbriglia in una figura da manuale, in un guerriero mitico senza tempo senza mai restituirci alcun senso d’epicità.

L’ultima battaglia di Uhtred e dei suoi compagni

The Last Kingdom: Sette re devono morire - recensione; Cinematographe.it

Il film prende il via qualche anno dopo gli eventi finali della quinta stagione. Uhtred è finalmente il signore di Bebbanburg e i suoi sudditi vivono in pace mentre nel resto dell’Inghilterra l’ombra di una guerra totale si fa sempre più pressante. Alla morte di Edward (Timothy Innes) lo scontro tra i suoi discendenti getterà il regno nel caos. Le azioni di Athelstan (Harry Gilby) come nuovo regnante accresceranno poi il risentimento del popolo e le file dei nemici. Uhtred dovrà assolvere ancora una volta ai propri giuramenti e scegliere a quale mondo appartenere.

È su queste basi che prende il via The Last Kingdom: sette re devono morire. Le prime scene puntano ad un montaggio frenetico, quasi psichedelico oseremmo dire. Una corsa sfrenata nel racchiudere più informazioni possibili in pochi minuti. Lo spettatore viene così bombardato di nomi di cui aveva perso memoria e altri ancora da assimilare. Inoltre, sono passati anni dall’inizio della serie TV, tempo nel quale Uhtred è sopravvissuto a tre generazioni di reali. Il personaggio, tuttavia, non sembra essere invecchiato di un giorno, se non prendiamo in considerazione qualche ruga intorno agli occhi. Nessun capello bianco o acciacco, il protagonista combatte come se fosse ancora nel fiore degli anni.

Alexander Dreymon è Uhtred nel film Netflix; Cinematographe.it

È un elemento da poco, direte voi, ma anche le piccole cose possono fare la differenza. Lo stesso vale per i companion, da Sihtric a Finan (Mark Rowley). Detto ciò, la frenesia prima citata, porta ad una scarsa comprensione delle azioni dei personaggi. Questi si muovono mossi da emozioni semplici e quasi mai indagate. The Last Kingdom: sette re devono morire è una nave in un mare in tempesta e noi, il pubblico, siamo il suo sfortunato equipaggio. Arriviamo a riva sani e salvi, eppure frastornati. Alexander Dreymon ha dovuto attingere a tutto il suo carisma, tenendo così sulle proprie spalle l’intero film.

Il cuore pulsante di The Last Kingdom

The Last Kingdom: sette re devono morire - recensione; Cinematographe.it

Ciò che manca a The Last Kingdom: sette re devono morire è il cuore. Il lungometraggio avrebbe dovuto racchiudere l’essenza dello show, magari con qualche citazione o rimando alla mitologia interna della storia. Ci è mancato un certo senso di nostalgia, un ritorno alle origini dei personaggi e un loro degno percorso verso la fine. Uhtred è semplicemente Uhtred, non assistiamo a nessuna evoluzione del protagonista, ad una sua maturazione. Tale ragionamento va di pari passo con la sua caratterizzazione estetica.

Detto ciò, la serie si è sempre contraddistinta per la sua innocenza narrativa, il suo essere un po’ tamarra e sincera. E noi abbiamo amato The Last Kingdom proprio per questo, per il fatto di non prendersi mai troppo seriamente. L’atmosfera scanzonata ha condiviso spesso il ritmo con una più seria sulla scia di Vikings. Il tutto messo insieme con una purezza d’animo conscia dei propri mezzi produttivi. Il film racchiude parte di quell’identità. La riscontriamo in molte scene, ma ciò che manca è l’approfondimento.

L'ultima battaglia di Uhtred nel film Netflix; Cinematographe.it

I nemici qui proposti si dimostrano delle mere macchiette, figure bidimensionali prive di appeal. Anlaf (Pekka Strang) dovrebbe incarnare il nemico ultimo, un uomo in grado di guidare i re in rivolta e il loro immensi eserciti. Tuttavia, ciò che ci rimane è il ricordo di un villain con una strana barbetta. In un film, il nemico del protagonista dovrebbe incarnarne l’antitesi, intessere un legame profondo che sfocerà in uno scontro ultimo. La sceneggiatura si concentra invece sul legame tra Uhtred e Athelstan, ripetendo quanto visto con Alfred prima e Edward dopo. Molte delle soluzioni adottate fanno girare i personaggi intorno, e annacquano fin troppo il brodo. Si dice spesso che meno è meglio, e mai come in questo caso frase fu più azzeccata.

The Last Kingdom – sette re devono morire: conclusione e valutazione

The Last Kingdom: sette re devono morire - recensione Cinematographe.it

Per concludere, The Last Kingdom: sette re devono morire non è il gran finale che ci aspettavamo. Siamo felici di rivedere un’ultima volta l’Uhtred di Alexander Dreymon e i suoi devoti compagni, ma è una gioia a metà. La storyline creata per Finan viene gestita a nostro avviso in modo superficiale, allo stesso modo di quella di Athelstan. Detto ciò, lo spirito dello show permea l’intero prodotto, o almeno in alcune scene ben realizzate. Frettolosità e compressione la fanno da padroni, creando non poca confusione nelle battute inziali. L’ultima scena, invece, smorza il pathos, spezza il senso del mito, del trasporto in un’epoca lontana; ne avremmo fatto volentieri a meno. Insomma, The Last Kingdom ci lascia così, con un profondo senso di amaro in bocca.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 3
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 2.5

2.7

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