San Diego Comic-Con 2017
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Uno degli eventi di punta di questa trentatreesima edizione del Torino Film Festival è stata sicuramente la notte horror, evento svoltosi nella notte tra il 21 e il 22 Novembre: 1 unico biglietto d’ingresso, 3 film horror, 6 ore di cinema internazionale.
Il particolare evento è stato creato da Emanuela Martini (critica cinematografica italiana e coordinatrice del Torino Film Festival) che, da buona amante dei film dell’orrore ha selezionato le tre pellicole presenti all’interno della notte horror garantendo un servizio eccelso per tutti i partecipanti, con viveri in abbondanza per visionare al meglio i film in sala.
L’evento ci porta indietro nel tempo, quando con pochissimi soldi all’interno di alcuni Drive-In o sale cinematografiche di periferia, si poteva assistere al prezzo di un solo biglietto ad alcuni B-Movie solo per una notte; l’iniziativa ha portato in sala diverse centinaia di persone, riempiendo totalmente la Sala 1 del Cinema Massimo di Torino e registrando un tutto esaurito.

Notte Horror al Torino Film Festival

Il primo film visionato all’interno dell’evento è The Devil’s Candy, film del regista australiano Sean Byrne, presentato al Toronto International Film Festival.

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Un pittore innamorato della musica metal e la sua famiglia trovano la casa dei loro sogni nella campagna texana, a un prezzo incredibilmente basso. Mentre la pittura di Jesse diventa sempre più tenebrosa, si presenta alla porta, dopo molti anni di manicomio, il figlio del proprietario precedente, un omone sbalestrato.

Se leggendo la sinossi della pellicola potremmo pensare di trovarci davanti l’ennesimo film di possessione demoniaca all’interno di una casa della provincia americana venduta per pochi dollari a causa di un omicidio avvenuto all’interno, dopo pochi minuti dall’inizio dell’opera di Sean Byrne all’interno della notte horror del TFF33 verremmo subito smentiti.
La pellicola vanta una storia semplice che non verte ad andare ad analizzare le motivazioni della possessione demoniaca da parte di alcune inquietanti presenze che generano il terrore soltanto con canti demoniaci sconclusionati all’interno delle orecchie dei protagonisti, ma anzi abbandona quella strada per portarci ad assistere all’orrore di un uomo disturbato mentalmente e di un padre di famiglia che lotta per salvare la vita della propria figlia adolescente.
Ciò che la fa da padrone all’interno della prima pellicola della Notte Horror è la tensione creata con i movimenti di camera molto lenti, pronti a far salire la tensione nello spettatore e portando dunque in scena ansia pura con mezzi semplici ma dal sicuro impatto.
La colonna sonora è ovviamente orientata verso tracce metal e vari riferimenti ai gruppi rock, ma le tracce non accompagnano solo le immagini ma anzi, con le loro note descrivono e amplificano l’esperienza visiva del film.

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La pellicola di Sean Byrne è l’esempio che con un budget basso, una storia semplice ma la notevole tecnica registica e artistica si possono confezionare prodotti degni di nota che portano a compimento la loro missione, ovvero quella di portare lo spettatore all’interno del film e di non farlo distrarre per tutta la sua durata.

Il secondo film visionato all’interno della notte horror del TFF33 è The Hallow,  del visionario regista dark Corin Hardy.

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Una coppia londinese, con figlio neonato, si trasferisce in un’isolata casa di campagna irlandese. I locali non li vedono di buon occhio, perché ritengono stiano profanando delle terre sacre: e presto dai boschi emerge qualcosa di malvagio e minaccioso.

La pellicola di Corin Hardy che in alcuni momenti strizza l’occhio all’‘invasione degli ultracorpi di Don Siegel, porta in scena un terrore primitivo legato alle leggende irlandesi e al folklore locale, trasportando il Sidhe ( l’oltretomba celtico, un mondo parallelo felice che può essere interpretato sia come mondo invisibile abitato dal Buon Popolo o Piccolo Popolo, ovvero quel mondo abitato da folletti, fate, elfi, gnomi, ecc. o più semplicemente come l’immagine evocativa del mondo spirituale.) abbandonando l’ottica positiva a cui siamo abituati.
Nella seconda pellicola della notte horror ciò che viene analizzato è principalmente il problema dell’uomo contro la natura, del rispetto per alcuni luoghi sacri, delle tradizioni e delle leggende che possono diventare reali.
Il film di Corin Hardy è sostanzialmente una favola gotica dark, per alcuni aspetti paragonabile a Il Labirinto del Fauno, un monito per ricordarci che per vedere bisogna credere e le tradizioni e le radici (sia fisiche che spirituali) non vanno assolutamente dimenticate.

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Il terzo è ultimo film visionato all’interno della notte horror del TFF33 è February, film diretto da Oz Perkins, figlio di Anthony Perkins

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Kat e Rose, restano al college quando le altre ragazze partono per le vacanze invernali perché i loro genitori non si sono presentati a prenderle. Non sono amiche, e si evitano. La stessa sera, Joan si dirige alla scuola, in una sorta di macabro pellegrinaggio. Via via che si avvicina, Kat ha incubi sempre più terrificanti.

Il film che chiude il ciclo della notte horror del TFF33 è sostanzialmente deludente e sconclusionato: sebbene la pellicola vanti uno stile registico abbastanza buono seppur di stampo televisivo medio (e ultimamente siamo abituati a prodotti televisivi veramente eccelsi) e una fotografia eccelsa, questi due elementi non bastano a risollevare l’esordio alla regia di Oz Perkins.
Sul versante recitativo il pugno di attori in scena compie totalmente il suo lavoro ma, all’interno di un thriller psicologico in chiave horror misto a possessione demoniaca non è salutare buttare troppa carne al fuoco e riempire lo spettatore di domande che non troveranno mai risposta.
Un film sostanzialmente da dimenticare, che parte bene strizzando l’occhio al capolavoro It Follows per l’atmosfera ma che non lo raggiunge neanche lontanamente sia come tematica che come atmosfera donata allo spettatore.

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