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Mary and Max non è, come il nome potrebbe falsamente far pensare, una di quelle commedie romantiche che ti abbandonano non appena i titoli di coda cominciano a scorrere nella sala buia. Al contrario, le emozioni che scaturisce funzionano un po’ in senso opposto: all’inizio del film si è un po’ confusi e spiazzati dal tono – e anche dal genere – della storia che il narratore (con la voce di Barry Humphries) prende a raccontare, al punto che i primi dieci minuti sembrano eterni, ed in più di un’occasione si scocca un’occhiata all’orologio. I titoli d’apertura vengono accompagnati da una intro che ricorda il sapore dei film firmati da Tim Burton, quel normale ma vagamente inquietante divenuto il marchio di fabbrica del regista californiano. Tuttavia, una volta scrollatosi di dosso il peso dell’omaggio iniziale, Mary and Max decolla e prende il volo alla grande.

Mary and Max
La Mary adulta (Toni Collette) in Mary and Max.

Ambientato negli anni Settanta, il film narra la storia di una corrispondenza casuale instaurata tra Mary, bambina australiana di otto anni a cui presta la voce Bethany Whitmore, e Max, ebreo americano di mezza età residente a New York, la cui voce è doppiata da Philip Seymour Hoffman. I due non si conoscono e hanno in comune solo un particolare: entrambi non hanno amici, e conducono esistenze solitarie in un mondo che non li capisce e continua a prendersi gioco di loro. Mary and Max segue lo sviluppo di questo scambio cartaceo alternando i punti di vista, così da presentare la storia nel modo più omogeneo possibile (molto raramente osserviamo i rispettivi mondi dei protagonisti senza che questi ne stiano narrando i fatti in voice over, tramite lettera).

Mary and Max non è il classico film Disney/Pixar

Attenzione però a non cadere in una facile trappola: questo non è il classico film d’animazione Disney o Pixar in cui temi importanti vengono discussi sullo sfondo di nuclei familiari e paesaggi accoglienti e ospitali. Niente di tutto ciò. Mary and Max è nudo e crudo, non fa sconti a nessuno e non si tira indietro nella sua spudorata caricatura degli stessi protagonisti, che spesso e volentieri vengono maltrattati dalla voce narrante che li sovrasta. Il political correct è solo un lontano ricordo, la battuta è sempre tagliente e va dritta al cuore del bersaglio, al punto che più di una volta lo spettatore stesso viene lasciato senza parole, perplesso davanti allo schermo, incredulo che insulti così spudorati, frutto di pregiudizi e sciocche credenze, possano essere esplicitati non per bocca del cattivo di turno, ma degli stessi personaggi.
Mary and Max è in definitiva un film ben fatto e che tocca temi importanti come l’abuso infantile, il bullismo, l’obesità e la malattia mentale, ma lo fa in una maniera che il più delle volte risulta troppo cruda e dura, perdendo così la formidabile occasione di generare un dibattito serio e approfondito intorno a questi per una risata di scherno che lascia – fortunatamente – un po’ il tempo che trova.

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