Pinocchio: recensione del live action Disney diretto da Robert Zemeckis

“Quando non si vuol essere ingannato dal giuoco delle marionette, bisogna entrare senz’altro nella baracca, e non contentarsi di guardare attraverso i buchi della tenda”, scriveva il grande Balzac. Lentamente lo capisce il personaggio creato da Collodi che inizia le sue disavventure nella “baracca” di Mangiafuoco, rincorrendo il successo nell’estasi del mondo delle marionette. Il mitico burattino di legno torna a vivere nella nuova versione in live action diretta dal premio Oscar Robert Zemeckis che richiama Tom Hanks, questa volta nel ruolo di Geppetto. Pinocchio firmato da Zemeckis altro non è che un moderno remake del classico Disney degli anni Quaranta. Il suo debutto è previsto in esclusiva su Disney+ l’8 settembre 2022, in occasione del Disney+ Day 2022. Nel cast principale, accanto all’attore di Philadelphia e di Forrest Gump, ci sono la candidata all’Academy Award® Cynthia Erivo (la Fata Turchina), Kyanne Lamaya, Luke Evans (il Postiglione), Lewin Lloyd (Lucignolo) e l’italiano Giuseppe Battiston (Perfetti SconosciutiPane e Tulipani) che interpreta Mangiafuoco.

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Pinocchio: la storia di un desiderio che si avvera

La nuova rivisitazione del secondo classico Disney è diretta dal regista della saga di Ritorno al futuro che nel 1988, con Chi ha incastrato Roger Rabbit (vincitore di tre premi Oscar), si è reso protagonista di una pietra miliare della storia del cinema rivoluzionando il mondo dell’animazione; e con Forrest Gump ha ottenuto poi l’ambita statuetta per la miglior regia. Il leggendario Zemeckis ci avvicina all’azione usando la forma intermedia della figura intera in cui i personaggi acquistano predominanza sull’ambiente. Sarebbe pleonastico ripercorrere il plot di Pinocchio. Una storia di molto tempo fa, raccontata dal Grillo Parlante, che si innalza grazie alla spinta di un desiderio, quindi ci limitiamo a ripeterne gli antefatti. Nel flashback, il Grillo Parlante (o Grillo saggio) arriva in un piccolo villaggio tra le montagne ed il mare dove ha sede la bottega del falegname Geppetto. Vi entra per riscaldarsi. Lo osserva completare un burattino di legno che chiama “Pinocchio”. Poco prima di andare a dormire, Geppetto esprime – a una magica stella – il desiderio che il burattino possa diventare un bambino vero. Quella notte, mentre l’anziano e i suoi due animali domestici dormono (il pesce rosso Cleo e il gatto Figaro), la stella scende sulla terra e prende la forma di una fata che esaudisce il suo sogno. Dona anche al Grillo un aspetto più elegante e lo nomina “ad interim” guida e coscienza di Pinocchio.

Tom Hanks si mette in gioco e si cala nel sentimento intenso del desiderio del suo personaggio

Pinocchio, recensione, Cinematographe.it

Tom Hanks rimane riconoscibile ma avremmo apprezzato un trucco più marcato, dall’effetto polveroso. Incontrare così “da vicino” Mastro Geppetto sarà stata una sfida ciclopica. Non tanto per aver dovuto indossare (in modo credibile) un buffo cappuccio da notte in flanella che solo a guardarlo (beh, avete capito!), ma per aver avuto la più spavalda capacità di calarsi nel sentimento intenso del desiderio del suo personaggio strampalato: un anziano che vive da solo, in compagnia dei suoi orologi, delle sue stranezze, del suo gattino, del pesciolino e del Grillo Parlante (anche se non è specificato se fosse a conoscenza della sua presenza), finché non decide di costruirsi Pinocchio! Perciò padre di un figlio generato dal suo genio: fortemente desiderato. È difficile interpretare un iconico personaggio di un classico. Ma l’attore indubbiamente si mette in gioco: ripete a mezza voce uno o più motivi musicali e monologa/dialoga con i simpatici animali che lo attorniano. Avremmo preferito, però, che il film iniziasse in medias res dalla scena in cui, quasi trasognato, Mastro Geppetto chiede un miracolo alla “stella del desiderio”.

I personaggi prendono il sopravvento sulla scena nel “Pinocchio” di Zemeckis che è un moderno remake del classico Disney degli anni Quaranta

Pinocchio; cinematographe.it

Con un uso comunicativo delle inquadrature, Robert Zemeckis crea simmetrie. Lo sguardo fermo di chi mostra sicurezza di sé e delle proprie capacità. Tutto diretto sui personaggi. Ci avvicina alla loro altezza. Siamo di fronte a loro. Entriamo a figura intera nei frame dai toni rilassanti. Siamo al centro della scena. Il suo sguardo abbraccia spazi molteplici, illumina le più diverse angolazioni seguendo il principio fondamentale dello staging, collocando cioè nel posto giusto di volta in volta il personaggio (o l’insieme dei personaggi) che riescono a prendere perfettamente il sopravvento sulla scena. Tiene sempre ben presente i principi dell’animazione della exaggeration (esagera l’azione per renderla più realistica e interessante), e soprattutto mantiene il focus sull’appeal del soggetto: gioca costantemente con le forme e le proporzioni. La sceneggiatura firmata insieme a Chris Weitz modifica lievemente la storia. Viene introdotto, ad esempio, un personaggio totalmente inedito, non presente né nella versione originale di Collodi né nel film del 1940: il Gabbiano Sofia, che ha la voce di Lorraine Bracco e aiuta a far rincontrare Pinocchio e il suo “papà”.

Pinocchio – Gli effetti speciali di animazione sfoggiano il fascino illusorio delle apparenze in un folgorante Paese dei Balocchi

La sceneggiatura è la colonna portante, tocca il tema della “fame di fama” nel mondo moderno in cui molti pensano che il successo sia il futuro, l’illusione a cui ambire. E torna utile la morale di Pinocchio: essere persone vere nella vita non dipende da tutto quello che c’è fuori. Se la vediamo così, saremo per sempre burattini senza fili, ma pur sempre burattini. Zemeckis e Weitz non alterano tono e spirito dell’opera originale ma ne modernizzano il ritmo. Avevano preannunciato, poi, un Paese dei Balocchi impressionante. Di fatto, quel luogo inesistente è folgorante realtà sul piccolo schermo: gli effetti speciali di animazione sfoggiano tutto il fascino illusorio delle apparenze e fanno da perfetto contorno alla trama fiabesca che Zemeckis racconta in maniera magistrale unendo anche i temi del bullismo e dei social media, presentati con grande semplicità in un’opera complessivamente convincente che abbandona il finale al cuore di ciascuno: Pinocchio, diventerà o non diventerà un bambino vero?

Regia - 3
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 4
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 3

3.3