Nightmare before Christmas: recensione

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Esiste il mondo di Halloween? Nella fantasia di Tim Burton si e, fortunatamente, anche in una gotica e fiabesca pellicola del 1993, prodotta dal regista e disegnatore statunitense e nota a tutti come Nightmare before Christmas. Un mondo malinconico in cui veri pupazzi prendono vita grazie alla tecnica dello stop-motion, corredato poi dal furore musicale di Danny Elfman, egregiamente interpretato in italiano dall’istrionico Renato Zero. Tra tutti gli Alberi delle Feste allo spettatore tocca addentrarsi nel Paese di Halloween, abitato da fantasmi ed esseri mostruosi, di cui Jack Skeletron è il re amato e rispettato da tutti.

È un universo tetro e sconfinato, quello in cui Burton ci trasporta: è il rifugio della sua infanzia e il guscio duro della sua personalità che però, attraverso il suo protagonista, viene frantumato leggermente per permettere l’accesso alla piattaforma dei colori e dei suoni gioiosi. Stufo della sua esistenza monotona Jack, accompagnato dal suo cane Zero, si avventura lungo i boschi fino a raggiungere quella panoramica di alberi che noi spettatori abbiamo visionato bene all’inizio. Si rende allora conto dell’esistenza di diverse festività, ognuna delle quali è contrassegnata da un simbolo. Ad attirarlo è l’iconografia natalizia dell’albero addobbato, oltre la quale si apre un paese a lui completamente sconosciuto, fatto di suoni, colori e allegria. Tornato nel suo regno cercherà invano di riproporre la stessa armonia, ma si ritroverà a tornare sui suoi passi e a mantenere fedele il suo ruolo di Re delle zucche. Un classico d’animazione che va oltre gli schemi e che sembra voler urlare l’autenticità dell’animo di ciascun essere umano.

Tutti i personaggi tendono infatti a travalicare gli schemi, ad essere ciò che non saranno mai e ciascuno di loro è un coltello a due lame, come la dolce e ribelle Sally, fatta di stoffa ma capace di amare immensamente e segretamente Jack, tanto da causare una nebbia per scoraggiarlo nella sua impresa di sostituire Babbo Natale. Nightmare before Christmas potrebbe definirsi un horror per bambini maturi ma soprattutto un’emozione artistica per gli adulti che hanno scordato il senso delle feste. Una pellicola in cui l’animo puramente stravagante di Tim si sviscera completamente, lasciando trasparire quella vena di follia, ambizione e tenerezza. Già, perché in tutta la loro deformità fisica, i protagonisti del paese di Halloween non sono in grado di provare rancore o odio (a parte Bau bau, alter ego di Jack): come animali esprimono la loro vera natura senza intenzione di agire negativamente, rassegnandosi alla loro stessa natura. E anche lì, i quel mondo rifiutato dal Natale, brilla il calore e la tenerezza di un abbraccio tra Jack e Sally, che si stagliano sulla Collina del Terrore innevata.

Curiosità:
Diverse scene sono state tagliate perché ritenute motivo di scandalo, tra cui la scena finale sotto la neve, in cui vampiri giocavano a hockey usando come puck non una zucca, ma la testa di Tim Burton.

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