Studio 666: recensione del film horror di e con i Foo Fighters

Il film, per quanto piacevole, non ha il coraggio di portare alle estreme conseguenze le sue interessanti premesse.

Studio 666 è la nuova commedia horror diretta da BJ McDonnell, che in precedenza ha lavorato soprattutto come regista di videoclip; la sua sceneggiatura è stata curata da Jeff Buhler (Pet Sematary) e Rebecca Hughes (I Finnerty). A destare l’attenzione del grande pubblico verso questo progetto è soprattutto la partecipazione di Dave Grohl, storico batterista dei Nirvana e frontman dei Foo Fighters. È proprio di Grohl l’idea originale da cui lo script del film ha preso forma.

Il contributo della rockstar non si è però limitato a questo: ha interpretato, al fianco degli altri membri dei Foo Fighters, il ruolo del protagonista. La nota band è di fatti al centro di questa pellicola e rappresenta anche il motivo dietro alla grande attenzione che gli è stata riservata. Studio 666 non si accontenta di vivere della rendita fornita dalla fama dei suoi interpreti e prova anche a essere un horror teso e godibile. Purtroppo, come vedremo meglio nei successivi paragrafi, non sempre ci riesce.

Studio 666: il Rock è la musica del diavolo

Studio 666 - Dave Grohl - Cinematographe.it

Le vicende narrate da Studio 666 hanno inizio nel 1993, in una misteriosa villa. All’interno di questa avviene un multiplo delitto, particolarmente efferato nei modi; dopo questi fatti, la storia si sposta ai giorni nostri e continua negli uffici della casa discografica dei Foo Fighters. Qui assistiamo alla discussione tra i membri dei Foo Fighters e il loro manager, con quest’ultimo che gli sprona a entrare in studio per registrare un nuovo album.

Dave Grohl si mostra particolarmente esitante rispetto all’idea di registrare dei nuovi brani. La prossima uscita è destinata a essere il decimo LP del gruppo e il cantante vorrebbe che fosse speciale; non vorrebbe registrarlo in uno studio di registrazione qualsiasi. Dopo avere sentito queste argomentazioni, il manager gli propone una soluzione alternativa: registrare il disco in una storica villa, che in più di un’occasione è stata teatro per la storia del Rock n Roll.

Quando il gruppo si reca presso la dimora, scopriamo che si tratta della stessa dove è avvenuto il multiplo omicidio mostrato nella sequenza iniziale. Nonostante nessuno sia al corrente di questo episodio, i musicisti avvertono qualcosa di sinistro all’interno dell’edifico ma, per via dell’ottima acustica delle sue stanze, decidono di stabilirsi lì per registrare le nuove canzoni. Poco dopo il loro arrivo, Dave fa una terribile scoperta che lo porta, lentamente ma inesorabilmente, a cambiare. Con il passare dei giorni, l’ex batterista dei Nirvana diventa sempre più aggressivo e ossessionato con la prima canzone dell’album che, per quanto provi, non riesce a portare a termine.

Non si esagera abbastanza

Come abbiamo accennato nel paragrafo introduttivo, nonostante alcuni elementi positivi, Studio 666 non convince del tutto. Volendo concentrarsi prima sui suoi aspetti migliori, possiamo elogiare la messa in scena di McDonnell, che fa ampio uso di lunghi piani sequenza in cui la telecamera si muove fluida seguendo il ritmo della colonna sonora, utilizzata per scandire il ritmo dell’azione. Durante questi piani, per accentuare il senso di ansia e incertezza, il regista sceglie di rimanere piuttosto vicino al personaggio inquadrato, nascondendo i suoi dintorni e la direzione verso la quale si muove. La trovata è particolarmente efficace nella prima parte del film, in cui non si è ancora scoperto la natura della minaccia.

La colonna sonora è altrettanto degna di encomio: realizzato da Roy Mayorga (Tromeo & Juliet) in collaborazione con il grande regista e musicista John Carpenter (che appare anche in un breve cameo), il tappeto musicale si compone di momenti più atmosferici, che riportano alla mente l’horror degli anni Ottanta, e di passaggi più diretti, chiaramente ispirati all’Hard Rock e all’Heavy Metal. Questi ultimi sono destinati alle scene più splatter, dove contribuiscono all’accelerazione del ritmo narrativo.

Proprio nelle scene in cui la violenza è protagonista è possibile individuare uno degli aspetti peggiori di Studio 666: la pessima realizzazione degli effetti speciali. Fatta eccezione per il massacro presente nella prima scena, i trucchi tecnici e prostatici sono infatti di livello amatoriale. Si intuisce che l’intenzione è quella di strizzare l’occhio all’estetica del B movie, ma questo non giustifica la mancanza di fantasia di questi effetti che, per rendere veramente omaggio al cinema di serie B, avrebbero dovuto essere memorabili e sopra alle righe. Inoltre, altrettanto poco ispirato è il design dei mostri, che sono tra i più dimenticabili del recente cinema di genere.

Lascia molto a desiderare anche la sceneggiatura, che si limita a strizzare l’occhio agli aspetti più assurdi della vicenda senza mai trovare il coraggio di portarli alle estreme conseguenze. In un film con questo tipo di premesse, che per di più fa riferimento alla tradizione delle produzioni a basso budget, è necessario mettere al centro della narrazione gli elementi grotteschi della vicenda e trasformare i passaggi paradossali nei veri fulcri della sceneggiatura. Non facendo questo, ma scegliendo anzi di percorrere la via narrativa più comune nell’horror contemporaneo, Studio 666 non è in grado di andare oltra al piacevole e, cosa più grave, non riesce a  costruirsi una propria identità.

Studio 666: Il rock è morto?

Studio 666 - Foo Fighters - Cinematographe.it

Nonostante le importanti mancanze di cui si è parlato, Studio 666 non è un progetto da considerarsi completamente fallito. Riesce infatti a essere abbastanza divertente, soprattutto grazie all’impegno dei Foo Fighters che si mettono in gioco e portano in scena delle divertenti caricature di loro stessi. Dave Grohl, in particolare, riesce bene nel ruolo non facile di protagonista e principale villain. La visione del lungometraggio farà sicuramente contenti i fan della band e strapperà un sorriso anche al resto del pubblico, che però potrebbe non essere sufficiente a giustificare il prezzo del biglietto.

La distribuzione di Studio 666 è stata curata da Nexo Digital, che ha scelto di renderlo visibile sul grande schermo per un numero esiguo di date. La pellicola sarà infatti al cinema per un’unica settimana, dal 23 al 29 giugno. Per il momento, non è stato reso noto se il film sarà successivamente disponibile in home video o su di una piattaforma di streaming.

Regia - 3
Sceneggiatura - 0.5
Fotografia - 1
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 1.5

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