voto del pubblico 4.5/5
voto finale 2.3/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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La caccia all’uomo, una corsa forsennata disseminato di brivido, azione e violenza. Il cinema ci ha insegnato che questo tipo di storie posso aprirsi a varie strade e interpretazioni. Se da una parte abbiamo chi predilige concentrarsi su aspetti sociali e culturali, dall’altra alcuni preferisco il semplice intrattenimento vecchia scuola. Parliamo della lotta tra gladiatori nelle arene dell’antica Roma. Most Dangerous Game appartiene a quest’ultimo filone. Il film viaggia leggero, privo dello zaino pesante della contestazione sociale. Nick Santora punta tutto sull’action semplice, fatto di violenza e adrenalina. Eppure, tolti questi fattori Most Dangerous Game rimane solo un involucro vuoto. Non ci dice molto altro sui suoi protagonisti e ciò che dovrebbero incarnare. È come un bellissimo pacco regalo: colorato, gioioso, chiuso perfettamente con un fiocco e un nastro dorato, ma dentro è vuoto.

Chi cerca qualcosa di non troppo arzigogolato che non tenga la mente fin troppo concentrata, e si vuole godere solo un uomo che scappa da assassini borderline, allora Most Dangerous Game è il film giusto. Senza pretese di un masterpiece della psicologia umana, né un action impegnato, questo racconto sembra almeno sincero nelle sue intenzioni. L’unica domanda su cui si poggia l’intera storia è: cosa faresti per guadagnare molti soldi? Il quesito si esaurisce con molta semplicità, e il protagonista non ci dà modo di andare oltre il semplice bisogno economico. Gioca anche a sfavore del film una genesi davvero complicata. Il film doveva essere infatti una serie, e ha anche debuttao ad aprile 2020 su Quibi. Quest’ultima era una piattaforma streaming specializzata in serie dalla breve durata, dai sette ai dieci minuti. Most Dangerous Game era suddivisa in quindici episodi, finché non è stata assemblata in un unico film per la distribuzione internazionale. Questo perché Quibi ha chiuso i battenti dopo solo otto mesi dal suo lancio. A gravare sulla startup il peso della pandemia.

Most Dangerous Game e la corsa per la sopravvivenza di Dodge Tynes

Most Dangerous Game - Cinematographe.it

Il protagonista di Most Dangerous Game è Dodge Tynes (Liam Hemsworth), un ex atleta e immobiliarista in bancarotta. Dopo essere svenuto per un fortissimo mal di testa, si risveglia in ospedale dove i medici gli riferiscono che gli rimangono pochi mesi di vita per via di un tumore incurabile. L’uomo si ritrova così in un vicolo cieco, sprovvisto dei mezzi per sostenere la moglie Val (Sarah Gordon) e il loro futuro nascituro. Si affida così ad una losca società che gli propone un accordo sinistro e quasi surreale. Per ventiquattro ore Dodge dovrebbe correre per la città di Detroit e cercherà di sopravvivere a cinque assassini. È il gioco più antico del mondo, quello della caccia all’uomo. Ogni ora che il protagonista rimane vivo guadagna cinquanta mila dollari. Dodge accetta la proposta di Miles (ChristophWaltz) e così inizia la sua corsa. Lungo tutta la giornata il nostro uomo affronterà personaggi fuori dagli schemi, regole della sfida e poliziotti corrotti.

Liam Hemsworth corre, corre tantissimo. Ma non alla Jason Bourne o alla Daniel Craig, è più un Forrest Gump senza il barbone finale. Ma la sfida si prende tutto il tempo prima di iniziare, infatti ci vuole più di mezz’ora prima che la storia inizi a ingranare. Durante questo tempo Most Dangerous Game si prende molto tempo per raccontare la precarietà di Dodge, e la sua volontà di ritornare in carreggiata. Il problema è che le scene si ripetono, rallentando la narrazione con momenti didascalici e soporiferi. Però poi il nostro Dodge/Forrest parte, e non si fermerà fino alla fine. Le premesse non erano male, ma ciò che ci sembra chiaro fin dà subito è come i vari episodi della serie siano stati soltanto posizionati in sequenza. Due ore per una storia come Most Dangerous Game sono tante, se non troppe. A nostro avviso, la scarsa corposità narrativa sarebbe potuta essere compensata da un montaggio più serrato e scene più corte. Phil Abraham non ci regala neanche qualche guizzo registico. Il tutto viaggia sulla stessa lunghezza d’onda, in modo piatto e senza sperimentazione; non che tutto debba essere sperimentale e folle.

Un survival movie tra stereotipi e scene surreali

Most Dangerous Game - Cinematographe.it

Prima accennavamo ad una carenza narrativa del film, e questo sembra gravitare anche sui personaggi. Alcune scene di Most Dangerous Game ci presentano personaggi stereotipati e bidimensionali. Basti pensare all’inglese perfettino e ben vestito, allo psicologo pazzo o una gang di periferia composta solo da afroamericani. L’unica cacciatrice del gruppo è una donna di origini asiatiche forte nelle arti marziali. Insomma, molti stereotipi da film anni ’80 e ’90. Se da una parte i personaggi comprimari viaggiano su vecchi stilemi, il protagonista di Hemsworth non ci dà molto altro. La sua è una recitazione asciutta, quasi svogliata. Il suo Dodge non sembra mai accusare il colpo di ciò che gli succede. È una macchina da guerra inarrestabile, ma in realtà dovrebbe essere una persona comune. Abbiamo sbagliato film e questo è in realtà Terminator? No, ma il personaggio viene trattato come se lo fosse.

Dodge è un ex atleta, e questo gli dà prestanza fisica e resistenza, ma niente di più. Eppure riesce a sconfiggere cinque assassini nati con solo una penna e qualche mattone. Dalla sua ha il fatto che ognuno dei cattivoni si prende tutto il tempo per ucciderlo. Parlano, si distraggono e alla fine la preda gli sfugge sempre. È questo tipo irrealtà nel surreale che danneggiano Most Dangerous Game. Anche l’assurdo deve in qualche modo ancorarsi a qualcosa di reale e fattibile. Liam Hemsworth passa da Hunger Games ad un altro survival movie, cavalcando l’onda di una serie come Squid Game; a sua volta figlia di Battle Royale e As the Gods Will di Takashi Miike.

Most Dangerous Game è disponibile su Amazon Prime Video dal 1° ottobre 2021.