Roma FF11 – Ritmo Sbilenco – Un filmino su Elio e le storie tese: recensione

La musica difficile è spesso considerata brutta a ragion veduta, specie se eseguita da persone arcigne e supponenti. Ma è sufficiente ascoltarla suonata in allegria da brava gente, magari sorbendo un buon vino in cartone al calice, per apprezzarla nella sua sostanza di ritmo sbilenco e simpatia contagiosa. Viva il progressive! Abbasso il regressive!”  

Ritmo Sbilenco: il documentario di Mattia Colombo per raccontare Elio e le storie tese

Bastano – forse – queste “massime” pseudo-filosofiche riprese dal celeberrimo testo, per farsi un’idea – per chi non li conoscesse – della concezione di “fare musica” per la storica band di Elio e le storie tese

Una “biopsia” documentaristica; “addentrarsi” verso una delle band musicali italiane  più popolari e più apprezzate di sempre. Mattia Colombo ha presentato all’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma il suo documentario ovvero Ritmo Sbilenco – Un filmino su Elio e le storie tese…. Storica band musicale “capeggiata” da Stefano Belisari – in arte Elio – che ha saputo negli anni far divertire ed intrattenere, grazie a quel timbro macchiettista inconfondibile. Attraverso concerti, esilaranti e video musicali decisamente fuori dal comune,  la band ha avuto una certa influenza su una determinata generazione – principalmente quella degli anni ’90  – raccogliendo successi in quasi trent’anni di carriera.

Il film svela il lato nascosto, quello non illuminato dalle telecamere, di una delle band più rilevanti nel panorama musicale italiano; lontano da un reportage musicale, distaccato da un banale lavoro costruito su materiali d’archivio, il documentario presenta un’istantanea di quello che oggigiorno sono Elio e le storie tese, dopo quasi trent’anni di carriera. Dalla partecipazione al festival di Sanremo ai tour nei più grandi palazzetti dello sport .

Ritmo Sbilenco ha un’andatura particolare, dissimile dal concetto standard di documentario; tutto quello che viene raccontato appare come   un punto di vista totalmente rovesciato, focalizzando non il lato artistico, ma il lato prettamente umano dei componenti della band.

La particolarità di questo lavoro di Mattia Colombo è il voler regalare al pubblico spettatore una “linea diretta” con il complesso artistico, creando una sorta di confidenzialità attraverso il grande schermo. Ovviamente questo documentario ha l’aggravante – se può essere definita tale – di essere un lavoro assolutamente omologato; Ritmo Sbilenco infatti funge come prodotto godibile esclusivamente per gli estimatori della band in questione.

Girato in DCP – formato aperto – Ritmo Sbilenco si dissocia da ogni forma di spettacolarizzazione coreografica, anzi preferisce mostrare un lato più semplice di questa bislacca band, che da anni ha sempre fatto parlare di se per la sua sferzante ironia. Niente sofisticatezza dunque, ma soltanto un “tuffo” nel “lato oscuro” – quindi privato – del gruppo capeggiato da Belisari. Ritmo Sbilenco diverte  con semplicità, intrattiene per poco più di un’ora chi lo sta a guardare senza pressione. Un documentario leggero, che non ha pretese – ci mancherebbe – se non quella di “normalizzare” la band.

Ritmo Sbilenco è quanto di meglio un accanito fan di Elio e le storie tese poteva mai augurarsi. L’intento di Mattia Colombo  – percepibile vedendo il documentario – è quello di aggraziare il “clan” e mostrarlo nelle “sue forme naturali” – anche contestabili (!?) – in video. Un invito a nozze per il gruppo Elio e le storie tese, da sempre propenso a questo genere di lavori.

Ritmo Sbilenco è un documentario diretto da Mattia Colombo. Nel cast Elio e le storie tese.

Regia - 2.5
Fotografia - 2
Sonoro - 2.5
Emozione - 3

2.5