Robert Altman

Con la guerra del Vietnam in pieno svolgimento e all’alba della rigida e autoritaria presidenza di Richard Nixon, Robert Altman centra con M*A*S*H una delle sue opere migliori, un vero e proprio inno all’antimilitarismo, che sotto le mentite spoglie di una ridanciana commedia scuote dalle fondamenta la società americana e il suo sistema di valori. Per fare ciò, il regista si avvale di un cast corale di altissimo profilo, su cui spiccano Donald SutherlandElliott GouldTom Skerritt, senza dimenticare  la piccola spassosa parte di Robert Duvall. Nonostante il budget modesto e le tematiche tutt’altro che banali, M*A*S*H si rivelò un clamoroso successo commerciale, che diede vita anche a un’omonima serie televisiva, andata in onda per più di 10 anni con ascolti altrettanto sorprendenti.

Robert Altman

M*A*S*H – la cinica ed esilarante parabola antimilitarista di Robert Altman

M*A*S*H è ambientato in un Mobile Army Surgical Hospital (da cui l’acronimo del titolo), ovvero un’unità mobile medica e chirurgica utilizzata dagli USA per più di 50 anni in diversi conflitti bellici. Anche se veniamo avvisati che ci troviamo durante la Guerra di Corea negli anni ’50, fin dai primi minuti è chiaro a chiunque che i riferimenti espliciti sono invece il conflitto del Vietnam e la situazione politica e sociale del tempo. In questo scenario cupo e tragico hanno luogo le spassose e grottesche vicende del personale medico inviato sul posto, e in particolare quelle dei chirurghi Falco Pierce (Donald Sutherland), Razzo John McIntyre (Elliott Gould) e Duke Forrest (Tom Skerritt). I tre si evidenziano per le loro eccellenti capacità sul lavoro, ma anche per un’innata passione per lo scherzo e per la ribellione verso qualsiasi tipo di disciplina; il loro carattere li porterà così a prendersi gioco di chiunque vada contro il loro anticonformista modo di vivere e pensare, compresi i propri superiori. Assistiamo così a una lunga serie di gag e sketch, che terminerà con un indimenticabile partita di football, che i protagonisti dovranno cercare di vincere per evitare guai giudiziari.

Robert Altman

M*A*S*H fotografa in maniera cinica e irriverente la società americana del tempo, che ne esce irrimediabilmente con le ossa rotte. Come suo solito, Robert Altman rovescia tutti gli stereotipi dei generi che attraversa, utilizzando i suoi personaggi per fare satira e distruggere dogmi apparentemente inattaccabili. Vengono così coperti di ridicolo personaggi che simboleggiano determinati aspetti dell’umanità: i casi più evidenti sono il bigottismo e l’ipocrisia del Maggiore Frank Burns (un giovane e irresistibile Robert Duvall) e della celeberrima Margaret Bollore (Hotlips in originale) O’Houlihan (Sally Kellerman), che vengono colti in flagrante in una relazione clandestina e svergognati davanti a tutto il plotone, e tutte le autorità dell’esercito, che diventano inevitabilmente il bersaglio della goliardia e della voglia di libertà dei chirurghi. Impossibile inoltre non citare la famosa sequenza dell’Ultima Cena, in cui, sulle note del dissacrante tema Suicide is Painless, si inscena il finto suicidio di un medico che si autoconvince di essere omosessuale, per poi ricredersi dopo un “test” effettuato con la collaborazione di una generosa infermiera. Una scena di un sarcasmo corrosivo e irriverente verso tutto e tutti, ancora oggi esempio di comicità tagliente e al tempo stesso esilarante. Sullo sfondo, una guerra mai mostrata apertamente, ma di cui vediamo tutti i disastrosi risultati: corpi dilaniati finiscono sotto le mani dei protagonisti, che li operano in un clima surreale e sempre scherzoso anche di fronte alla tragedia, in modo da non soffermarsi sull’orrore che li circonda.

Quella che fondamentalmente è una lunga sequenza di episodi comici e grotteschi legati dal filo conduttore della satira contiene diverse soluzioni registiche coraggiose e complicate, che portarono anche qualche grattacapo a Robert Altman. Il regista si affida insistentemente a campi lunghi e a frequenti carrellate orizzontali, che, anche grazie al supporto del formato panoramico 2,35:1, hanno il duplice scopo di favorire l’immersione totale dello spettatore in questa pazza base militare e di fargli liberamente scegliere su quali delle diverse azioni che vediamo su schermo contemporaneamente concentrarsi. La frammentazione dell’azione si riflette sul ritmo del film, spesso frenetico, e sui dialoghi, velocissimi e basati in gran parte sull’improvvisazione e su personaggi che si parlano sopra. Quest’ultimo aspetto, insieme alla voglia di Robert Altman di dedicare ampio spazio anche ai personaggi secondari, scatenò le ire di Elliott GouldDonald Sutherland, preoccupati di vedere messe in secondo piano le proprie performance. Il regista ha però avuto ragione anche in questo caso, facendo di M*A*S*H un’opera eccellente anche dal punto di vista della recitazione, con tempi comici assolutamente perfetti e il giusto risalto dato a ogni personaggio. Completa il quadro una fotografia volutamente grezza e sbiadita, in modo da mettere in sintonia lo spettatore con l’ambiente sudicio e squallido del campo di battaglia.

Ottimo anche il comparto sonoro, con musiche sempre orecchiabili e adeguate a sdrammatizzare l’azione (su tutte la già citata Suicide is Painless) e alcuni virtuosismi degni di nota, fra cui merita una citazione la buffa voce emanata dall’altoparlante del campo, che scandisce i vari episodi sottolineando il tono goliardico del film.

Robert Altman

Robert Altman mette in scena tutte le miserie dell’animo umano e in particolare quella più atroce di tutte, ovvero la guerra, a cui sceglie di opporsi in maniera ferma e decisa, ma senza abbandonarsi a retorica e sentimentalismo. In M*A*S*H a vincere è infatti la voglia di ribellione e di reagire a tanta lucida follia con anticonformismo e spensieratezza: un messaggio semplice e concreto, che però a distanza di quasi mezzo secolo non siamo ancora riusciti a comprendere.

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