Basato sulla vera storia del tredicenne tedesco Ernst Lossa, Nebbia in Agosto parla di un tema scarsamente conosciuto, ovvero la pianificata eutanasia razziale avvenuta dopo il 1939 in Germania in alcuni ospedali psichiatrici dove erano ricoverati disabili mentali, disadattati e colpevoli solo di appartenere alla razza “sbagliata”. A dirigere il tutto il già conosciuto regista Kai Wessel.

Germania del Sud, inizio anni ’40. Ernst è un ragazzino tanto perspicace quanto disadattato. Le case e i riformatori nei quali ha vissuto l’hanno giudicato “ineducabile”. A causa della sua verve ribelle, il giovane ragazzo viene confinato in un’unità psichiatrica sotto la supervisione del dottor Veithausen. La permanenza nella struttura per Ernst si trasforma in un vero e proprio incubo, accorgendosi che alcuni internati vengono uccisi volutamente. 

Nebbia in Agosto non è una semplice trasposizione del dramma di un povero ragazzo jenisch.

Il film infatti affronta la tematica dell’eutanasia nazista nella maniera più asciutta possibile, tentando di creare un forte impatto col pubblico. Purtroppo, nonostante il contesto, Nebbia in Agosto non riesce nella sua opera di coinvolgimento, lasciando lo spettatore totalmente distaccato. Kai Wessel non è nuovo a lavori cinematografici legati alle atrocità del Terzo Reich, ma con questo film, in uscita nelle sale cinematografiche 19 Gennaio, distribuito di GoodFilms, il regista osa addentrarsi in una tematica a lui semi-sconosciuta, ovvero la psichiatria sotto il regime nazionalsocialista.

Come una società affronta il tema della diversità

Un’altra questione ampiamente sollevata è quella legata all’aridità da parte della società nei confronti della disabilità e soprattutto della diversità. Wessel si prefissa di trattare con sofisticatezza concettuale una tematica importante, cercando di cercare spunti riflessivi incapaci però di creare una minima  empatia nello spettatore. L’errore del regista tedesco sta nel presentare un’esagerata complessità di fondo che lede totalmente l’efficacia del film.
Poco più che accettabili le interpretazioni degli attori coinvolti nel film, eccezion fatta di  Sebastian Koch, algido e cinico quanto basta.

Nebbia in Agosto risulta anonimo, decisamente sterile, adulterato malamente anche da fievoli elementi di finzione che non aiutano ma bensì danneggiano.

nebbia in agosto

Quello che non passa inosservato – nonostante l’evidente sterilità – è il senso di responsabilità che Kai Wessel si assume per tutta la durata del film, cercando di creare un’autenticità ed enfatizzandola il più possibile. Purtroppo però tale autenticità viene ampiamente a mancare, vanificando terribilmente l’intento prioritario del regista.

Si fa fatica a concepire Nebbia in Agosto come un lavoro cinematografico. Nonostante la validità tecnica del prodotto, l’opacità narrativa mostrata per tutta la durata del film rende difficile il coinvolgimento emotivo dello spettatore; la mancanza di semplificare la trama nella sua costruzione favorendo un’ingiustificata complessità comporta un insanabile distacco fra pubblico e film.

Con estrema leggerezza Wessel compie un eccesso stilistico evidente, capace di annientare inconsapevolmente il suo stesso prodotto. Non riuscire a creare un impatto emozionale – come sottolineato in precedenza – è la grossa pecca di Nebbia in Agosto, e non basta il senso di responsabilità per salvare un film assolutamente dimenticabile.

Nebbia in Agosto è diretto dal regista Kai Wessel. Nel cast Ivo Pietzcker, Sebastian Koch,  Thomas Schubert, Fritzi Haberlandt, Henriette Confurius, Branko Samarovski, David Bennent, Jule Hermann, Niklas Post, Karl Markovics.

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