voto del pubblico 5.0/5
voto finale 2.2/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Nella trentottesima edizione del Torino Film Festival Regina, lungometraggio d’esordio di Alessandro Grande, è l’unico film italiano in concorso. Una regia, quella di Alessandro, che già nel 2018 si era distinta con il cortometraggio Bismillah, premiato con un David di Donatello e candidato agli Oscar 2019. La storia che il regista sceglie di portare sullo schermo è una lotta silenziosa tra le forze avverse dell’animo umano, un’inquadratura costante sulle fragilità di un’adolescenza che, nell’istinto tra bene e male, necessita di un punto di riferimento solido tanto da assicurarne il giudizio. Regina si evolve al pari dei suoi protagonisti, cresce con loro e si trasforma: nel tentativo di valicare i confini del pentimento e della colpa, materializzandone il dolore fisico e psicologico, l’esordio di Grande è in realtà una retrospettiva sulla fallibilità genitoriale, sull’incapacità di un padre di assumersi coscientemente le proprie responsabilità in un rapporto alla pari che sacrifica ogni occasione di riscatto.

Regina: il legame viscerale tra padre e figlia è un nodo all’autonomia della morale

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Luigi (Francesco Montanari) è un ex bassista che dopo la morte della moglie è costretto ad abbandonare ogni sogno artistico per dedicarsi alla famiglia. Nel tentativo di compensare chimere ormai sfumate Luigi muove i fili della carriera della figlia, prodigio del cantautorato, organizzando incontri con manager e vecchi amici dell’ambiente musicale. Amici, molto più che parenti, Luigi e Regina condividono un’esistenza fatta di gite all’aperto, musica, nuotate in piscina: lui le tinge i capelli di rosa, e lei gli fa le iniezioni per il mal di schiena. Un rapporto cristallino, ritratto nella delicatezza dell’adolescenza, che subisce una battuta d’arresto quando durante una gita in barca colpiscono un sommozzatore, ferendolo a morte. Un incidente imprevedibile, una colpa condivisa che prende forma binaria adattandosi a due temperamenti diversi: Regina, devastata dal senso di colpa, reagisce all’evento con un’improvvisa maturazione interiore, mentre il padre cede alla negligenza per dimenticare. È qui che si infiamma lo scontro generazionale, cornice entro cui la decisione di vivere il dolore in disparte si fa indispensabile per sopravvivere alle omissioni dell’altro.

Ad emergere in tutto il suo candore espressivo, nella cornice glaciale e impenetrabile della Calabria (il film è girato accanto al lago di Lorica, paese vicino a Cosenza), il volto fresco di Ginevra Francesconi (The Nest – Il Nido, R. De Feo, 2019) che si impone sullo schermo con un’emotività decisa e risolutiva. Complice anche la fortunata collisione con Francesco Montanari, qui nel ruolo del padre Luigi, che restituisce con la sua performance uno sguardo paterno e presente, smarrito e diffidente nei confronti della verità.

In Regina la sostanza paga il caro prezzo della forma

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Nel lungometraggio d’esordio Alessandro Grande maneggia con estrema, a tratti eccessiva, cautela una tematica spinosa e intricata, portando in scena personaggi volubili e fendibili sotto il vento ostile. La performance attoriale, valida per entrambi gli attori protagonisti, risente innegabilmente di una sceneggiatura poco sentita che non si preoccupa di studiare a fondo, né significativamente, l’inquietudine che anima i personaggi e le loro relazioni con il mondo esterno. I dialoghi, spesso didascalici e moralistici, sono gridati e poco interiorizzati, e si impongono con una forza chiarificatrice che priva lo spettacolo del valore del non detto.

Un’impronta televisiva, più che un taglio cinematografico, che sottrae all’opera la sua credibilità d’intenti.

Il film è disponibile sulle principali piattaforme on-demand (Sky Primafila, Google Play, I-Tunes, Rakuten, Chili, Timvision, Amazon Video Store).