Cellulari: la scatola nera del nostro presente. Chiamate, messaggi, applicazioni, immagini, video, tutto un mondo racchiuso dentro una sim. Il nostro mondo. Un mondo che oltre alle chiamate, i messaggi, le applicazioni, le immagini e i video fonda la sua esistenza soprattutto su molteplici segreti. I nostri segreti.
Ritrovatosi insieme per passare una semplice cena informale, un gruppo di amici uniti da un affetto che lega alcuni fin dall’infanzia, si ritrova nel bel mezzo di un gioco emotivamente pericoloso. Nato dall’inaspettata idea della padrona di casa Eva (Kasia Smutniak), le regole del passatempo implicano l’assoluta trasparenza su ogni chiamata o messaggio ricevuto durante la serata, segnali che diventeranno rivelatori di altre vite tenute nascoste. Le verità scalfiranno i simulacri innalzati dagli amici e dai rispettivi coniugi, un oggetto, il solo cellulare, che come il vaso di Pandora si schiuderà lasciando allo scoperto tutti i peccati.

Cena tra amici e scatola nera: la tecnologia che nasconde segreti

perfetti sconosciuti
Durante la cena Eva (Smutniak) e Carlotta (Foglietta) “rubano” il telefono di un altro invitato

Sette amici, tre coppie. Eva e Rocco (Marco Giallini), l’analista e il chirurgo estetico, sposati da tempo e in silenziosa crisi. Carlotta (Alba Rohrwacher) e Cosimo (Edoardo Leo), l’amante degli animali e il novello tassinaro, sposini appena consacrati. Carlotta (Anna Foglietta) e Lele (Valerio Mastandrea), mamma a tempo pieno e funzionario di un ufficio, una vita passata insieme ed un trauma consolidato alle spalle. E infine Beppe (Giuseppe Battiston), insegnante di educazione fisica licenziato da poco e attualmente stabile in una relazione dopo aver passato un precedente divorzio. Sette amici e tre coppie convinti della propria e reciproca innocenza, con un occhio però rivolto in certi casi al sospetto. Problemi accumulati sotto voce sono pronti ad esplodere al trillo di una chiamata, la vibrazione di un messaggio è la scossa che può far crollare le fondamenta di una relazione. Seduti intorno ad un tavolo, padroni di casa ed invitati sfoderano i telefonini che oramai feriscono quanto un’arma, depongono i dispositivi sulla mensa rendendo quest’ultima improvvisamente pubblica, facendo fuoriuscire ogni inconfessato particolare; qualsiasi cosa scritta è letta, qualsiasi voce ascoltata, dalla macchinosa scatola nera segreti fino ad allora celati alimentano dissapori creati durante la medesima cena, compromettendo amicizie e matrimoni. Tra una portata e l’altra i convitati, serviti i fiori di zucca accompagnati da un vino bio-dinamico, si scambiano delusioni covate da tempo e represse frustrazioni, non tralasciando immotivati comportamenti da far soffrire fin dentro l’anima. “Siamo tutti frangibili” afferma Rocco a testa bassa, carnefici e vittime di un gioco che ferisce con nascoste realtà.

Perfetti Sconosciuti: altre vite ed ottimi attori

Regia di Paolo Genovese, artefice del soggetto e al lavoro sulla sceneggiatura insieme ai collaboratori Filippo Bologna, Paolo Costella, Paola Mammini e Rolando Ravello, Perfetti sconosciuti è risata che si immette nel tunnel oscuro dei sentimenti e delle doppie verità, commedia dal retrogusto decisamente amaro che piace lasciando lo spettatore allo stesso tempo turbato e toccato. Un’immersione totale dalla prima battuta all’ultima scoperta, cifra stilistica della pellicola che permette una completa immedesimazione nel tessuto della storia. Durante il film la macchina da presa si muove dolcemente passando lentamente da un personaggio all’altro, seguendo un preciso raccordo di sguardi e parole che va a trovare infine il proprio posto nella tavola, con una sedia lasciata espressamente vuota per coloro che guardano, rendendoli parte attiva nel ruolo dei commensali. La banalità dei discorsi sul tempo e i pettegolezzi su conoscenti comuni sono solo l’antipasto di una cena che come piatto principale presenta il dramma moderno della tecnologia, diventata essenziale nel nostro quotidiano, strumento rivolto all’utile quando si vuole eclissare una seconda vita, creazione di una fitta rete di connessioni che scollega i rapporti umani. Ottima prova quella di tutti gli attori, veramente bravi, divertenti e profondi, composti all’inizio e trascinati dalla piega che gli eventi prendono, impossibilitati dal discolparsi quando il privato diventa apertamente collettivo. Perfetti Sconosciuti raggiunge un buonissimo livello e un riconosciuto spessore, si ride tanto quasi quanto si rimane colpiti dal peso delle chiamate e dei messaggi. Un film che fa sperare nelle sorti del futuro cinema nostrano, riflettendo sulla sincerità sempre più manipolata grazie ai social.

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