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Presentato in Concorso al 30esimo Fascaal, Festival del Cinema Africano, Asia e America nella sezione “Extr’a”, il cortometraggio/documentatio diretto dall’antropologa visiva e documentarista italiana Costanza Burstin arriva in concomitanza cronologica con la ricorrenza della Giornata mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 e celebrata ogni anno il 22 marzo. Il suo Paani. Of Women and Water, è un progetto che inizia a vedere la luce cinque anni fa, quando la Burstin, allora studentessa d’antropologia e diritti umani, attraverso un viaggio ridefinisce il suo personale concetto di women empowerment di visione occidentale tramite l’emancipazione domestica osservata nelle donne indiane e in particolare nel contesto inospitale del deserto del Rajasthan, lo Stato federale più grande dell’India.

Paani. Of Women and Water: sopravvivenza e routine

paani of women water cinematographe.it

Con uno spunto antropomorfico e umanista, la Burstin riprende – utilizzando uno sguardo mai invadente ma anzi permeato da una forte componente di complicità al femminile –  la routine famigliare di Samira e altre donne del villaggio di Modiya, che come lei si occupano della cura della casa e del ménage domestico in tutte le sue componenti: la preparazione dei pasti, il lavaggio delle stoviglie e della biancheria, la cura del bestiame, la pittura dei muri delle case. Attività accomuniate dalla presenza essenziale dell’acqua, prelevate in anfore dall’unico pozzo del villaggio (riempito periodicamente da un camion che precedentemente la estrae da un fiume), filtrate attraverso un panno e poi travasate in secchi e contenitori in plastica.

Domesticità e agency

paani of women water

Nei 22 minuti di Paani. Of Women and Water, l’acqua (paani, in lingua hindi) diventa allora il mezzo con il quale poter innescare una riflessione contemporanea e urgente sulle complesse modalità d’approvvigionamento di quell’Oro Blu dato per scontato in occidente, ma che in paesi climaticamente più aridi e naturalmente più inospitali richiede consapevolezza, sacrificio e una misura attenta a evitarne lo spreco. Quello che emerge dal corto della Burstin è una domesticità mostratasi in tutta la sua eleganza, fatta di mogli e madri che riassumono la propria agency proprio attraverso il sacrificio, la sorellanza e un certo humor di condivisione quotidiana di giornate sempre uguali a sé stesse ma degne di essere raccontate.