voto del pubblico N/A
voto finale 3.1/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Olga, film del giovane Elie Grappe non è proprio quello che sembra: una storia drammatica, di dolore e sacrificio, di violenze politiche e sociali, mascherato come film a metà tra biopic e documentario sulla vita di una giovane ginnasta.
Il film, in concorso per Alice nella Città 2021, sezione della Festa del Cinema di Roma, è stato premiato a Cannes nella sezione Semaine de la Critique e sarà il film svizzero che rappresenterà il Paese agli Oscar. Co prodotto da Cinema Defacto e per il momento non distribuito in Italia, Olga sembra essere un caso atipico per la produzione franco-ucraina; avvalendosi di giovani talenti attoriali e ginnici come Anastasia Budiashkina e Caterina Barloggio (ginnasta italo-svizzera che ha partecipato ai campionati europei e alle Olimpiadi), il film si indirizza verso un forte realismo narrativo e strutturale.

Olga è una giovanissima e promettente ginnasta ucraina che, a seguito delle intimidazioni ricevute dalla madre, giornalista antigovernativa, si trasferisce dai parenti svizzeri dalla parte del padre. Qui entra a far parte della nazionale di ginnastica artistica, dove ben presto si distingue per la sua bravura e caparbietà. Ma il passato sembra contaminare il presente, in un clima di disequilibrio sociale che inevitabilmente sconvolge non solo l’equilibrio politico dell’Ucraina, ma anche la vita di Olga.

Olga di Elie Grappe: quando la politica si confonde con il cinema

Olga Cinematographe.it

La storia di Olga si mescola e confonde alle agitazioni politiche che hanno scosso l’Ucraina nel 2014. Impostando la narrazione su un piano mediano tra il realismo e la realtà fattuale, immagini delle proteste e delle violenze perpetrate a Kiev sono riproposte come inquadramento temporale del film, ma anche come mezzo e causa di alcuni sconvolgimenti della narrazione stessa.

Gli infortuni di Olga e il conseguente sentimento di sconfitta sono il sintomo e il riflesso del suo Paese, dilaniato e martoriato dalla violenza dilagante che imperversa nelle piazze e nelle strade occupate dai manifestanti che si oppongono alle riforme del presidente Yanukovich a favore di una posizione filogovernativa a favore della Russia.
Anche lo sconvolgimento di inizio film che sembra poi convergere tutta l’azione verso un effetto a cascata di eventi sconvolgenti è la rappresentazione dell’inevitabilità della dimensione politica e ideologica sulla vita del singolo.

La ginnastica come metafora di vita

Olga Cinematographe.it

Quasi tutto il film si concentra sul percorso di Olga per raggiungere la vetta degli Europei di ginnastica artistica e le selezioni per le Olimpiadi. Il sacrificio e la sofferenza fisica e sociale della protagonista sono il motore che sembra far muovere l’intera azione filmica, non lasciando minimamente spazio per la speranza di cambiamento e di redenzione sia della protagonista che della effettiva liberazione dell’Ucraina (viste poi le conseguenze a livello politico e sociale che si riscontrano ancora oggi).

Il focus del regista, però, vuole essere sempre rivolto verso la dimensione ginnica, mostrando l’impegno negli allenamenti di Olga. La macchina è mobile, vibrante, instabile, seguendo la ginnasta nelle sue performance, che però rimangono confinate nella dimensione della palestra e solo per poco approdano nel grande palazzetto sportivo europeo dove si tengono le selezioni per le Olimpiadi.
Il montaggio non è esaltante, mostrando la vita di Olga scadendo le giornate in modo ritmico e serrato, senza però ricorrere a virtuosismi o ad espedienti narrativi o stilistici che possano sconvolgere e coinvolgere eccessivamente lo spettatore. Anche la recitazione delle protagonista non è eccezionale, riuscendo a veicolare maggiore tensione ed emozione quasi esclusivamente grazie alle sue performance ginniche che per le sue doti attoriali.