The Bunker Game: recensione del film di Roberto Zazzara con Lorenzo Richelmy

The Bunker Game è il film di Roberto Zazzara, un thriller dalle tonalità horror che si limita ad essere una scintilla nel genere di manifattura nostrana. Nel complesso un'occasione mancata affascinante ma di poca sostanza.

La cornice del Napoli Comicon 2022 non poteva che essere la più adatta per presentare in anteprima The Bunker Game, il film di Roberto Zazzara che, essendo appassionato di giochi di ruolo, li pone come punto di partenza e focus della trama.
Protagonisti sono Lorenzo Richelmy e Gaia Weiss, insieme a Serena De Ferrari, che dalla serie Rai Mare Fuori debutta al cinema. Il film prodotto da Place du Marche Productions, Kador, Eagle Pictures, Be Cool Produzioni e Studio Canal, nelle sale italiane il 2 e il 3 Maggio 2022, è stato il primo ed unico film horror italiano ad essere presentato ed incluso sulla piattaforma americana Shudder, dedicata esclusivamente al genere. Un risultato senz’altro importante per un genere che in Italia è attualmente dormiente e poco incisivo.

The Bunker Game: la trama del thriller horror italiano con Lorenzo Richelmy

The Bunker Game Cinematographe

Un gruppo di ragazzi guidato da Greg (Lorenzo Richelmy) organizza un gioco di ruolo fanta-storico, immaginando di vivere in un futuro post atomico dove gli americani non sono mai arrivati, la Germania ha vinto la guerra e i nazisti sono i nuovi padroni del mondo. Per difendersi dalle radiazioni che ancora infestano l’aria dopo il lancio di due bombe atomiche, è necessario rifugiarsi in un bunker e circoscrivere la propria vita in quello spazio buio, giocando ma mettendo alla prova anche i propri limiti e le proprie paure.
Laura (Gaia Weiss), anche lei tra gli organizzatori del gioco e innamorata di Greg con cui vive una storia in segreto, tra gioco e verità, si accorge che nel bunker c’è una presenza misteriosa che appare solo a lei e cerca di comunicarle qualcosa. Quando il gioco s’interrompe a causa di alcuni guasti tecnici, Laura e gli altri ragazzi si accorgono che Greg è sparito e che più di un gioco comincia un’inaspettata prova di resistenza fra loro e le oscure presenze del bunker.

Un thriller horror dal raffinato impatto visivo ma dalla sceneggiatura

The Bunker Game - Cinematographe

The Bunker Game di Roberto Zazzara parte con delle ottime premesse, offrendo la possibilità di aprire una nuova narrazione per il genere horror italiano dal respiro più internazionale grazie ad una confezione complessiva accurata, dal concept alla fotografia.

L’idea di base che caratterizza il film è davvero innovativa per il genere horror, ancora più italiano. Partire dal gioco di ruolo, precisamente da quella modalità ludica live action che appassiona tantissimi e che ancora poco è stata esplorata come attività ludica nella cinematografia, è un elemento di grande novità che nel film purtroppo non viene sfruttato fino in fondo: finisce infatti per rappresentare solo un incipit, quando avrebbe potuto prestarsi ancora di più al gioco e alla strutturazione di più livelli narrativi e codici di lettura all’interno del film, che viaggia di per sé tra verità e gioco, incontrando il soprannaturale. Il bunker in cui si svolge la storia/gioco esiste realmente infatti: è il bunker Soratte che Mussolini fece costruire vicino Roma, a Sant’Oreste, particolare che viene narrato proprio all’inizio del film, accompagnando lo stesso spettatore in una finzione veritiera, quasi fosse egli stesso uno dei giocatori del live action game.

Non tutti i protagonisti vengono approfonditi in modo equo psicologicamente, fanno eccezione infatti Laura e Clara, interpretata da Serena De Ferrari, che risultano essere i più incisivi in termini di sceneggiatura. Nello svolgersi della storia la materia horror rischia più volte di limitarsi ad una questione estetica per qualche inciampo narrativo che disorienta lo spettatore nel seguire le vicende raccontate: nella prima mezz’ora infatti ci si lascia coinvolgere dalle dinamiche del gioco di ruolo, ma è proprio quando ci si allontana da quella finzione e quando i rapporti tra i personaggi vengono messi in crisi, che iniziano a sfuggire alcuni passaggi narrativi, probabilmente proprio per una debole tessitura psicologica tra loro. The Bunker Game quindi si rivela un’occasione interessante, che senz’altro affascina lo spettatore per l’uso del colore, della fotografia e della tecnica, ma che non riesce fino in fondo a lasciare quella sensazione di inquietudine che ci si sarebbe aspettati.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 3
Recitazione - 10
Sonoro - 2.5
Emozione - 1.5

3.6