Nostalgia: recensione del film di Mario Martone con Pierfrancesco Favino

La pellicola, delicata e malinconica, riflette sull'importanza delle radici e sulla voracità del tempo trascorso.

Nostalgia rappresenta il ritorno sul grande schermo del regista e sceneggiatore Mario Martone (Il giovane favoloso, L’odore del sangue), presentato in concorso a Cannes 2022, in concorso per la Palma d’Oro. L’ultimo film di Martone, Qui rido io (2021), è stato presentato alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, riuscendo ad ottenere una statuetta per l’interpretazione di Toni Servillo. Il nuovo progetto dell’autore cinematografico è ambientato nuovamente a Napoli, come già accaduto negli ultimi due titoli realizzati dal cineasta.

Nostalgia, ispirato all’omonimo romanzo di Ermanno Rea, vede come protagonista Pierfrancesco Favino (Il traditore, Padrenostro) nei panni di Felice, un uomo che per 40 anni è stato lontano dal posto in cui è cresciuto, il rione Sanità della città partenopea e che riscopre, passo dopo passo, i suoi ricordi più remoti, vivendoli attraverso il fluire incessante della Napoli viva e verace. Ma purtroppo, in questo processo di restauro mentale, non riaffiorano solo dolci memorie di infanzia, ma anche reminiscenze più oscure e terribili, che rischiano di interrompere questo ritrovato rapporto tra Felice e il suo luogo del cuore. La pellicola, distribuita da Medusa Film, è nelle sale dal 25 maggio 2022.

Nostalgia: il peso del passato

Nostalgia
Credits: Mario Spada

Nostalgia è un tributo eccellente al valore dei ricordi e della malinconia come strumenti di riscoperta interiore: confrontarci con il nostro passato ci permette un’elevazione non solo mentale, ma anche fisica, tangibile che si alimenta con la continua relazione con luoghi, usi, costumi e abitudini che appartengono alla nostra sfera più inconscia e nascosta. Detto questo, tornare indietro nel tempo non è necessariamente un viaggio di piacere, ma consente anche il passaggio di tratti maledetti che volutamente avevamo cancellato o tenuto prigionieri nei meandri più remoti della nostra coscienza.

Felice, dopo tanti anni di lavoro a Il Cairo, sente il richiamo ancestrale e profondo della sua patria e anche se inizialmente scettico, si lascia guidare dalle strade affollate della città, dal confronto con vecchie conoscenze, dal rinnovato rapporto con la madre che lo ha visto lontano per una gran parte della sua vita. La macchina da presa ci guida in un dinamica e significativa passeggiata nei vicoli di Napoli dal punto di vista del protagonista: non a caso il personaggio è come lo spettatore occasionale, un comune visitatore che, mano a mano che avanza, sgrana gli occhi di fronte alla bellezza e allo splendore di un microcosmo unico che solo il capoluogo della Campania può regalare.

Arriva poi la consapevolezza, necessaria e terribile, che da un lato ci rende parte di un universo già conosciuto e familiare, dall’altro evoca sgradevoli spiriti che fino a quel momento erano rimasti sigillati nella nostra mente. Martone dipinge, con un copione pittoresco e intenso, personaggi dalle sfumature tutt’altro che banali e una storia che, seppur lineare, è supportata da un montaggio serrato. I flashback del passato, accuratamente differenziati dal presente con un filtro color seppia e con un formato visivo quadrato, sono infatti ritagliati come fossero momenti e attimi persi nel tempo, che si chiudono improvvisamente senza soluzione di continuità rispetto alla trama principale.

Tale soluzione è perfetta per riprodurre il funzionamento della nostra memoria, anche se in alcuni casi non risulta integrata in modo efficace con in flusso normale degli avvenimenti. Tornando ai personaggi di Nostalgia, oltre al protagonista, affascinante, misterioso e sempre di più catturato dal richiamo della città, i comprimari, seppur non memorabili come Felice, hanno un valore importantissimo ai sensi della risoluzione del racconto, in particolare Don Luigi Rega (Francesco Di Leva) e Oreste (Tommaso Ragno). Se il primo è il principale alleato del personaggio centrale, l’altro è la sua nemesi più oscura e al tempo stesso la forza prorompente che spinge Felice a riscoprire il passato.

Nostalgia: una Napoli spettrale ed evanescente nel film di Mario Martone

Nostalgia
Credits: Mario Spada

Il lungometraggio, in modo insolito e inaspettato, ci mostra una Napoli diversa dal solito, più spettrale ed evanescente, ugualmente bella, ma sospesa in un limbo atavico che non permette nessun cambiamento o evoluzione. Una città che sembra essere abitata dagli spettri dei tempi che furono che convivono pacificamente con gli abitanti attuali: un crocevia secolare dove le tradizioni non muoiono mai e dove il passato e il presente sono in realtà la stessa cosa. L’antica Partenope è un luogo maledetto che non si abbandona mai: anche se il corpo lascia questa patria, lo spirito riuscirà sempre e comunque a riportarlo a casa. L’autore sembra suggerire, nemmeno troppo velatamente, che la terra natia si riprende, prima o poi, le anime perse.

Mario Martone, con la sua padronanza del medium cinematografico, realizza sequenze di rara intensità, velate però di profonda malinconia, rivelando, in modo sincero e intimo, le contraddizioni che pervadono Napoli, dove convivono santità e delinquenza, povertà e nobiltà, incubi e rinascite. L’occhio della cinepresa è sempre rivolto a Felice e al suo cambiamento incessante, alla sua voglia di rimanere lì, sacrificando però sé stesso e tutto quello che ha costruito altrove. C’è quasi del sadismo a riscoprire, con occhio nostalgico, i tempi che furono e il protagonista lo sa bene, ma non può più farne a meno.

La mirabolante interpretazione di Pierfrancesco Favino in Nostalgia

Pierfrancesco Favino, ancora una volta, ci regala un’interpretazione straordinaria, risultando naturalissimo in ogni suo gesto ed evidenziando brillantemente l’evoluzione linguistica del personaggio che trasforma il suo accento arabo in un convincente napoletano dopo aver subito l’influsso della città. Il noto attore dà vita ad una figura enigmatica che vive sospesa tra i ricordi e il presente, dando prova di una sensibilità fuori dal comune. Nota di merito anche per Tommaso Ragno, un’artista incredibile che nonostante appaia poco nel film, lavora così bene sulla sua interpretazione da rimanere impresso fortemente nella memoria, mostrando al pubblico il lato più tragico del rione Sanità, un dannato senza pace e redenzione.

Nostalgia è un’opera travolgente che ribalta il concetto di ricordo e malinconia per come lo conosciamo: ritornare al passato, per quanto sia utile a riscoprire noi stessi, è pericoloso, perché diventa rapidamente un’ossessione, trasformandosi in un ode alla voracità del tempo trascorso. Con una sceneggiatura equilibrata e centrata, che caratterizza ottimamente il protagonista e dignitosamente i comprimari ed una regia elegante e delicata, la pellicola fa uso di alcuni flashback che non riescono sempre ad integrarsi bene nella storia. Da menzionare, in particolare, anche l’incredibile talento di Favino e del resto del cast, che completano un lungometraggio emozionante, intenso e magico.

Regia - 4
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 4
Recitazione - 4
Sonoro - 4
Emozione - 4

4

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