Mister Universo: recensione del nuovo film di Tizza Covi e Rainer Frimmel

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Mister Universo, presentato a Locarno 2016, dove ha ottenuto una menzione speciale con la motivazione che “tocca il cuore“, è il nuovo film della coppia italo-austriaca Covi e Frimmel. Dopo l’elogiato Non è ancora domani – La pivellina (2009) i due registi riconfermano una capacità comunicativa forte e unica, regalando una storia che parla di affetti, di ricerca, di speranza e di nostalgia sullo sfondo di un mondo, quello circense, ormai quasi dimenticato ma magico e ricco di valori.

Mister Universo: il mondo del circo per raccontare la realtà

Tairo Caroli (che aveva già partecipato al film sopra citato) è un giovane domatore di grandi felini che giunge a un punto di crisi personale: i suoi animali sono ormai vecchi e stanchi, uno dei suoi leoni muore e, come se non bastasse, gli viene rubato il suo unico portafortuna, un ferro di cavallo piegato a mani nude da Arthur Robin, primo uomo di colore a vincere il titolo di Mr. Universo nel 1957.

Demoralizzato, si confida con l’amica e collega contorsionista Wendy (W. Weber) che considera la sfortuna di Tairo dovuta al malocchio; il ragazzo decide così di mettersi in viaggio per cercare il suo eroe, con la speranza che gli possa donare un nuovo amuleto, che gli ridoni forza e speranza.

Wendy Weber

“Ancora una volta la coppia dimostra una sensibilità unica nel cogliere i piccoli dettagli di questa vita itinerante e farne dei fantastici strumenti narrativi

Carlo Chatrian, direttore del Festival del Film di Locarno

Covi e Frimmel, nati come fotografi e approdati poi nel mondo della pellicola, puntano sul sistema narrativo dell’on the road per raccontare una storia semplice col taglio che da sempre li contraddistingue: il documentario.

Ed è qui la magia del loro cinema: spezzando la linea tra finzione e realtà riescono a cogliere l’essenza delle relazioni umane in modo diretto e senza retorica, “spogliando” il racconto da superflue battute da copione, catturando la spontaneità degli attori. Pur mantenendo fede alla sceneggiatura stesa, gli attori sono istruiti dai registi ma non gli viene affidato il testo, elemento che gli permette di esprimersi nel modo più naturale possibile. Essendo inoltre i protagonisti reali e, in questo caso, artisti abituati a esibirsi davanti a un pubblico, la scelta dei registi è senza dubbio una carta vincente.

La scelta di girare in analogico rende le riprese un momento sacro …ma i giorni del grande cinema in celluloide sono decisamente finiti.

Tizza Covi

Arthur Robin, Mr. Universo nel 1957

In un mondo che cambia e si evolve velocemente e in cui molti modi di lavorare o di vivere rischiano di morire, Covi e Frimmel dimostrano che c’è ancora speranza: lei cura sceneggiatura, ciak e suono, lui la fotografia ed entrambi la regia; con la loro casa di produzione Vento Film sono indipendenti ed autonomi, girano in pellicola e vanno contro corrente.

Come l’ambiente del circo, che risente del cliché dei concetti di libertà e viaggio ed è invece una scelta di duro lavoro e sacrificio (si pensi solo al fatto che gli artisti non abbiano mai un giorno di libertà), così i due registi sposano un’idea di cinema autoriale, “manuale”, occupandosi di ogni aspetto, superando gli ostacoli di un’imposizione preformata.

Di ispirazione neorealista, il lavoro di Covi e Frimmel, si riflette nell’amore della vita quotidiana, fatta di momenti anche difficili, di attimi di felicità, di punti d’incontro, di legami d’amore che aiutano a superare gli ostacoli: il rapporto tra Tairo e Wendy, come quello tra Arthur e sua moglie Lilly che vivono insieme da oltre cinquant’anni, sono il cuore della storia: una storia sentita e voluta da registi, una storia raccontata in un modo visivo speciale che cattura lo sguardo e coinvolge l’anima. Un cinema “delle minoranze” per gli occhi di ogni spettatore.

Un film da non perdere.

Mister Universo è in uscita nelle sale italiane dal 9 Marzo, distribuito da Tycoon Distribution.

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