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Céline Sciamma incanta la terza giornata della Berlinale 2021 con Petite maman, un breve racconto dalla trama tanto semplice quanto potente. La piccola Nelly sta aiutando i genitori a sgomberare la casa della nonna materna, recentemente deceduta. In quella stessa casa la mamma di Nelly, Marion, ha vissuto una magnifica infanzia di cui ha sempre raccontato molto alla figlia, compresa la realizzazione e la soddisfazione di avere una bellissima casa sull’albero. Mentre i tre sono intenti a ripulire la casa, Marion esce di scena, mentre Nelly decide di esplorare i boschi intorno arrivando al luogo dove sorgeva la famosa casa sull’albero. Proprio qui, la bambina incontra una sua coetanea intenta a costruire una casetta su un albero: anche lei ha otto anni e si chiama Marion, come sua madre.

La stessa regista ha dichiarato di essere rimasta affascinata dalla storia di Petite maman per la sua semplicità e per la chiara centralità dei bambini, che restano sempre al centro dell’inquadratura, vivendo in un mondo privato delle ingerenze degli adulti. Girato in piena pandemia, il film ha assunto carattere di urgenza per dare voce ai bambini che in questo stesso periodo vivono situazioni stranianti, isolati ognuno nella propria bolla di immaginazione. Quello che accade in Petite maman è invece l’inverso, due bambine si incontrano e lentamente prendono atto del fatto di essere l’una lo specchio dell’altra, a significare una connessione profonda che un rapporto tra madre e figlia tradizionalmente narrato non avrebbe potuto probabilmente saputo rendere.

L’amicizia tra le due bambine al centro della trama di Petite maman, il nuovo film di Céline Sciamma

Petite maman - Cinematographe.it
© Lilies Films

In poco più di un’ora Céline Sciamma approccia molti temi in modo diverso, mescolandoli e rendendo loro nuova forma: il rapporto tra madre e figlia e della scoperta reciproca, il viaggio nel tempo, la creazione di opposizione tra il mondo dell’infanzia e quello dell’età adulta. Tutte queste tematiche vengono presentate al pubblico in maniera talmente organica da creare un’opera poetica, concentrata su se stessa, sospesa in un momento non precisato nello spazio e nel tempo.

Il rapporto tra Nelly e Marion, le protagoniste di Petite maman, si definisce fin da subito come amicizia, ma tra le due continua ad aleggiare una divisione dei ruoli tangibile, in cui una resta la padrona di casa, colei che conosce e che si muove con sicurezza e cognizione di causa in quei luoghi, mentre l’altra si lascia guidare in questo percorso di scoperta e di conoscenza. In questo film, Sciamma riprende quella stessa delicatezza utilizzata in opere come La mia vita da zucchina (di cui è co-sceneggiatrice) e ne approfitta per creare un’opera poetica e sospesa, universale e delicata, che mette al centro il tenero rapporto femminile che lega madre e figlia, ed entrambe alla nonna di Nelly.

Il fulcro della narrazione è l’amicizia tra le due bambine, che si divertono a scoprirsi a vicenda e che giocano immaginandosi calate in situazioni surreali e influenzandosi reciprocamente nel rapporto che poi costruiscono rispettivamente Nelly con il padre e Marion con la madre. Nell’economia della storia la figura paterna resta come ultimo baluardo del mondo reale, un’unica connessione con la vita quotidiana che permetterà alla famiglia di Nelly di tornare nel loro luogo di origine. Al polo opposto si trova la madre di Marion, mentre le due amiche riescono finalmente a costruire la capanna tanto anelata, che Marion aveva tanto fortemente voluto e che Nelly si presta ben volentieri a realizzare con lei.