GIUDIZIO CINEMATOGRAPHE

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Affidare il resto della propria vita nelle mani di sconosciuti. Un gruppo sparuto di persone qualunque, sedute in tribunale, chiamate a decretare l’innocenza o la colpevolezza di un giovane ragazzo promettente. Davanti a loro (uomini e donne di diverse etnie, estrazione sociale, inclinazioni politiche e pregiudizi), un aspirante regista diciassettenne accusato di aver partecipato ad una rapina a mano armata in cui ha perso la vita il proprietario del negozio d’alimentari all’angolo tra la 115esima di Harlem.

L’imputato però non ha le sembianze di un mostro. Steve Harmon (Kelvin Harrison Jr.) è figlio di una coppia di professionisti, ha il talento di chi ha in mano il proprio futuro, trascorre le giornate tra i parchi e i palazzi di New York a catturare con la propria Reflex la luce crepuscolare che fa da sfondo alle fotografie e ai video che scatta e gira di continuo. Con la telecamera sempre in mano, lo studente di cinema è alla ricerca di quella verità personale che il suo professore lo esorta a ricercare, per definire uno dei concetti primari dell’arte cinematografica: raccontare una storia tramite la scelta di un punto di vista.

Monster: il libro di Myers diventa occasione letteraria per sperimentare un linguaggio narrativo consimile a quello della scrittura cinematografica

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Presentato al Sundance nel 2018 e prodotto anche da John Legend, l’esordio al lungometraggio del regista di videoclip Anthony Mandler Monster va ad adattare un classico moderno della letteratura americana, scritto dal prolifico autore di libri per bambini e young adult Walter Dean Myers. Scomparso nel 2014 e pluripremiato, Myers attraverso Monster narra una storia qualunque, ma per molti aspetti emblematica, nella New York di fine anni 90, quando l’attesa giuridica della sentenza del protagonista, sedicenne e afroamericano, diventava occasione letteraria per sperimentare un linguaggio narrativo consimile a quello della scrittura cinematografica, scegliendo un racconto in terza persona e ricostruendo i fatti come se fossero gradualmente battuti a macchina per la messa nero su bianco della sceneggiatura di un memoir. L’ardita e originale messa in scena del libro dunque si mescola a temi sociali come il razzismo sistemico, l’identità, la mascolinità black e la natura fortemente soggettiva e arbitraria della verità, sfruttando lo storyteller di Steve per dare l’idea del particolare processo filmico.

Legal drama, taglio indie e flashback

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Il libro di Myers, nell’universo letterario, sembra dunque rappresentare a più livelli il connubio possibile di svariate modalità linguistiche, fondendo in una sola opera sceneggiatura, romanzo, memoriale e denuncia sociale. Un esperimento complesso e virtuoso nella carta stampata, quanto ancor di più nel suo adattamento sul grande schermo, in cui però sembra perdersi gradualmente in un’operazione ambiziosa ma impreparata a raggiungere livelli incisivi o graffianti. Mandler infatti, gioca poco con il potenziale tensivo dell’ambiguità sulla presunta colpevolezza di Steve, affidando buona parte del film alle convenzioni del legal drama tra monologhi e dialoghi processuali in alternanza a flashback artistici, sperimentali e nostalgici della vita ‘prima’ del carcere su diversi piani temporali; ritornando al lento avvicinamento del protagonista agli altri ragazzi implicati nella rapina: Richard detto ‘Bobo’ (John David Washington) e William King (il rapper A$AP Rocky).

Monster non esalta (come avrebbe potuto) la complessità tematica e narrativa del romanzo da cui è tratto

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Carismatici, seducenti e ‘di strada’, nel film i due paiono come l’attrazione al male, coloro che spezzeranno l’idillio adolescenziale del giovane, non ancora uomo, alzando possibili riflessioni sul concetto di fiducia, di casualità e dei molteplici punti di vista su un unico fatto. Il flusso di coscienza in voiceover di Kelvin Harrison Jr. infatti non colma appieno la caratteristica narrativa del libro di essere costruito a mo’ di sceneggiatura e il lungometraggio di Mandler, pur sperimentando un taglio indie e un’ottima colonna sonora, sgonfia la peculiarità della scrittura formale di Myers non esaltando, come avrebbe potuto, la connessione meta-cinematografica della storia romanzata racchiusa tutta sulla vera, elaborata, profonda ragione del perché, (domanda a un tratto ai suoi studenti il professore di cinema di Steve), i registi infondo scelgano di girare un film.

Monster è disponibile su Netflix dal 7 maggio. Nel cast anche Jeffrey Wright, Jennifer Hudson, Jennifer Ehle e il rapper Nas.