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Restiamo amici è una sgangherata commedia su un trio di amici quarantenni ancora scapestrati e del tutto frivoli, lanciati verso l’obiettivo di un piano di truffa che mostrerà, una dopo l’altra e come da copione, tutte le difficoltà e ostilità del caso.

Alessandro (Michele Riondino) ha quarant’anni, fa il pediatra, ed è vedovo da sette primavere. Ha un figlio con cui ha legato in misura sempre maggiore dopo la morte della compagna. Un giorno, inaspettatamente, Alessandro riceve la telefonata dal Brasile di un vecchio amico (Gigi, ovvero Alessandro Roja) che è in fin di vita, e gli chiede un ultimo “favore”. Ci sarebbero un testamento e dei soldi da recuperare ma per farlo tocca ‘aggirare’ qualche regola. Un’impresa un (bel) po’ azzardata che infine coinvolgerà anche un loro terzo amico (Leo, interpretato da Libero de Rienzo), ma – come da copione – le cose non andranno esattamente secondo lo schema.

Restiamo amici: tra lancinante immaturità e vuoto dei valori

Tratto dall’omonimo romanzo di Bruno Burbi, Restiamo amici è il classico esempio di film che deraglia tanto dal binario della forma quanto da quello dei contenuti. Su un soggetto esile e di base anche poco originale, ovvero l’idea rocambolesca di una truffa con la quale fare quattrini facili da spartire tra vecchi amici, una sceneggiatura mai all’altezza e infarcita di dialoghi di una naïveté al limite del ridicolo (“Sei vecchio, non ti vergogni…” detto da un buttafuori al protagonista Alessandro all’ingresso di un locale con una clientela orientativamente più giovane) che rendono ogni tentativo di recitazione maldestro e stentato, e l’aggravante di un doppiaggio davvero poco funzionale che su un film italiano appare sempre fuori luogo, il film di Antonello Grimaldi gioca davvero male tutte le sue carte.

Anche se il vero problema di Restiamo amici poi giace proprio nel tentativo del tutto fallimentare di sviscerare i suoi contenuti. All’interno di uno schema tutto al maschile che diventa ben presto maschilismo sfrenato e dove l’uomo ha tutto lo spazio di manovra concesso dall’assenza ponderale della donna (deceduta, prostituta, “ranocchietta” o bambolina da esibire), e che viene utilizzata all’occorrenza solo come mezzo per il raggiungimento dei fini maschili, il film di Grimaldi viaggia lungo una linea di superficialità a dir poco destabilizzante, senza mai centrare o sfiorare una riflessione più profonda su quell’amicizia – e valore amicale – cui si accenna anche nel titolo. Nella bizzarria eclettica di questo trio di quarantenni ancora scapestrati e in grado di trascorrere le loro giornate tra bravate e furberie, a emergere è infatti solo la malinconia di una realtà vacua in cui contano il numero di ragazze “castigate” ai tempi del liceo e gli zeri del conto in banca ottenuti (possibilmente) in maniera truffaldina.

Restiamo amici cinematographe.it

A conti fatti, poteva essere una commedia scanzonata sulla crisi di mezza età o una fotografia più nostalgica dell’uomo che fatica a diventare adulto, ma – di fatto – Restiamo amici non è né l’uno né l’altro perché fallisce anche nell’obiettivo di individuare il suo registro di riferimento. E allora ciò che doveva essere in qualche modo toccante diventa presto banale o paradossalmente ironico, sacrificando anche le potenzialità di un cast (Michele Riondino, Alessandro Roja, Violante Placido, Libero de Rienzo, Ivano Marescotti) che aveva dalla sua sicuramente un buon margine di espressività. E, infine, anche la bella fotografia finale di un gruppo di amici ancora insieme, al netto del tempo che passa e delle disavventure condivise, non porta con sé alcun peso specifico, ma solo una ventata di triste immaturità e sensibile vuoto dei valori.

Restiamo amici arriva al cinema il 4 luglio distribuito da 01 Distribution.

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