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A due anni di distanza da Non ci resta che il crimine, torna al cinema il trio composto da Marco Giallini, Alessandro Gassmann e Gianmarco Tognazzi. I tre attori romani si riuniscono sotto la regia di Massimiliano Bruno per il sequel Ritorno al crimine che permette al pubblico di conoscere cosa combinano i tre protagonisti dopo essere riusciti, nel primo film, a tornare nel presente dopo aver trascorso un periodo di tempo nel passato. Il lungometraggio del 2019 ha preso per mano gli spettatori e li ha resi protagonisti di un viaggio nel tempo, portandoli nella Roma del 1982, dove regnava l’euforia per la marcia trionfante dell’Italia ai mondiali di calcio e la capitale faceva da scenario alle malefatte della Banda della Magliana. Adesso che sono tornati ai giorni nostri, però, i tre scoprono di essere stati seguiti da Renatino (Edoardo Leo), il capo della Banda che pretende di riavere indietro il suo tesoro. Il cliffhanger con cui si è concluso il primo film, dunque, ha fatto sì che per due anni il pubblico attendesse con curiosità l’uscita del sequel che, dopo una serie di rinvii forzati, è avvenuta direttamente su Sky Cinema il 12 luglio.

Ritorno al crimine, il trio Giallini-Gassmann-Tognazzi ci prende gusto e torna di nuovo nel passato

Ritorno al crimine - Cinematographe.it

Nel nuovo film, dicevamo, i tre protagonisti sono ormai tornati nel presente. Quando scoprono che Renatino li ha seguiti, si sentono obbligati a dovergli rivelare dove tengono nascosto il tesoro della Banda della Magliana. Un imprevisto, però, costringe i tre amici ed il boss ad una tregua, perché solo in questo modo possono riuscire entrambi a riavere indietro ciò che desiderano. Quel “ritorno al crimine” a cui fa riferimento il titolo riguarda proprio l’esigenza di dover fare di nuovo un viaggio nel passato, questa volta in maniera intenzionale per risolvere un guaio combinato nel presente.

A differenza del primo film, Ritorno al crimine si sviluppa attraverso due linee temporali che mettono costantemente a paragone l’Italia del passato e quella del presente. Giuseppe, Moreno e Sabastiano sanno già cosa aspettarsi, avendo vissuto quel passato in cui tornano, mentre Renatino appare completamente a disagio di fronte ad un futuro che risulta ben diverso da quello che avrebbe mai potuto immaginare. Questo rappresenta senza dubbio uno degli aspetti più divertenti del film: esilarante, in questo senso, è la scena della festa in cui Renatino si ritrova circondato da quella che dovrebbe essere l’elite della società odierna, scoprendone usi e costumi per lui totalmente inconcepibili: influencer, selfie, sushi, tatuaggi sulla faccia e matrimoni gay sono solo alcuni degli elementi che portano il boss a sentirsi completamente fuori luogo e, soprattutto, fuori tempo.

Un cast ricco di talento che valorizza anche le gag più goffe del film

Ritorno al crimine - Cinematographe.it

Per quanto riguarda il cast, le new entry non fanno che aggiungere valore: Carlo Buccirosso è il mercante d’arte Massimo Ranieri, punto di riferimento per Renatino nel presente; Loretta Goggi risulta più che credibile mentre interpreta la versione odierna di Sabrina, la donna che nel primo film aveva il volto di Ilenia Pastorelli, seppure in questo caso non abbia un minutaggio altrettanto rilevante; Antonio Gargiulo è impeccabile come Van Gogh, il villain senza scrupoli che stravolgerà i piani dei protagonisti del film; Giulia Bevilacqua è invece Lorella, la ragazza che porterà Giuseppe, Sebastiano, Moreno, Ranieri e Renatino a diventare una squadra sempre più affiatata; Massimiliano Gallo, infine, è Gianfranco, boss del passato con cui i tre protagonisti dovranno fingere un’alleanza per raggiungere il proprio scopo primario.

Come nel caso del primo film, anche Ritorno al Crimine si presenta come un’opera ricca di citazioni che portano il pubblico a sorridere ma anche a provare un pizzico di nostalgia per ciò che l’Italia era e non è più. Certo, il Paese è stato anche in grado di lasciarsi alle spalle un gran numero di cose negative ma il paragone tra presente e passato rende evidente anche una perdita di genuinità avvenuta in maniera graduale ma costante nel corso degli anni. Il film si prende gioco della cultura pop ma anche di ciò che nell’Italia del passato e del presente faceva e fa paura, ovvero la criminalità organizzata: due anni fa era la volta di Romanzo Criminale, mentre ora ad essere scernito è l’universo di Gomorra.

Ritorno al crimine, il tassello di transizione in attesa del capitolo finale della trilogia

Ritorno al crimine - Cinematographe.it

Ritorno al crimine fa sorridere ma riesce comunque a mettere in risalto l’importanza dei valori legati alla famiglia e soprattutto all’amicizia. I tre protagonisti non sono più presi alla sprovvista, la loro paura iniziale lascia spazio alla spavalderia ed i viaggi nel tempo diventano un mezzo per ottenere ciò che vogliono o di cui hanno bisogno. Un’ora e mezza di puro intrattenimento, in cui il talento degli attori schierati in campo la fa da padrona e rende ancora più avvincenti le continue gag che prendono vita scena dopo scena, valorizzate ulteriormente dai numerosi camei di personaggi del passato e del presente. Un’opera che omaggia il cinema del passato, italiano ed internazionale, unendo il genere thriller all’heist movie e alla commedia. Come suggerisce il titolo del film, dopo Non ci resta che piangere è la volta del tributo a Ritorno al futuro ma anche a Terminator e quindi alla narrazione cinematografica in cui un viaggio nel tempo permette di modificare una linea temporale nel modo più conveniente.

Un film, Ritorno al crimine, che risulta coerente con il progetto generale messo in piedi da Massimiliano Bruno che conferma ancora una volta la qualità del suo stile come regista ma anche come sceneggiatore, affiancato questa volta da Alessandro Aronadio, Andrea Bassi e Renato Sannio. Non viene aggiunto molto al primo film ma Ritorno al crimine riesce comunque bene a ricoprire il ruolo di tassello transitorio tra il primo ed il terzo capitolo della trilogia, le cui riprese sono state già effettuate. Si intitolerà Finché c’è crimine c’è speranza, altro omaggio al cinema italiano del passato (Finché c’è guerra c’è speranza del 1974, diretto ed interpretato da Alberto Sordi) e punta a chiudere in bellezza un progetto ambizioso ed una storia che continua ad appassionare il pubblico, pronto ad un nuovo viaggio nel tempo, questa volta in un passato ancora più lontano.