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Nascere in un corpo che non senti tuo è un dramma che interessa sempre più persone in Italia. Inoltre, per i pochi fortunati che riescono – dopo sofferenze fisiche e morali inenarrabili – a compiere la transizione verso il genere a cui sentono di appartenere il calvario non è finito: c’è da affrontare il pregiudizio della gente, l’arretratezza burocratica di uno Stato che non ha ancora varato una normativa esaustiva che li tuteli, ma soprattutto ci sono da superare i fantasmi delle proprie insicurezze, dovute alle scorie di una vita passata a nascondersi dai risolini e dalla violenza non solo verbale delle persone che sono loro più vicine.

Nati 2 volte: il “percorso a ostacoli” di un transgender costretto a fare i conti con il passato e con la cieca burocrazia italiana

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Questi sono alcuni degli ostacoli con i quali chi come il protagonista di Nati 2 volte ha dovuto e deve ancora oggi fare suoi malgrado i conti. Il suo nome è Maurizio Di Tullio, un quarantenne transgender che dopo venticinque anni di autoimposto esilio a Milano è costretto a tornare al paese natale per l’improvvisa morte della madre. Questo viaggio diventa l’occasione per sciogliere i nodi legati alla sua fuga da adolescente – quando tutti a Foligno lo conoscevano come Teresa – e in particolare il legame ambiguo e mai risolto con Giorgio, il fidanzatino di un tempo a cui Maurizio inizialmente non ha il coraggio di rivelarsi, mettendo così in moto una girandola di equivoci e di situazioni tragicomiche. Sarà fondamentale l’incontro con Paula, una focosa paladina dei diritti civili. Riuscirà Maurizio a rinascere per la seconda volta?

Una commedia stemperata da incursioni drammatiche

Ovviamente, com’è giusto che sia, la risposta la lasciamo alla visione, ma quello che è utile sapere prima di avventurarcisi è che la storia in questione è vera e non nasce dalla tastiera dello sceneggiatore di turno. A portarla sul grande schermo l’attore e regista Pierluigi Di Lallo, qui alla sua opera seconda dopo Ambo, una commedia degli equivoci che metteva in luce il problema della sterilità e le conseguenze che può provocare all’interno di una coppia. Per la sua nuova fatica dietro la macchina, anche in questo caso, l’autore affronta un tema delicato che dalla sfera intima si estende a quella sociale attraverso il registro più leggero della commedia, ma stemperandolo con incursioni drammatiche che ne mitigano la narrazione e la drammaturgia.

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Il risultato è una dramedy che si muove in maniera non lineare su una timeline che vede il presente storico aprire le porte a frequenti incursioni dal passato (flashback e cortocircuiti spazio-temporali come il ritorno nella casa di Foligno di Maurizio dopo la morte della madre o l’epilogo epistolare nel salotto). L’editing è efficace nel rendere scorrevole tali passaggi cronologici, incastonandoli in un mosaico che restituisce il tentativo di nuova vita e quello che ha provato a mettersi alle spalle del personaggio principale. Ma il passato prima o poi torna a bussare alla porta di chi quella porta ha tentato di tenerla chiusa, presentando un conto che per quanto riguarda Maurizio deve giocoforza confrontarsi a viso scoperto con tutte le difficoltà inerenti alla scelta, all’appartenenza e al cambio di genere.

Nati 2 volte: sfrutta solo in piccola parte le enormi potenzialità drammaturgiche di una matrice che aveva tutte le carte in regola per coinvolgere e appassionare il fruitore

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Nel trasporre tutto questo corpus di temi e materie drammaturgiche, Nati 2 volte alterna fasi più lucide che riescono a supportarne le responsabilità, le cicatrici e il peso specifico (concentrate sopratutto nel terzo atto), ad altrettante che non ci riescono a causa di una dispersione evidente di energie e sostanza, soprattutto nella costruzione del profilo dei personaggi.

Una discontinuità che non consente al film di trovare il giusto equilibrio così come è stato invece per un’operazione analoga come Io sono Sofia di Silvia Luzi, veicolo compatto di forma, contenuto ed emozioni. Queste non vengono meno nel film di Di Lallo (vedi ad esempio le scene nelle quali prima Paula e poi Giorgio scoprono la verità sull’identità di Maurizio e i confronti verbali che ne conseguono), ma si disperdono come isole felici e sussulti empatici nel mare magnum. Ciò si ripercuote anche nella messa in scena e nel lavoro davanti la macchina da presa del trio formato da Fabio Troiano (Maurizio), Euridice Axen (Paula) e Marco Palvetti (Giorgio), anch’essi discontinui in termini d’interpretazione e in in balia di una scrittura che non riesce a tenere una rotta costante, sfruttando solo in piccola parte le enormi potenzialità drammaturgiche di una matrice che aveva tutte le carte in regola per coinvolgere e appassionare il fruitore in una misura assai maggiore di quella registrata al termine della proiezione.   

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Prodotto da Time, Oberon Media e Green Film, Nati 2 volte farà la sua comparsa in sala a partire dal 28 novembre con Zenit Distribution dopo la recente vittoria del People Choice Award all’ICFF Italian Contemporary Film Festival 2019.

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