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Ve lo ricordate il dolce Remi? Il protagonista di tante avventure (e sfortune) televisive, nato dalla penna dello scrittore Hector Malot ed incontrato per la prima volta nel libro Senza Famiglia del 1878, giunge al cinema nella sua versione non più animata per raccontare del viaggio che il piccoletto deve compiere per ritornare alla sua casa d’origine. Ad occuparsi dell’adattamento del film per il grande schermo ci ha pensato il regista Antoine Blossier che, passando per il genere horror con Prey (Proie) nel 2010 e attraversando la commedia con The Grad Job (À toute épreuve) nel 2014, approda con il suo ultimo lavoro su di un terreno non ancora esplorato, ma già noto ai fruitori di cinema.

È infatti nel racconto in stile epopea personale che Blossier va iscrivendosi con il suo nuovo Remi, la narrazione di un percorso disseminato di ostacoli e l’avvicendarsi di situazioni che porteranno poi finalmente il proprio protagonista a casa. Ed è verso quest’ultima che il film – e il suo protagonista – tendono, soffermandosi su ogni tappa necessaria che lo porterà sempre più vicini al lieto fine.

Remi – Dal libro, alla tv fino al cinemaremi cinematographe

A Remi (Maleaume Paquin) piace stare in compagnia insieme alla sua mamma e a Rosetta, la loro mucca nonché unica vera amica che il bambino ha. Ma quando il padre subirà un incidente e sarà costretto a tornare a casa, non solo la famiglia di Remi dovrà vendere l’animale, ma dovrà liberarsi anche del bambino. Perché Remi non è loro figlio, come la signora Barberin (Ludivine Sagnier) gli ha fatto credere. Ci penserà un artista di strada (Daniel Auteuil) a prendere sotto la sua protezione Remi, a patto che lui cominci a cantare per il pubblico.

Quella di Remi non è certo la storia più semplice del mondo e, fin da subito, l’opera di Antoine Blossier ce ne mostra le difficoltà. La vendita dell’affezionata mucca, l’allontanamento forzato da quelle che per undici anni aveva considerato le proprie radici. Ma per ogni avversità c’è un inizio migliore ed è con questa cadenza regolare che va formandosi il film Remi, che non risparmia le innumerevoli perdite che hanno segnato la via fino a casa del suo protagonista e che lo hanno condotto alla verità.

In fondo, quello che il film compie, è il ricalcare ciò che tanti ragazzini – ora diventati adulti – hanno vissuto con Remi – Le sue avventure, serie televisiva anime realizzata con la produzione dello studio Tokyo Movie Shinsha e andata per la prima volta in onda nell’ottobre del 1977. Soltanto che, invece della possibilità di poter diluire il contenuto per un numero di puntate, l’operato del regista francese deve attenersi ai tempi cinematografici, condensando dunque tutte le sventure che il piccolo deve attraversare, non perdendo mai la propria candidezza.

Remi – La genuinità di un protagonista e del suo filmremi cinematographe

Immerso in paesaggi che sembrano cartoline, il film è genuino come l’animo del suo personaggio centrale, pieno di buon cuore e pronto ad offrirsi al pubblico con la stessa bontà con cui la voce di Remi conquista il suo maestro e i suoi spettatori. Una placida gaiezza che non permette alla pellicola di eccedere in tristezza nonostante gli eventi e che si espande come una melodia per tutto il film.

Con una cura lodabile per i costumi di Agnès Beziers e una regia non necessariamente scontata per questo tipo di prodotto – aiutata anche dalla portata di alcuni luoghi -, Remi ha il calore di un passato che viene raccontato davanti ad un camino caldo, nel piacere di condividere la propria storia.

Remi è in uscita nelle sale italiane dal 7 febbraio 2019 con 01 Distribution.

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