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Over top, un po’ kitch ma, in fondo, in grado di strappare un sorriso: il film Natale in città con Dolly Parton, uscito su Netflix il 22 novembre, è esattamente come la cantate country più celebre d’America, un concentrato di scintillio, esagerazione e scelte discutibili, ma anche una piacevole distrazione un po’ fuori dal comune. Più che la storia – piuttosto banale, soprattutto se confrontata a grandi classici dei film natalizi – Natale in città con Dolly Parton viene salvato proprio dalla musica, la vera protagonista dello sceneggiato, e dal cast, che (tranne in un paio di casi) è di tutto rispetto e dà motivo allo spettatore di arrivare fino in fondo ai 98 minuti del film.

Natale in città con Dolly Parton: canti, balli e buoni sentimenti

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Regina Fuller (Christine Baranski), a seguito della morte del padre, eredita tutte le case che possedeva a Fullerville. Molto più cinica e spietata, la donna decide di venderle tutte a una grande società che vuole terreno per costruire un centro commerciale e, a ridosso delle festività di Natale, torna nel suo paese di nascita per sfrattare tutti gli abitanti e suoi vecchi amici d’infanzia. L’unico modo per evitare lo sfratto è far cambiare idea a Regina, e per farlo si scomoda nientemeno che un Angelo brillante e scintillante (Dolly Parton).

Un musical scintillante, ma quanti clichè!

Natale in città con Dolly Parton:

Lo sappiamo, i film di Natale devono essere pieni di buoni sentimenti, ma Natale in città con Dolly Parton prende veramente alla lettera questo principio e riempie il film di una quantità di buoni sentimenti che stroppia. Insomma, se visivamente la pellicola è molto carina, con un set natalizio che fa invidia, la trama non è decisamente il suo punto di forza: la storia sembra essere l’ennesima rivisitazione del Canto di Natale di Charles Dickens, che però rimane decisamente inarrivabile. Gli ingredienti ci sono tutti, dall’avaro che vuole rovinare il Natale agli spiriti (angeli, in questo caso), che intervengono per farlo cambiare, perché a Natale i miracoli sono possibili e tutti possono ritrovare la propria umanità e la propria felicità.

Anche se potrebbe essere un’idea carina di base – nonostante l’uso del solito escamotage della società moderna e cattiva che distrugge il magico paesino di provincia, visto migliaia di volte nei film americani – scena dopo scena non si fa che cadere in clichè che rendono il film decisamente melenso e prevedibile. I personaggi sono fortemente stereotipati e caricaturizzati – il pastore buono, la moglie perfetta, la parrucchiera nera tosta, la donna in carriera avara – e, per tutta la durata dell’opera, si ha quasi l’impressione di assistere a uno spettacolo teatrale più che a un film. Anche la recitazione, in alcuni casi, è volutamente accentuata proprio come succederebbe assistendo ad un’opera teatrale: ma se sul palco questo modo di recitare funziona – in particolare nei musical, di cui è tipico – in un prodotto cinematografico è troppo, e rende tutto l’insieme decisamente eccessivo.

Cast e colonna sonora salvano una trama troppo banale

Natale in città con Dolly Parton:

Anche se la trama è banale e già vista, Natale in città con Dolly Parton ha comunque degli aspetti interessanti: il primo è certamente il cast, a partire dall’intramontabile Dolly, amatissima in America e un vero e proprio personaggio. La sua apparizione è precisamente come lei, esagerata e luccicante di paillettes, ma allo stesso tempo molto dolce e con  una voce che, a più di settant’anni, non è invecchiata di un giorno. In questo film, di cui lei firma tutte le canzoni originali, non manca proprio niente di ciò che l’ha resa così celebre, a partire dalla mitica parrucca bionda – usata da sempre per non essere riconosciuta nella vita quotidiana – agli abiti assurdi pieni di piume e lustrini, al suo tono di voce morbido e con la calata deliziosa del Tennessee.

Oltre a Dolly Parton, la stella della pellicola è Christine Baranski, che anche in un film con una storia debole non può che brillare: la mitica attrice, conosciuta per i suoi ruoli accanto a Maryl Streep in musical come Mamma Mia! e Into The Woods – è una Regina Fuller bella, talentuosa e con una voce spettacolare. Molto piacevole anche l’apparizione di Treat Williams nei panni dell’ex fiamma di Regina: nonostante gli anni che passano, nel suo viso rubicondo e nella sua voce profonda si riconosce ancora il mitico protagonista di Hair, ma anche l’amato dottor Andy Brown di Everwood.

E le sorprese non sono finite. Dietro la macchina da presa troviamo un’altra ex gloria televisiva: è Debbie Allen, meglio conosciuta come la mitica Professoressa Grant, insegnante di danza nella serie cult Saranno Famosi. Debbie, che da sempre ha affiancato alla recitazione anche la passione per la regia, oltre ad occuparsi della regia ha curato anche le coreografie del film. L’altro punto di forza di Natale in città con Dolly Parton è proprio la musica: i 14 brani originali scritti da Dolly Parton sono davvero deliziosi, coinvolgenti e molto d’effetto. Soprattutto in quelli interpretati da lei si sente fortemente l’influsso del genere che l’ha resa celebre, il country, ma l’autrice ha spaziato molto nella composizione, toccando diversi generi musicali in modo coinvolgente. Mancano un po’ le classiche canzoni di Natale tipiche di questo genere di film, ma ascoltando i brani originali e ammirando le colorate coreografie non se ne sente eccessivamente la mancanza.

Natale in città con Dolly Parton non è di certo un film che cambierà la storia del cinema, nè il miglior film di Natale che si possa guardare, ma è una visione piacevole per chi ama il musical e vuole passare qualche ora in allegria, consapevole dei limite della storia. Inoltre, prima di vederlo deve essere chiaro che si tratta di un musical nel senso più stretto del termine: pochissimi dialoghi, tantissime canzoni, in pieno stile Broadway. Questo non è necessariamente un difetto, ma se non si è appassionati di musical seguire il film potrebbe diventare pesante.

Regia 2,5
Sceneggiatura  2
Fotografia 2,5
Recitazione 3
Sonoro 3
Emozione 2,5