Mindemic (Opera Zero): recensione del film con Giorgio Colangeli

Dal 15 giugno nelle principali sale italiane, Mindemic (Opera Zero) di Giovanni Basso punta sulla maestria di Giorgio Colangeli

La pandemia passata (e chissà se realmente finita) raccontata nel suo incidere su una vita di creazione, di nascita artistica e di concepimento. Un punto di partenza, questo, per approcciarsi a un film come Mindemic (Opera Zero), esordio al lungometraggio di Giovanni Basso che interpreta, a suo modo, il sudato processo di maieutica cinematografica. La pellicola, prodotta da Magnet Films, inizierà a girare per le principali sale italiane dal 15 giugno 2022.

Mindemic: il delirio artistico della creatività di un regista

Mindemic (Opera Zero)

Protagonista indiscusso di Mindemic (Opera Zero) è Nino – interpretato da un magistrale Giorgio Colangeli – un regista di settant’anni che ha alle spalle una carriera di secondo piano. Isolato nel suo appartamento di Roma, l’uomo guarda scorrere la realtà che lo circonda senza avere un vero obiettivo nelle sue giornate, dopo che il suo lavoro si è bruscamente interrotto anni addietro. Il lento ripetersi delle ore sembra però  trovare fine quando riceve una chiamata dal suo storico produttore Fredo (Claudio Alfredo Alfonsi), che gli propone di scrivere un film in soli tre giorni perché ha trovato degli investitori interessati a un suo progetto.

Nino accetta, e si butta sulla sua amata macchina da scrivere, un’Olivetti Lettera 32. Decidendo di realizzare un film epico, di guerra, per trovare supporto nella stesura cerca di contattare i suoi collaboratori storici: lo sceneggiatore De Paoli (Roberto Andreucci), che rifiuta il lavoro, e l’attore Giovanni Marino (Paolo Gasparini), che a sua volta rifiuta il ruolo che gli viene proposto. Anche la vecchia agente di Nino, Lucia (Rossella Gardini), si rifà viva, ma stavolta è il vecchio regista a liquidarla.

Lasciato da solo nell’opera di creazione, Nino si rinchiude ancora di più in sé stesso, non arrivando più a distinguere la realtà dalla finzione da lui inventata, anzi… cadendoci addirittura dentro. Ed è così che una escort chiamata per tenergli compagnia ha l’identico aspetto di Angela (Rosanna Gentili), la moglie che l’ha lasciato anni prima e di cui lui è ancora innamorato. Il delirio artistico e personale di Nino procede di pari passo con la scrittura della sceneggiatura, portandolo a interpretare egli stesso i personaggi da lui ideati, fino a un punto di non ritorno.

Mindemic: un monumentale Giorgio Colangeli pilastro dell’opera

Mindemic (Opera Zero)

Dopo un’esperienza con i cortometraggi, Giovanni Basso, per il suo Mindemic (Opera Zero), scommette tutto sulla performance attoriale di un interprete come Giorgio Colangeli, portando a casa una vittoria. Colangeli è la colonna portante del film, retto dalla sua fisicità che la fa da padrona, condividendo assai raramente lo schermo con gli altri protagonisti. È lui che muove i fili della storia, facendosi personaggio e Demiurgo, dando ariosità a un lungometraggio che altrimenti della claustrofobia – mentale e fisica – ha fatto il proprio tratto distintivo. Ed è sicuramente all’attore romano che vanno principalmente imputati gli elementi positivi di quest’opera.

Opera che è frutto di sperimentazione su più fronti: ideato, prodotto e ripreso in pieno lockdown, il film è stato interamente girato in 4K con un telefono iPhone 8+ cui è stata montata una lente anamorfica americana adattata al sensore mobile. La location è costituita soltanto da un piccolo appartamento, l’intero mondo di Nino, che può ampliarsi all’infinito grazie alla sua immaginazione.

Ed è proprio l’immaginazione, forse, l’elemento al centro dell’opera, che emerge quale ancora di salvezza nei momenti di isolamento, voluto o coatto: una via di fuga da una realtà che non si comprende, una strada per conoscere e, infine, conoscersi davvero.

Regia - 3
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 3
Recitazione - 4.5
Sonoro - 3.5
Emozione - 3

3.3

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