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Ci si è a lungo concentrati unicamente ad analizzare i difetti – numerosi ed evidenti – dell’horror Paura.com, senza tuttavia soffermarsi su ciò che di buono definisce il lungometraggio che, se dobbiamo essere sinceri, è così brutto ed eccentrico da risultare perfino stupefacente. Di seguito potete leggere la trama, dalla quale innanzitutto emergono le prime “affinità” con altri film del genere:

Paura.com, cinematographe.it

Quattro persone vengono misteriosamente rinvenute morte a New York e l’unico collegamento fra le quattro vittime è il fatto che tutte nelle ultime 48 ore si sono collegate al sito internet “paura.com”, una pagina in cui è possibile assistere a torture ed omicidi e che sviluppa nella realtà le paure più profonde di chi guarda il sito. Il detective Mike Reilly, in coppia con l’agente Terry Houston, indagano sul caso, ma finiscono per rimanere a loro volta coinvolti nella maledizione del sito “paura.com”.

Incoerente e inutilmente contorto – nonostante l’apparente linearità della sinossi –  Paura.com segue quindi le indagini portate avanti da parte di Mike Reilly, un investigatore della polizia interpretato da Stephen Dorff, e di Terry Huston, una Natascha McElhone nei panni di un’ispettrice della salute pubblica. Sullo sfondo di una irreale New York – location ufficiale del film, la pellicola è stata in realtà inspiegabilmente girata in località del Lussemburgo e del Canada che, stando a ciò che il regista ha dichiarato, dovrebbero riportare alla mente la Grande Mela. Le ricerche si focalizzano sul presunto legame tra un misterioso sito web e una malattia che causa sanguinamento da occhi e naso in tutti coloro che abbiano visitato il sito in questione, prima di condurli alla morte.

Paura.com: l’inspiegabile fascino del brutto e insensato

Dalla breve introduzione della trama, è evidente come Paura.com, il film horror diretto da William Malone nel 2002, sia uguale a The Ring, ma con la scelta narrativa di sostituire con un sito internet le cassette maledette, in grado di provocare puntualmente la morte di chiunque le visionasse. Ad un primo sguardo, quindi, fermandosi anche solamente a leggere lo strano titolo che gli è stato dato, Paura.com potrebbe sembrare un horror sciocco e sterile, focalizzato su un concetto di tecnologia banale, ancora primitivo e poco articolato.

Nonostante le impressioni iniziali – tutt’altro che positive – il lungometraggio diretto da William Malone potrebbe rivelarsi, tuttavia, una vera e propria sorpresa: si tratta infatti di un film in grado di incanalare tutte quelle tendenze che, spesso concepite a posteriori come terribilmente cringe e terrificanti, hanno caratterizzato la scena underground dei primi anni duemila. Paura.com è un prodotto cinematografico che si eleva a precursore di film horror come Unfriended, dove l’estetica e i contenuti esplorati risultano essere adeguatamente interessanti e tali da mantenere il proprio spettatore concentrato e coinvolto nella narrazione, nonostante una trama forse un po’ troppo superficiale e poco approfondita, a tratti irrealistica.

Non possiamo, quindi, negarlo: è evidente che Paura.com si presenti come un film controverso, capace di dividere il proprio pubblico in due parti opposte, aventi una considerazione completamente differente del lungometraggio di William Malone. A causa della stranezza dell’horror e della sua superficiale (ma, non per questo, poco interessante) caoticità, la sua visione non potrà risvegliare solamente un’unica e univoca sensazione. E, forse, proprio per questo, sarebbe meglio spegnere il cervello e ammirare la stravagante e cupa estetica che lo caratterizza, senza porsi troppe domande su coerenza, originalità e organicità dei contenuti.

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