Né Giulietta, né Romeo: recensione

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L’omosessualità in un’Italia ancora retrograda e inconsapevole, l’adolescenza disturbata di chi nasconde la propria identità. Temi delicati per la prima prova da regista della prof televisiva più amata dal pubblico italiano: Veronica Pivetti si cimenta tra le ansie e i disagi di una sessualità incompresa, mantenendo nella difficoltà toni da commedia dei buoni sentimenti.

Rocco (Andrea Amato) è turbato da quello che succede al suo corpo, nessuno stimolo gli arriva dal proprio contrapposto femminile, ma del tutto diverso è con i ragazzi che il giovane scruta, guarda con attenzione, incontra per i corridoi della scuola. È già da un anno che le cose sono cambiate, ma solo dopo un tragico incidente avvenuto a scuola avrà il coraggio di rivelare alla famiglia il suo vero orientamento: Rocco è gay, è gay e i suoi amici lo accettano, è gay e i suoi genitori cercano un modo per cambiarlo. Con una fuga che è insieme desiderio e liberazione dalle catene che lo rilegavano a casa, Rocco insegue il sogno di partecipare al concerto della sua icona musicale a Milano, dove con gli amici di sempre Maria (Carolina Pavone) e Mauri (Francesco De Miranda) saprà riconciliarsi con sé stesso e la propria vita.

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Rocco e suo padre in macchina

Mai come in questo momento i film sull’omosessualità sono stati così in auge, a partire dalle storie d’amore di Io e Lei con Margherita Buy e Sabrina Ferilli, passando per le americane Julianne Moore ed Ellen Page del drammatico e toccante Freeheld – Amore, giustizia, uguaglianza, film presentato alla decima edizione della Festa del Cinema di Roma. Né Giulietta, né Romeo, nostrano e moderno nella sua confezione, pur non trattando dell’affetto di una coppia e delle loro dinamiche nella “diversità” di ogni giorno, è l’atto d’amore di un ragazzo a sé stesso, che represso per troppo tempo e costretto nel piccolo angolo della sua doccia a piangere di nascosto, prende coscienza della propria persona e delle emozioni che di conseguenza prova, un adolescente che riesce a volersi bene abbastanza da non ingannare più il suo vero Io e le pulsioni del corpo e dell’animo. Un giovane Holden che si muove tra le strade della “generazione del sesso via cavo” e cerca di esprimersi nel modo che gli risulta naturale, alla ricerca di qualche carezza in più e qualche urlo addosso in meno; una madre incredula e un padre, incontinente sessualmente, che cercano in tutti i modi di arrestare la “suggestione” del figlio, l’incredulità prima ancora della comprensione che fa saltare all’aria i macchinismi di una famiglia che pensa bene se si parla del di fuori, ma non sa accettare i riscontri all’interno del proprio nucleo. E poi le prepotenze, le battute di spirito, i gesti arroganti dei ragazzetti dall’aria supponente. Bullismo in tutte le sue forme, fisiche e mentali, in quelle scuole poco preoccupate nell’esercizio dell’educazione sentimentale che si pone come base per portare avanti il rispetto civile ed umano. Pallido simbolo dell’uomo che un giorno sarà, Rocco prende atto delle divergenze che non la sua scelta, ma il suo essere, porteranno nella vita tra casa, amici e scuola, ricorrendo a quel coraggio che molte volte i giovani sanno mostrare più degli adulti.

Né Giulietta, né Romeo – l’esordio alla regia di Veronica Pivetti

Macchina da presa veloce e regia dai movimenti frenetici per un film che scorre veloce seguendo chiaramente la sua linea narrativa, personaggi delineati ognuno rilegato nel proprio ruolo, come la nonna eternamente fascista, il padre incallito seduttore e l’amica confidente romana. Commedia che tanto risente dell’influenza portata da anni di tv sulla novella regista Veronica Pivetti, che non sbaglia con il suo primo film e rimane in una zona che le risulta confortevole.

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Rocco incontra sua nonna a Milano

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