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Miss Violence: recensione del film di Alexandros Avranas

Un'apparente famiglia felice può nascondere degli orrori molto più drammatici di quello che si potrebbe pensare.

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Una porta bianca si apre su una semplice e ridente casetta greca, dove una famigliola sta festeggiando il compleanno di Angeliki, alla soglia dei suoi 11 anni. Il bianco che avvolge l’intera stanza e che denota l’apparente purezza dell’ambiente familiare si trasforma gradualmente, variando verso tonalità grigie nel momento in cui la festeggiata si getta dalla finestra, suicidandosi con un amaro sorriso sulla bocca.

Miss Violence è un film di Alexandros Avranas del 2013 che ha fin da subito suscitato grande interesse per le sue tematiche particolarmente sensibili e per la sua incisiva messa in scena, tanto da vincere alla 70ª Mostra di Venezia il Leone d’Argento per la miglior regia e la Coppa Volpi all’attore Themis Panou per la Miglior interpretazione maschile. Il film è ora disponibile sulla piattaforma streaming di Amazon Prime Video.

La fotografia claustrofobica di Miss Violence

Miss Violence Cinematographe.it

La pellicola appare fin da subito spoglia della sua parvenza di armonia e tranquillità: la luminosità degli ambienti interni si trasforma ben presto in un claustrofobico e asfissiante coacervo di oggetti che intasano le inquadrature e rendono la casa quasi oscura, ombrosa. Il formalismo estetico dell’inquadratura appare definito solamente in momenti topici dell’azione diegetica che necessitano di un’attenzione incondizionata da parte dello spettatore: la morte di Angeliki viene ripresa in una inquadratura fissa dall’alto, cristallizzando in un tableaux vivant il momento del decesso. Il contrasto cromatico tra il bianco del pavimento e del vestito della bambina e il rosso del sangue che inizia a spargersi accentua il passaggio da una condizione di calma apparente ad un vertiginoso aumento del pathos filmico che mostrerà come la famiglia non sia effettivamente la candida e pura comunità che vuole mostrare.

La composizione fotografica e la componente cromatica in questo film sono il veicolo emotivo e psicologico che lega lo spettatore alla drammatica storia che viene raccontata dal regista, tratta da un fatto di cronaca nera realmente accaduto. L’asetticità della messa in scena denota ed enfatizza le problematiche legate alla famiglia; i gesti, le espressioni e gli sguardi restituiscono la morbosità inusuale che caratterizza la condizione familiare. Quest’ultima è atipica, in quanto si assiste ad un mescolamento dei ruoli e al disorientamento dello spettatore, che non riesce a comprendere chi sia il padre, la madre, i nonni, i figli e i nipoti, tanto da arrivare ad un annullamento dei legami familiari e alla rimozione dei nomi propri dei personaggi.

Una quotidianità asfissiante

Miss Violence Cinematographe.it

La storia ripercorre la vita quotidiana della famiglia dopo la morte di Angeliki, districandosi tra impegni scolastici, faccende domestiche, problematiche psicologiche dovute al trauma vissuto e evoluzione delle dinamiche familiari. L’azione sembra procedere in modo pacato e sereno fino all’ultima parte, in cui vengono mostrate in modo repentino e graficamente crudo tutti gli indizi di cui era stato disseminato il film, ma solo in modo velato. Un crescendo di orrore e violenza viene mostrato senza filtri allo spettatore, che comprende ora le motivazioni legate al suicidio di Angeliki e alla precaria situazione familiare, tanto da diventare visivamente quasi insopportabile. L’interpretazione attoriale degli adulti è magistrale, tanto da riuscire a restituire tutte le dinamiche interiori dei personaggi che non possono essere espresse verbalmente. L’orrore spinge lo spettatore da una parte a non voler continuare la visione, dall’altro cattura lo sguardo in un turbinio di sensazioni contrastanti sia a livello visivo che contenutistico. Miss Violence è un film meraviglioso dal punto di vista registico, in cui la fotografia e la messa in scena rendono ipnotica la tematica della violenza familiare, spingendo a immergersi completamente nella delicata narrazione.

Numerosi nel film sono i primi piani, in cui i personaggi vittime della violenza guardano in macchina, retaggio di un cinema primitivo in cui si richiede la completa interpellazione dello spettatore, complice di quell’orrore che continua, inesorabilmente, a voler continuare a guardare.

Miss Violence è uscito nelle sale italiane a ottobre 2013, distribuito da EyeMoon Pictures ed è attualmente disponibile su Amazon Prime Video.

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