voto del pubblico 5.0/5
voto finale 3.0/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Una storia di vendetta premeditata in cui in gioco c’è il destino di più di una vita che trascina con sé tutta l’energia negativa di un passato invalicabile, e preannuncia un futuro solito, solitario e scolorito che non è meraviglioso come in un film di Frank Capra. The Future is a Lonely Place, il dramma co-diretto da Martin Hawie e da Laura Harwarth, che mescola il revenge movie e il prison film, è stato presentato in anteprima europea il 20 novembre 2021, nell’ambito della XX Edizione del Rome Independent Film Festival – RIFF Awards 2021. Questo terzo lungometraggio diretto da Hawie si focalizza su un personaggio che rifugge dall’altrui compagnia, ma che si ritrova a doversi confrontare sia con i suoi demoni interiori sia con quelli esteriori.

The Future Is a Lonely Place: una storia di vendetta

The Future Is a Lonely Place cinematographe.it

Il lungometraggio prende avvio nella notte, quando il protagonista Frank (Lucas Gregorowicz) decide di rapinare un furgone blindato, anche se il suo movente è un mistero. Non appena arriva la polizia sul posto, l’uomo si arrende e finisce dietro le sbarre. In prigione incontra il diffidente e spietato Fuad, protetto di un clan arabo. Per avvicinarsi a lui, Frank viene coinvolto in un traffico di droga e si ritrova in mezzo al fuoco incrociato di due gang arabe e tedesche. Il protagonista incontra anche Susanna, la guardia carceraria (interpretata da Katharina Schüttler), che finisce per essere anche lei coinvolta nel giro di Fuad. Tuttavia Susanna riserva delle attenzioni speciali a Frank, e i due iniziano ad avvicinarsi. Frank entra a contatto con una realtà che si basa su determinate leggi (soprattutto dettate dai detenuti). L’uomo inizia ad essere minacciato e ricattato. Subisce tentativi di percosse e assiste a terribili episodi di violenza. Intanto si scopre che Susanna ha una relazione con il detenuto Fuad, e nel secondo blocco narrativo si svelano allo spettatore i principali dettagli sul movente di Frank, sul suo interesse verso Fuad,  che contribuiscono ad approfondire le personalità dei personaggi principali: Frank, Fuad e Susanna.

Quando le chiavi del carcere sono le chiavi del cuore

Se la chiave del carcere è anche la chiave del cuore, allora si può gettarla via senza aprire? Non ci pensa a chiudere per sempre la protagonista femminile, che all’apparenza è risoluta, ma nel suo intimo è molto fragile. Susanna ha i lineamenti duri, è esile e sola, chiusa in un mondo tutto declinato al maschile. Viene ripresa dalla cinepresa mentre frequenta e fa sesso con Fuad, o mentre dialoga con Frank. È il motore del lungometraggio, è lei che tiene materialmente le chiavi per uscire dal gioco e per tornare a vivere. La donna è il deus ex machina della situazione  (anche se poi le cose non andranno proprio nel verso giusto). Il suo rapporto con i due detenuti: uno solamente fisico (con Fuad) e l’altro che comincia con il dialogo e con la comprensione (quello con Frank) e appare perciò più concreto.

The Future Is a Lonely Place: una regia che comunica con movimenti di camera e con stacchi sul nero

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Emerge la dura realtà della vita carceraria fotografata dal lavoro di Mathias Prause che privilegia i toni scuri e cupi, rimanendo fedele alla ricerca formale di Hawie la cui regia opta per un linguaggio cinematografico con frequenti movimenti di camera e stacchi sul nero per creare l’ambientazione ideale e per comunicare a chi guarda lo stato di intenso turbamento interiore dell’animo del protagonista che sfocia nell’atto conclusivo fatto di violenza fulminea – risultato di un sentimento primordiale, istintivo e non razionale – che arriva a prevalere in maniera sproporzionata. Il modo in cui vengono rappresentati la routine carceraria e il tentato omicidio nel finale sono molto debitori di opere cinematografiche precedenti. Se è vero che nello stile e nei contenuti, in generale, The Future Is a Lonely Place gode di buone qualità, è altrettanto vero che è un film che non riserva particolari sorprese in termini di originalità, e da cui ci saremmo aspettati di più.