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Lui, lei e il fascino degli outsider. Some Freaks di Ian MacAllister-McDonald è un film su quanto sia difficile essere se stessi durante l’adolescenza e sulle pressioni che subiamo – o ci auto-infliggiamo – per essere accettati dagli altri. Presentato in concorso al Giffoni Film Festival 2018, è uscito nelle sale americane già nel 2016 ed è stato distribuito in alcuni Paesi (ma non in Italia) da Netflix. Per temi e linguaggio utlizzato, Some Freaks è un film che ben si avvicina a quel filone di indagine sull’adolescenza che Netlflix propone al suo pubblico – pensiamo a titoli come 13 reasons why o The end of the F***g World – e si presta a diventare, anche in Italia, un vero e proprio fenomeno.

Some Freaks e il duro mondo delle high school americane

some freaks cinematographe

Come in 13 reasons why, Some Freaks descrive senza filtri la violenza psicologica – e non solo – che serpeggia nei corridoi delle high school americane. Sembrerebbe che negli ultimi anni l’immagine delle scuole statunitensi, regno di primi amori, competizioni sportive e scenografia privilegiata per i romanzi di formazione ultra-contemporanei, inizino a mostrare un volto decisamente più inquietante. Finalmente, dietro ai costumi da cheerleader e le divise da football, fanno capolino gli emarginati che si scrollano di dosso il manto di invisibilità imposto loro per anni e diventano i nuovi eroi.

Nel caso del racconto di Ian MacAllister-McDonald, il tormento dei personaggi supera anche la famigerata cerimonia di diploma, braccandoli fino all’età del college e dei primi passi nel mondo del lavoro. La pressione che i personaggi subiscono, anzi, porta loro a esercitarsi nell’arte della simulazione, convincendoli a vestire panni (e corpi) sempre più accettabili. I risultati, tuttavia, non saranno nè immediati nè soddisfacenti: il marchio di freaks sembra essere impresso indelebilmente nella loro pelle, tanto da precludere ogni tentativo di inserimento.

Se nelle high school gli adolescenti sono perfidi, nei college diventano addirittura atroci. Il sistema delle confraternite, per di più, alimenta una disparità incolmabile tra vincenti e perdenti, in un crescendo di cinismo che non fa ben sperare nell’età adulta. Nonostante questo fenomeno sia ben connotato come americano, non faranno fatica gli adolescenti di tutto il mondo (e gli ex adolescenti, o gli eterni adolescenti) a identificarsi nel dolore dei protagonisti e, insieme a loro, ad arrabbiarsi e a emozionarsi davanti alla tanto sudata accettazione.

Some Freaks: la bellezza della diversità

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In un mondo che ci vuole tutti uguali e regolari, la bellezza della diversità è l’oggetto della celebrazione di Some Freaks, una storia d’amore tra due ragazzi ai margini. Jill (Lily Mae Harrington) è una punk in sovrappeso e dal burrascoso passato sessuale, Matt (Thomas Mann) è un ragazzo cresciuto nella classica famiglia disfunzionale e preso di mira dai suoi compagni di classe per via di una benda che gli copre un’orbita vuota. Complice dell’incontro,  un’esercitazione di biologia e l’amicizia con Elmo (Ely Henry), nipote di Jill alle prese con le sue pulsioni omosessuali e la diffidenza che scatenano. Nessuno dei tre ha quello che si potrebbe definire un look vincente, anzi: i loro difetti fisici sono fonte di una sofferenza che  affrontano in tre maniere completamente diverse. Se Matt agisce con rabbia allo scherno dei compagni, Jill si chiude in un costante e distaccato sarcasmo. Nel frattempo, Elmo si rifugia nell’immaginazione e in una vorace fantasia sessuale nei confronti del ragazzo dei suoi sogni.

Eppure, pur con una benda o qualche chilo di troppo, i due ragazzi trovano la forza di sostenersi l’un l’altra, facendo muro contro il mondo e imparando a difendersi. La relazione che nasce fra i due crea un universo a parte in cui non esistono canoni o giudizi e ci si può amare e desiderare per come si è. Un’esperienza così forte, un amore così assoluto da spingere i due a lavorare su loro stessi e sulle loro tanto derise imperfezioni, affrontando – infine – le conseguenze di questa trasformazione sulla loro relazione.

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Man mano che si procede con la storia, si scopre gradualmente che ogni personaggio su cui il regista sofferma la sua attenzione ha una propria individualità e che la completa omologazione altro non è che una necessità illusoria giovanile e che anche coloro che fanno parte di quella fetta di società privilegiata, accettata ed esaltata, nascondono una peculiare fragilità. Some Freaks, attraverso il racconto di quanto accade ai protagonisti e alla delicata descrizione dei sentimenti e della percezione di sé, parla a tutto il pubblico di una delle fasi più complesse della vita umana.

Some Freaks: raccontare l’adolescenza

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Siamo in un periodo in cui il trend cinematografico rivolge uno sguardo molto ispirato all’adolescenza e alle dinamiche interiori che costruiscono l’identità degli young adults. Se negli anni Ottanta e Novanta, i ragazzini erano protagonisti di avventure fantastiche in cui dimostrano tutto il loro coraggio – basti pensare a cult come I Goonies o al loro revival di Stranger Things – negli anni Duemiladieci si affrontano pericoli più quotidiani, ma non meno importanti. Siamo pronti, come pubblico, a fare i conti con le nuove generazioni e con l’abbattimento dei tabù sulla loro vita sessuale e sociale. Film come Some Freaks agiscono, dunque, su un doppio livello e parlano sia ai ragazzi, raccontando con cruda onestà le loro problematiche, sia agli adulti per guidarli verso una lettura veritiera di quanto li circonda, al di là della nostalgia e delle proiezioni.

La performance dei protagonisti e, non solo, anche degli attori che hanno dato corpo ai personaggi secondari, è davvero toccante. Si avverte la forte vicinanza della semi-esordiente Lily Mae Harrington al suo personaggio, per cui ha dovuto sottoporsi realmente a una dieta che le ha fatto perdere diversi chili. La ragazza viene dal mondo dei reality americani, dove si è costruita un suo seguito su un personaggio scontroso e polemico: nel film accetta l’idea di raccontarsi in maniera più aperta e – paradossalmente – nella finzione trova la chiave per una comunicazione autentica e incoraggiante. Nota di merito va anche alla regia, in senso stretto: l’uso di camera a spalla restituisce un’estetica quasi documentaristica che contribuisce a creare quel senso di intimità e vicinanza tra personaggi e pubblico.

Nota: È stato importante osservare la reazione del pubblico al Giffoni, composto da ragazzi della stessa età (su per giù) dei protagonisti. Molti di loro si sono sentiti violati nella loro intimità, altri hanno subito sviluppato un processo di identificazione. C’è stato chi ha protestato sul finale, chi ha apprezzato la tecnica e le musiche scelte per accompagnare la storia di Matt e Jill. Some Freaks non è un film che lascerà indifferenti, questo è sicuro.