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Tratto da un racconto della raccolta Rope Burns di F.X. Toole e ambientato nel duro e competitivo microcosmo della boxe, Million Dollar Baby descrive la miscela di tremore e determinazione, rassegnazione e speranza che caratterizza l’esistenza di ogni individuo, teso verso la realizzazione delle proprie immateriali aspirazioni.

Diretto, prodotto ed interpretato da Clint Eastwood nel 2004, il film – che era stato nominato in sette candidature agli Academy Awards del 2005 – ha collezionato quattro dei premi principali della celeberrima notte degli Oscar: miglior film, miglior regia, miglior attore non protagonista a Morgan Freeman e miglior attrice protagonista a Hilary Swank.

Million Dollar Baby, il racconto di una vita divisa tra speranza e rassegnazione

Million Dollar Baby cinematographe.it

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Pugni vibranti che si susseguono uno dopo l’altro, rapidamente. Sudore che scorre lungo la fronte. Denti spaccati e occhi circondati da lividi neri. Guantoni da indossare ogni giorno, per tutto il giorno, e sacchi da pugilato da colpire, fino allo sfinimento. La tensione prima della gara.

Los Angeles. Indurito da un’esistenza difficile, trascorsa come pugile e come allenatore, l’irritante e solitario Frankie Dunn trascorre le sue giornate imprigionato in una palestra di boxe, scrivendo lettere ad una figlia assente. Lettere senza risposta, conservate meticolosamente. La quotidianità dell’uomo, fatta di monotonie e scadenze, cambia radicalmente con l’arrivo di Maggie Fitzgerald. Una ragazza che, in quanto tale, viene inizialmente rifiutata da uno scoraggiante Dunn. Una pugile che, non avendo mai avuto nulla nella vita, è decisa ad ottenere ciò di cui ha visceralmente bisogno.

Analizzando le più disparate tematiche – partendo dal senso del dovere e del sacrificio, dalla competitività e dal significato di famiglia fino ad arrivare al tema complesso dell’eutanasia e della morte –, Million Dollar Baby si presenta agli occhi dello spettatore come un film che, senza soffermarsi su un centro fisso e ben definito, ha la finalità di disaminare la vita nella sua completezza.

Non una pellicola che si concentra sul microcosmo della boxe, quindi. E nemmeno sulla competizione sportiva. Non sulla famiglia. Non sull’eutanasia. Ma un film sull’esistenza.

Million Dollar Baby: metafora di un’esistenza

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Muovendosi sapientemente attraverso la comicità che caratterizza la prima parte della pellicola e la drammaticità che ne pervade la seconda metà, Clint Eastwood crea un quadro verosimile della quotidianità di due personalità complesse che, apparentemente incompatibili e contrastanti, sono destinate a comprendersi, a rendersi complici, a compenetrarsi, dando origine ad un legame che, privo di un nesso genealogico, si delinea a tutti gli effetti come un rapporto tra un padre e una figlia.

Esplicitando le proprie opinioni in merito alle questioni disaminate all’interno di Million Dollar Baby – la personale visione del regista  statunitense è esplicitamente manifestata lungo l’intera durata del film, come succede nella maggior parte della sua produzione filmica –, Clint Eastwood produce un’opera che, esponente di una cinematografia tradizionale, trova i suoi punti di forza nella classicità delle scelte stilistico-narrative, chiare e pulite, libere da ogni ambiguità. Scelte che si accompagnano ad un potente impatto emozionale.

Amplificata grazie alla magistrale bravura di un cast di attori che vede la presenza di Morgan Freeman, di una convincente Hilary Swank e dello stesso Eastwood, l’emotività all’interno del film viene sapientemente gestita dal regista, il quale riesce nel complesso obiettivo di allontanarsi dalla pateticità spicciola. Le emozioni gratuite, legate all’istintività più becera e scontata, vengono parzialmente rifiutate. Nell’eccessiva dilatazione di determinate – e limitate – sequenze, infatti, si intravede la volontà di smuovere l’animo dello spettatore, commuovendolo.

Messinscena di una gioventù che, scontrandosi con una generazione complice ma irrimediabilmente distante, cerca il proprio senso all’interno del mondo, la pellicola americana si caratterizza come un viaggio di maturazione che conduce ad un’inevitabile pessimismo: la leggerezza della giovinezza, fatta di sogni e di speranze, lasciano posto alla tragicità del drammatico. Secondo tale prospettiva, pertanto, Million Dollar Baby trasmuta, abbandonando il limitato microcosmo della competizione sportiva, in metafora di un’esistenza, perennemente tesa alla realizzazione dei propri desideri. Di un’esistenza destinata al fallimento. Di un’esistenza che è fatalmente costretta a collidere con l’amara realtà che la circonda.

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PANORAMICA RECENSIONE
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione