Non c’è due senza…: recensione del film Netflix di Paco Caballero

Non c'è due senza...segue un variegato gruppo di uomini e donne alla scoperta della sperimentazione sessuale in un esclusivo club di scambi di coppia. Noi spettatori, nel frattempo, rimaniamo a guardare, annoiati e tagliati fuori da un eros asettico e privo di intimità. Su Netflix dal 30 novembre.   

Come può un film sul sesso, e per di più spagnolo, risultare pacchiano, falsamente erotico e francamente noioso?! Donde caben dos, tradotto in italiano con l’ammiccante versione Non c’è due senza… su Netflix dal 30 novembre, stuzzica la curiosità dell’abbonato da quella variopinta locandina che inquadra a mezzo busto volti e toraci svestiti dei suoi molteplici personaggi, intenti in espressioni di raggiungimento di piacere piuttosto inequivocabili. Il film infatti si compone di donne e uomini in età varie, ma comunque pienamente adulte, convogliare nell’arco autoconclusivo di una serata all’interno di un labirintico club per scambi di coppia a Barcellona.

Non c’è due senza… : al Club Paradiso tutto è consentito

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Accolti all’entrata dalla prosperosa direttrice del Club Paradiso, coppie e single della movida sperimentano ‒ dando una sferzata a freni inibitori e personali livelli di libido ‒pratiche e performance erotiche con sconosciuti, altrettanto in cerca di esperienze estreme o forse solo per colmare un po’ di solitudine notturna. Nei meandri del locale, donne e uomini, si appartano semisvestiti adagiandosi a pareti dei corridoi; scelgono se rilassarsi in piscina o abbandonarsi in stanze dalla privacy limitata. Optano se provare il bondage o un massaggio, realizzare quella fantasia sadomaso sinora inesprimibile, soddisfare i sensi in performance di gruppo o appagarli attraverso un muro per non rivelare la propria identità. Tra i clienti un ragazzo omosessuale (l’ Álvaro Cervantes de Il tempo che ti do) il quale stabilirà un legame emotivo con un sex worker, due amiche in hangover post addio al nubilato; una giovane coppia all’inizio della relazione (Melina Matthews e Raúl Arévalo); due cugini diversi per stili di vita che si scopriranno ‘altro’ che semplici parenti (Anna Castillo e Miki Esparbé), e un barman che si farà da tramite per legare insieme i personaggi (Carlos Cuevas).

Non c’è due senza…, è evidente, non ha alcun pudore nell’ambientare un ritratto (parziale) della società, in un territorio ‘peccaminoso’ come quello degli scambi di coppia, avvicinando le storie dei clienti nel night a quello di altre due coppie mature separate per location (ma non per argomento), in una cena ‘folle’ all’interno di un appartamento borghese, anch’essi pronti a sperimentare una serata libertina.

Non c’è due senza… abbatte pudori e taboo, ma manca di esplorazione e verità

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Si assume il rischio il regista e anche co-sceneggiatore Paco Caballero, artefice di un’operazione sempre al limite, in pendenza tra il porno-soft e il kitsch, la seduzione e la goffaggine, la raffigurabilità e la parodia. Aspirante erede del cinema spagnolo reso celebre dai grandi maestri dell’eros (Almodóvar, Bigas Luna, Julio Medem), di carnalità qui ne rimane ben poca, e dopo aver predisposto in alternanza mini-racconti personali e grandi tematiche sentimentali (il tradimento, l’identità, i taboo, l’attrazione), invece di solleticare l’immaginazione scegliendo di non esplicitare, ‒ e dunque di lasciare allo spettatore l’attesa finale di “vedere” rendendo così viva l’attività più stimolante del fantasticare ‒ , Non c’è due senza… si rivela convenzionale, ed esponendo corpi e sonorizzando gemiti finisce in tutta onestà per semplificare.

Il film di Paco Caballero è specchio del (nuovo) eros sullo schermo

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Non vi è alcuna indagine emotiva, intima, sentimentale, relazionale: il film si destreggia con l’indicibile fra le lenzuola, mancando di una visione più ampia su cosa sia veramente il sesso nella società iper-sessualizzata e al contempo de-sessualizzata delle nuove generazioni in opposizione alle vecchie, ossessionata dal corpo ma incapace di approcciarsi all’intimità, dalla quale infatti sembra scappare sempre più. Pertanto il cinema sembra rispecchiare esattamente quel cortocircuito: in un contemporaneo aperto e sempre più hard in cui il sesso è pervasivo, esplicito e facilmente accessibile, sullo schermo, invece, o lo si evita o lo si rende snaturato, patinato, apatico come quello visto in Sex/Life o in Non c’è due senza…

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 2.5
Recitazione - 2.5
Sonoro - 2
Emozione - 2

2.3

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