Southpaw – L’ultima sfida: recensione

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Più colpi predi, più picchi duro. Solo che adesso prendi troppi colpi e non vuoi mollare. Non puoi più combattere così.

Sono le parole che l’allenatore Tick Willis (Forest Whitaker) rivolge al più volte vincitore mondiale di pesi massimi leggeri Billy “The Great” Hope (Jake Gyllenhaall). Dopo aver toccato veramente il fondo, avendo dovuto abbandonare una vita agiata fatta di belle auto, una casa regale e le sicurezze di una famiglia e di veri amici al suo fianco, il campione dovrà affrontare la tragedia che lo ha buttato nella disperazione più totale e potrà farlo soltanto con l’aiuto dell’ex pugile ed ora allenatore locale Willis. Questa è l’ultima sfida di Billy per riconquistare se stesso e chi più ama.

Southpaw- L'ultima sfida
Billy “The Great” Hope all’angolo durante l’incontro

Con la vita che picchia più forte di qualsiasi altro pugile, la redenzione di Billy “The Great” Hope in Southpaw è il percorso di colpi e ferite di un uomo incapace di placare una rabbia violenta e primordiale. La guerra di logoramento intrapresa da Billy, lasciato solo da quei cari che “come scarafaggi” sono fuggiti alla caduta della loro stella, è mossa dalla volontà di battere più di ogni altra cosa la causa del suo dolore più profondo e cercare con una nuova coscienza di rimettere insieme quei pochi pezzi di una vita che non sarà mai più la stessa.

Lo scontro lo aspetta con sole sei settimane di preparazione. Uscire dalla spirale di vizi che hanno divorato il suo spirito dopo il drammatico evento è la sfida finale del pugile per poter sopravvivere. Sul ring, con movimenti ad imitazione quasi di una danza, Billy Hope applica le tecniche che Willis si è impegnato ad insegnargli: momenti immortalati dai mille click delle macchine fotografiche che circondano i combattenti lesionati e il loro sudore.
Sempre all’attacco e mai in difesa, “The Great” conduce la sua esistenza come fa con il gioco, sferrando menate spinte da un istinto che solo quell’allenatore onesto ed esperto saprà ammaestrare, riuscendo a far capire che ci sono casi in cui è importante rimanere in guardia.

Billy "The Great" Hope (Jake Gyllenhaal) e il suo allenatore per l'ultima sfida Tick Willis (Forest Whitaker)
Billy “The Great” Hope (Jake Gyllenhaal) e il suo allenatore per l’ultima sfida Tick Willis (Forest Whitaker)

Interpretazioni memorabili per Forest Whitaker e Jake Gyllenhaal che, nel nuovo film del regista di Training Day Antoine Fuqua, danno una grande prova di talento ed intensità, entrando entrambi nei loro personaggi senza perderli per un attimo. Seppur le iniziali tinte dark, che se mantenute avrebbero dato al film quel tocco in più di originalità, vanno a poco a poco perdendosi con il progredire di una storia dai risvolti più ordinari e classicheggianti, Southpaw sa mantenere la sua nota feroce ed interessante, ricordando certo con retrogusto la saga di Rocky, ma comunque conquistando per la sua veemenza e il suo fervore.

Colonna portante dell’intera opera è indubbiamente un Jake Gyllenhaal, mostruoso prima di tutto per bravura e poi per stazza; attore a tutto tondo che non ha avuto bisogno di adagiarsi sul cambiamento fisico per dar vita al personaggio, usamdo così il suo corpo solo come mezzo di ulteriore sostegno in cui elevare la sua ineccepibile dote recitativa.

L’incolparsi di un uomo, l’amore di un padre, la forza di un combattente: tutto sostenuto dalle spalle scolpite di un interprete che di strada ne ha fatta e speriamo continui a farne ancora per il bene nostro e del cinema!

Sulla melodia del brano inedito del rapper Eminem Kings never die, Southpaw si chiude e colpisce, appassiona e dà la carica, perché finchè sul ring c’è Billy, c’è speranza.

Southpaw sarà al cinema dal 2 settmbre, distribuito da 01 Distribution.

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