voto del pubblico 5.0/5
voto finale 3.3/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Distribuito in sala dal 1° settembre e diretto da Destin Daniel Cretton, Shang-Chi e la Leggenda dei dieci Anelli è il film che lancia davvero la quarta fase MCU. Anticipato da Black Widow, che però andava ad ampliare la linea narrativa precedente al Blip di Thanos, questo stand alone è dedicato a un eroe non molto noto dell’universo Marvel, ma di cui si sentiva il bisogno, in un’ottica di mercato e di rappresentazione multiculturale. Il regista costruisce la storia attingendo ai topos della cinematografia orientale, mixando stili e immaginari e regala al pubblico un’opera divertente, abbastanza scorrevole, con ottime scene d’azione e una buona linea comica secondaria. Conflitto, scoperta di sé e l’immancabile cammino dell’Eroe fanno parte di questo film piuttosto classico nella forma, ma che ben si inserisce in un più ampio quadro disegnato dalla Casa delle idee.

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Shang-Chi, tra wuxapian e gongfu

Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli -cinematographe.it

Con un’ampia introduzione (recitata in lingua cinese), Cretton mostra le origini del protagonista, frutto di un amore proibito tra un’abitante del villaggio magico di Ta Lo, Jian Li (Fala Chen) e il detentore millenario dei Dieci Anelli Wenwu (Tony Chiu-Wai Leung). Come in altre leggendarie biografie, dunque, il protagonista è figlio di due culture e porta con sé un’importante eredità magica. Per motivi che si scopriranno nel corso del film, però, si ritroverà Shang-Chi adulto (Simu Liu) che si mantiene come parcheggiatore negli Stati Uniti in compagnia della migliore amica Katy (Awkwafina). Una misteriosa cartolina (e un attacco combinato su un autobus) porterà i due amici a San Francisco, alla ricerca della sorella minore di Shang-Chi, Xialing (Meng’er Zhang) nel frattempo diventata capo di un impero basato sui combattimenti clandestini.

Una trama abbastanza semplice, che si presta però come cornice di una ricca azione e di scene altamente suggestive, in cui la componente fiabesca si inserisce in maniera credibile e organica al racconto. Quello che funziona particolarmente in Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli è in effetti proprio questa suo riprendere generi familiari alla cultura asiatica e riproporli al pubblico in chiave supereroistica, aggiungendo un prezioso tassello al gruppo dei Vendicatori che sta andando verso una nuova formazione.

Ottime coreografie d’azione e un immaginario suggestivo

Shang-Chi, cinematographe.it

Avvalendosi di un cast più che preparato e di una serie di maestranze tecniche all’altezza della qualità Marvel, Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli regala diversi momenti adrenalinici, con lunghe (ma non noiose) sequenze d’azione, in cui location e ritmo sono orchestrati con gran stile. Su tutte, il combattimento sull’autobus che rivela Shang-Chi al mondo come campione di arti marziali, in grado di difendersi (e di difendere) da un gruppo di sicari addestrati per uccidere – tra cui Razor Fist, un gigante con una lama al posto del braccio interpretato da Florian Munteanu. Questa sequenza, un omaggio al film gonfu con Jackie Chan Terremoto nel Bronx, vale da sola l’intero film ed è un’ottima sintesi che rivela quello che sarà il tono successivo. Una coreografia (opera di Andy Cheng, ex collaboratore – appunto – di Jackie Chan) che naturalmente si basa sulla tradizione delle arti marziali, ma anche resa “inteleggibile” da un pubblico occidentale, una serie di gag molto riuscite, una buona tensione data dal triangolo tra “villain-eroe-spalla comica” e la componente contemporanea, data dalla diretta social che registra l’evento.

Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli è, in effetti, un compendio di cultura asiatica, sia nella sua variante statunitense, sia nelle sue tradizioni più pure con una seconda parte prevalentemente ambientata nel villaggio materno, il cui ruolo negli equilibri del mondo diventerà chiaro nel corso del film. Non solo: tutta la storia è disseminata di piccole riflessioni sugli stereotipi schiaccianti della comunità asiatica, come un’ambizione spersonalizzante dei ragazzi e delle ragazze di seconda generazione votati all’eccellenza e le famiglie tradizionali che caricano i giovani con il peso dell’aspettativa. Un mondo opprimente di regole che il protagonista rifiuta e trasforma, senza rinnegare l’eredità positiva della propria cultura. Anzi, questa sarà proprio il valore aggiunto, il dono prezioso che porterà con sé nella futura militanza nel gruppo dei Vendicatori a difesa dell’Universo.

Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli: conflitti familiari e responsabilità universali

Shang-Chi, cinematographe.it

I dieci anelli citati nel titolo sono oggetti misteriosi e antichissimi, in grado di donare un potere assoluto a chi li possiede. Sfortunatamente, il proprietario al momento dei fatti narrati nel film, è l’avido e violento padre di Shang-Chi e Xialing, Wenwu, la cui indole esplode quando la moglie viene tragicamente a mancare. Il conflitto principale del film si basa proprio su questo problematico rapporto padre-figlio. Esattamente come nei fumetti su cui si basa la storia, Wenwu vorrebbe che il figlio prendesse il suo posto nella gestione del terribile impero criminale. Esattamente come nei fumetti, Shang-Chi ha un “cuore nobile di drago”, che rifiuta del tutto questo ingrato compito. Tuttavia diventa presto chiaro che scappare non è sufficiente e che per risolvere realmente questo conflitto i due uomini dovranno affrontarsi. Trattandosi di esseri straordinari, questo tête-à-tête coinvolge due eserciti, due creature mostruose, un innumerevole stormo di demoni e mette in crisi le sorti di tutta la Terra.

D’altra parte i personaggi si muovono in un mondo in cui “metà della popolazione potrebbe sparire da un momento all’altro” (un riferimento preciso al Blip della Fase Tre), quindi la componente soprannaturale è in qualche modo già parte della mentalità comune. Il personaggio di Shang-Chi però emerge solo in questa fase, quando il suo dramma privato si intreccia al destino collettivo e un enorme potere inevitabilmente lo porterà verso le sue enormi responsabilità. Anche qui, un plauso alla grande capacità di pianificazione e all’importante lavoro del MCU (e di Kevin Feige) nel rendere decine di film armonici e coerenti, senza cadere in seccanti contraddizioni di trama. Proprio in questo senso è da intendere il rimando nel corso del film a Iron Man 3 e al suo villain, ma anche la presenza di personaggi secondari che funzionano da raccordo e ricordano che si tratta sempre dello stesso universo, anche se si raccontano storie apparentemente lontane.

Qualche trascurabile sbavatura registica e un approccio non sempre innovativo, ma rodato e funzionante, una buona colonna sonora e un uso dosato e acuto del tono epico e della componente comica rendono Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli un altro strike del MCU, che sembra aver imparato alla perfezione la formula esatta del buon film di intrattenimento. Un’uscita di fine estate, che ben prepara a film più attesi previsti per l’inverno, tra Multiversi e Eterni.