Robots: recensione del film con Shailene Woodley e Jack Whitehall

Il film tratto dal racconto di Robert Sheckley, Il robot che sembrava me, è disponibile su Prime Video dal 17 luglio 2023.

Il tema del doppio si sviluppa in un ipotetico futuro prossimo, impressionato dallo sviluppo tecnologico e dalla riproducibilità del reale; con Robots i due interpreti Shailene Woodley (La vita segreta di una teenager americana, Divergent) e Jack Whitehall (Fresh Meat, Mother’s Day) sono protagonisti di un racconto che travalica i generi, scoprendosi punto d’unione tra la commedia romantica, la science fiction (sci-fi) e il road movie a sfondo criminale. Il film, da poco disponibile su Prime Video, è diretto dal regista danese Casper Christensen (Klovn, Aloha!) e da Anthony Hines, sceneggiatore di Brüno e Borat – Seguito di film cinema, che hanno scritto la sceneggiatura partendo dalla storia pubblicata nel 1978 da Robert Sheckley, Il robot che sembrava me.

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Robots: l’amore ai tempi della robotica

Robots cinematographe.it

2032, New Mexico: in un’epoca in cui la robotica si è ormai superata, riuscendo a sostituire l’uomo nello svolgimento delle mansioni più comuni, tanto da permettere l’erezione di un muro al confine con il Messico per impedire unilateralmente l’immigrazione, Elaine e Charles, contravvenendo alle leggi in vigore, si servono di due entità tecnologiche altamente sviluppate, che ne replicano perfettamente le fattezze, fungendo da veri e propri alter ego dei protagonisti. Se da una parte il dissoluto Charles (Jack Whitehall) è continuamente alla ricerca di facili conquiste e sfrutta C2, suo doppelgänger robotico, per dedicarsi unicamente al sesso e ad un esistenza essenzialmente frivola, dall’altra Elaine (Shailene Woodley), viziata e senza scrupoli, fa uso di E2 per permettersi uno stile di vita lussuoso, garantito dalle attenzioni, principalmente economiche, dei suoi numerosi pretendenti. La chiave di volta si presenta nel momento in cui i due prodigi dello sviluppo tecnologico si incontrano e si invaghiscono in breve tempo l’uno dell’altra, sviluppando una consapevolezza sempre maggiore ed una propria coscienza in grado di mettere in serio pericolo l’incolumità dei due protagonisti e di stravolgerne le corrotte abitudini, per poi costringerli a fuggire in seguito a minacce ben poco velate.

Eccessiva leggerezza su tematiche attuali

Shailene Woodley e Jack Whitehall cinematographe.it

Pur partendo da uno spunto estremamente interessante, soprattutto se considerato in relazione all’anno (1978) in cui Robert Sheckley pubblicò il proprio racconto, incredibilmente attuale poiché precursore di futuro che sembra essere ormai alle porte, la pellicola realizzata da Christensen e Hines sembra perdersi nel suo tentativo di alleggerire i toni di una trama che sottende, in maniera non troppo implicita, tematiche stringenti ed allarmanti come il rapido accelerare dello sviluppo robotico, accompagnato da una perdita identitaria che rischia di assottigliare la personalità dell’essere umano, fino a farla quasi scomparire. Il doppio funge da pretesto per analizzare l’affermarsi dell’immagine a discapito dell’essere, ma viene troppo spesso trattato come una parodica rappresentazione di una realtà alienante e distorcente, troppo esasperata per poter essere presa sul serio.

Altro elemento di difficile interpretazione, utilizzato in funzione drammaturgica per meglio esplicare un finale altrimenti insensato, riguarda il discorso politico e la presenza del muro che divide il Messico dagli Stati Uniti: l’incipit del film, che ne mostra l’inaugurazione, appare come estremamente caricaturale, e non viene mai approfondito ma lasciato lì come mera contestualizzazione.

Robots: valutazione e conclusione

Se quindi l’idea originaria sembrava essere valida, quasi rivoluzionaria, e perfettamente adattabile per lo schermo, va imputata ai due registi e sceneggiatori la colpa per non aver saputo sfruttare un’opera di partenza dall’altissimo potenziale. Il comparto espositivo viene, però, in parte salvato dal soggetto che ne ha permesso la realizzazione e la parte più specificatamente scenografica e fotografica riesce a dare una discreta, anche se non impeccabile, credibilità estetica, che accompagna costantemente i due protagonisti; per quanto riguarda il loro apporto, mentre Shailene Woodley riesce a dare una certa profondità al proprio ruolo, dimostrandosi ancora una volta una delle attrici più interessanti della propria generazione, Jack Whitehall si conferma essere più credibile come comico e presentatore piuttosto che come interprete. Robots è quindi un film che, forse per volontà, non si sforza di superarsi ma che si accontenta di un tocco leggero, lasciando a noi il compito di una riflessione più approfondita e critica della questione.

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Regia - 2
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 2.5
Recitazione - 2.5
Sonoro - 1.5
Emozione - 2

2.2