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Un po’ James Bond in ritiro, un po’ gentleman con licenza di uccidere, George Clooney è The American per la regia di Anton Corbjin, nei panni di un sicario professionista che aspetta di compiere l’ultimo atto prima di ritirarsi definitivamente e cominciare una nuova vita.

The American, Cinematographe.itJack o Edward (George Clooney) – forse il cui nome vero non ci è dato sapere – è un sicario professionista che sta cercando di chiudere i conti con il suo passato, che purtroppo torna sempre a trovarlo. Nel tentativo di potersi permettere di un po’ di tempo in Svezia da dedicare alla sua vita sentimentale, subisce un agguato inaspettato durante il quale è costretto ad uccidere anche la sua compagna per proteggere la sua identità. Deciso a mettere per sempre un sigillo su questa vita rischiosa, chiede di chiudere ogni rapporto al suo committente, che lo lascerà libero solo dopo aver svolto un ultimo incarico.

Jack è esperto nella fabbricazione di armi e, per svolgere quest’ultima missione, viene inviato a Castel Del Monte in Abruzzo, un paesino della provincia de L’Aquila, tra la roccia e il verde dei boschi, dove passare inosservato e presentandosi come un fotografo americano che scatta foto per guide turistiche. Tra l’inaspettata amicizia con il prete del luogo e l’infatuazione per la prostituta Clara (Violante Placido), Jack sentirà sempre di più il desiderio di prendersi un lunghissimo respiro dalla sua vecchia identità.

The American: un delitto e castigo senza pentimento, un film lento senza promesse

The American, Cinematographe.it

The American, tratto dal libro A very Private Gentlman di Martin Booth, è la storia di un qualunque uomo che decida di percorrere e vivere la strada del crimine da dietro le quinte: pur essendo un sicario infatti, Jack fabbrica armi per chi poi dovrà compiere l’atto ultimo. Ciò però non rende la sua vita più “serena”: incubi nel sonno, paura di un agguato sempre dietro l’angolo anche nel bel mezzo di una cena o un pic-nic compromettono il suo tentativo di rifarsi una vita.

La recitazione contenuta e criptica di Clooney ci offre la fotografia di un uomo che risulta sempre inafferrabile, privo di esprimersi con il prossimo a pieno per non mettere a rischio la sua vita e quella degli altri. Ad una scelta attoriale del genere, sarebbe stato giusto però forse affiancare maggiori dati o almeno qualche scena che ci mostrasse anche altri aspetti di un personaggio con il quale si fa fatica a trovare una certa empatia. Il grande rischio di The American è infatti purtroppo quello di mettere un eccessiva distanza tra sé e lo spettatore.

Pochi dialoghi e una regia che genera distacco

The American, Cinematographe.it

Anton Corbjin, che si vede chiaramente essere un fotografo prima ancora che un regista, sceglie di ridurre all’osso i dialoghi in The American e lasciare che siano i luoghi, il verde, la roccia e l’umile vita della provincia abruzzese, a raccontare del suo protagonista, attraverso frequenti campi lunghi che ci narrano del suo desiderio di evasione. Jack infatti conosce il prezzo della sua scelta, ma non prova mai pentimento né cerca redenzione: la sua è solo una lunga attesa per una corsa verso la fuga, come mostrano i suoi viaggi e i luoghi che lo accolgono senza per sempre.

Il paesaggio quindi è l’unico vero narratore attendibile di una vicenda in cui purtroppo l’unico pentito e deluso rischia di essere chi è dall’altra parte dello schermo, trascinato in un viaggio affascinante che omaggia la bellezza e la purezza di quell’Abruzzo incontaminato e sconosciuto a molti, incuriosito dallo sguardo torvo di Clooney, ma dietro cui alla fine della corsa, emotivamente parlando, ci si riesce a portare molto poco in tasca. Se non una cartolina neppure troppo creativa dell’Italia. Bella e funzionale, che però non basta a lasciare un segno rilevante.