RomaFF14 – Maternal: recensione del film di Maura Delpero

Un'opera prima preziosa, un giro di vite in cui convergono tre modi differenti di percepire la maternità e in cui desideri, scelte da prendere e dubbi si scontrano.

Dopo il fortunato e pluridecorato battesimo a Locarno e le tappe ad Annecy, Busan e Londra, prosegue il tour festivaliero di Maternal, che per la sua prima apparizione pubblica su suolo italiano ha trovato spazio nella line-up di Alice nella Città alla 14esima edizione della Festa del Cinema di Roma. Tappa capitolina dove abbiamo potuto vedere e apprezzare la pellicola scritta e diretta da Maura Delpero che il prossimo novembre sbarcherà finalmente tra le mura amiche nel più antico e importante kermesse dell’America Latina: il Festival Internacional de Cine de Mar del Plata. Un ritorno a casa per un’opera prima che siamo sicuri continuerà a fare strada grazie alle sue indubbie e riconosciute qualità.

Maternal: due “mondi” distanti anni luce che entrano in contatto

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Maternal ci conduce per mano in un Hogar, un centro religioso italo-argentino per ragazze madri in cui la maternità precoce di adolescenti convive con il voto di castità delle suore che le hanno accolte, tra regole rigide e amore cristiano. Un luogo paradossale dove questi due “mondi” sulla carta distanti anni luce convergono, convivono e in alcuni casi entrano in conflitto. Un luogo dove una giovane suora di nome Suor Paola appena arrivata a Buenos Aires dall’Italia approda per finire il noviziato e prendere i voti perpetui. Il suo percorso spirituale e umano si incrocerà con quello di due ospiti della struttura, Lu e Fati, entrambe diciassettenni e bruscamente trasformate in madri.

Maternal: un film sulla maternità e sul bisogno d’amore

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Protagoniste di questa preziosa opera prima sono tre donne diverse che influenzeranno reciprocamente il proprio cammino e il proprio rapporto con la maternità. Ma Maternal è a suo modo anche un romanzo di formazione che parla di ricerca di identità, oltre che di bisogno di dare e ricevere amore. C’è chi lo insegue disperatamente fuori e dentro le quattro mura dell’Hogar e chi, invece, lo trova nella quotidianità di un luogo sacro.

Maternal: una messa in scena e delle interpretazioni di grande realismo

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Il risultato è un giro di vite che si consuma in un’unità spazio-temporale dove i desideri si scontrano con le scelte da prendere e i dubbi da sanare. Il tutto attraverso un crocevia di sguardi, silenzi, gesti e parole che restituito sullo schermo una messa in scena e delle interpretazioni di grande realismo. Un realismo che è figlio legittimo di un rigore formale fatto di quadri fissi essenziali ma che denotano un raffinato gusto per la composizione dell’immagine come era stato per Il grande silenzio di Philip Gröning e Per sempre di Alina Marazzi. Uno stile volutamente scarno e mai invasivo che dà verità all’artificio della costruzione, passando per uno sguardo di natura semi-documentaristica.

Maternal è una produzione dispàrte, Vivo film con Rai Cinema, in coproduzione con Campo Cine.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 3.5
Recitazione - 3.5
Sonoro - 3
Emozione - 3.5

3.3

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