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The girl in the fountain: recensione del documentario con Monica Bellucci

Il documentario di Antongiulio Panizzi racconta la vita dell’attrice svedese Anita Ekberg, dal successo consacrato da Fellini ne La dolce vita alla solitudine degli ultimi anni, un ritratto intimo e inedito.

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Anita Ekberg: per sempre negli occhi di tutti immersa nella Fontana di Trevi, immortalata da Federico Fellini in uno dei suoi capolavori, La dolce vita. Bellissima, libera, un’immagine che ha “cancellato” la persona e ha reso immortale il personaggio: è proprio questo binomio che il regista Antongiulio Panizzi tenta di raccontate in The girl in the fountain con l’aiuto di Monica Bellucci che con la diva svedese ha in comune molte più cose di quello che si può immaginare. Il film documentario, presentato alla 39esima edizione del Torino Film Festival, sarà in sala l’1 e il 2 dicembre prodotto da Dugong Films, Eagle Pictures e Shoot&Post.

The girl in the fountain – Il simbolo della “dolce vita”

The girl in the fountain, cinematographe.it

Correva l’anno 1960 e Anita Ekberg entrava nella storia del cinema, e non solo, la giunonica attrice svedese sarebbe stata per sempre protagonista di una scena vista e rivista, citata, omaggiata, emulata: simbolo della vera “dolce vita”, quella che in quegli anni aveva reso Roma la Hollywood sul Tevere. Anita è l’anima delle notti mondane su Via Veneto quando l’Italia era il centro pulsante di una stagione fortunata del cinema, quando attori come Anthony Quinn, Charlton Heston e Kirk Douglas giravano a Cinecittà. Lei non si sottrae ai riflettori, alle feste, a quella baraonda di attori, attrici, starlette, artisti, personaggi facoltosi e nobili, raccontata da Fellini ne La dolce vita, ma proprio perché simbolo di quell’universo esclusivo destinato al tramonto Anita Ekberg ne rimane imprigionata per sempre.

The girl in the fountain, cinematographe.it

Antongiulio Panizzi dirige un film documentario insolito e affascinante rispecchiando in pieno lo spirito della protagonista che viene raccontata attraverso i video e le immagini di repertorio, gli spezzoni dei suoi film e il flusso di coscienza di una diva italiana, Monica Bellucci, che si interroga sull’essere donna e attrice, sulla percezione che tutti hanno di lei come l’avevano della Ekberg. Due donne bellissime spesso “confuse” con i loro personaggi, con Sylvia per Anita, con Malena per Monica, e vittime di clichés che oggi sarebbero subito condannati: nel continuo parallelo tra le due attrici si vedono stralci di interviste passate nelle quali si trovano a rispondere a domande sulle loro conquiste, sull’età che avanza, su quanto sia stato difficile dimostrare di essere intelligenti oltre che bellissime. E su questo specchiarsi della Bellucci nella vita e nei pensieri di Anita Ekberg che viene fuori anche il lato ironico, dolce, personale dell’attrice italiana che ha avuto sicuramente un destino diverso, più felice, rispetto a quello della diva svedese.

Il lato umano della diva Anita Ekberg

The girl in the fountain, cinematographe.it

Federico Fellini raccontava che la prima volta che la vide provò quella meraviglia che suscitano solo le creature speciali come le giraffe o i baobab, e Anita era speciale in tanti modi, non solo per il suo aspetto prorompente che lasciava senza fiato come era capace di fare forse solo Marilyn Monroe, ma anche per la sua libertà, il suo anticonformismo in un’epoca in cui le donne in Italia “dovevano” essere solo mogli e madri. Lei sceglieva i suoi film, usava gli uomini quando era “lecito” che fossero solo loro a giocare con le donne, si divertiva, viveva davvero, una diva con quel pizzico di follia che la portò un giorno addirittura ad aggredire un paparazzo insistente con arco e frecce, come una valchiria non solo nell’aspetto ma anche nel temperamento. Come in ogni storia di successo però la vita le regalò presto grandi delusioni sul lavoro e in amore: “Con il primo marito ho sposato una bottiglia di whisky, il secondo mi ha portato via tutto”, diceva ripensando alla sfortuna di non aver trovato un compagno con il quale invecchiare insieme.

The girl in the fountain, cinematographe.it

La colonna sonora del documentario composta da Max Casacci commenta coerentemente il ritratto di Anita Ekberg creando delle suggestioni che rimandano all’epoca d’oro durante la quale l’attrice ha vissuto i periodi più felici cogliendone la magia. Il confronto con Monica Bellucci rivela il lato umano dietro miti “inarrivabili” spesso imprigionati nell’immagine che il pubblico ha di loro, un lato fatto, come per tutti, di affetti esclusivi, gioie quotidiane, dolori profondi e anche di solitudine.

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