voto del pubblico N/A
voto finale 2.8/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Presentata al Roma FF16, in collaborazione con Alice nella Città – la sezione indipendente e parallela del festival – Lamb è l’opera prima del regista Valdimar Jóhannsson, proiettata fuori concorso al Festival di Cannes 2021. Scritta in collaborazione con il poeta islandese Sjón, la sceneggiatura di Lamb è ipnotica, destabilizzante, originale.
Con un cast contenuto, composto da Noomi Rapace, Hilmir Snær Guðnason, Björn Hlynur Haraldsson e Ingvar Sigurðsson, il film segue le vicende di una coppia che dopo la dolorosa perdita della prima figlia, ritrova la complicità coniugale grazie ad un evento soprannaturale. Nell’allevamento che gestiscono in Islanda, una pecora partorisce un ibrido tra un animale e una bambina. Nel contesto straniante e oppressivo di una casa isolata dal resto del mondo, si consuma l’atavica contrapposizione tra uomo e una natura violenta che tenterà in ogni modo di ristabilire l’ordine.

Noomi Rapace è Maria in Lamb, l’horror sovrannaturale di Valdimar Jóhannsson

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Maria (Noomi Rapace) e Ingvar (Hilmir Snær Guðnason) vivono isolatamente in una fattoria dell’Islanda, ai piedi della montagna. L’esistenza procede silenziosa, scandita dal rumore del trattore e dai versi degli animali allevati. La coppia, profondamente distante dopo la perdita della prima figlia, sembra vivere in armonia con la natura, occupandosi dei suoi “figli” e rispettando la sua terra. La tragedia sembra essere riscattata quando la coppia adotta l’ibrido animale-umano, partorito da una delle loro pecore. La piccola Ada ha il corpo di bimba e testa di agnello, è vivace, curiosa e legata ai genitori adottivi anche se continua a percepire un legame con una madre biologica sempre più minacciosa. Nel tentativo di trattenere indefinitamente la ritrovata armonia, Maria e Ingvar investono la piccola di amore, cure continue, apprensione, con una naturalezza capace di convertire anche la più cinica delle resistenze, qui interpretata da Pétur, il fratello di Ingvar.

Un horror in piena luce, sulla scia di Midsommar

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Con una declinazione inedita del mito folkloristico, Lamb di Valdimar Jóhannsson sembra richiamare le atmosfere di Midsommarhorror in piena luce a cui somiglia per l’ambientazione bucolica, la presenza asfissiante del mito e il conflitto tra volontà umana e disegno divino – e Hereditary, per la costruzione della tensione nelle dinamiche familiari, inizialmente solo accennate. Il lungometraggio evoca tra le tematiche cardinali la maternità e la fertilità, concentrate nell’evoluzione di un personaggio principale – Maria, madre di tutte le madri   impiegato in un confronto vitale con una natura avversa, ostile, vendicativa. L

a colonna sonora, tra cui spicca una splendida, coerente God Only Knows dei Beach Boys, prosegue per lo più sottolineata da note gravi, pregnanti, elettroniche che nella pellicola hanno come unico compito quello di introdurre e spiegare i passaggi onirici in apparenza oscuri. La regia di Jóhannsson, dietro l’aura emulativa di Kauffman e Aster, è un esempio perfetto di onniscienza: lo spettatore è estromesso dalla comprensione, tenuto volutamente a distanza con l’idea di renderlo un esemplare a-giudicante nello scontro tra umano e sovrannaturale. A costringere la sospensione della realtà, è l’esperienza immersiva resa possibile dalla fotografia di Eli Arenson, con la sua scala di grigi e azzurri che tratteggiano e scavano la fisionomia dei protagonisti, destabilizzati da visioni oniriche conturbanti ed emblema della più profana resistenza all’ordine cosmico naturale. Un film la cui cifra innovativa stenta a decollare, soffocata da un comparto tecnico soverchiante, ma che nell’esegesi biblica della sua realtà rilascia lentamente la curiosità necessaria a spingersi oltre l’apparente grigiore emotivo. 

Lamb è al cinema da marzo 2022, distribuito in Italia da Wanted Cinema.