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Chloe è un’adolescente costretta a seguire la madre single nelle sue trasferte lavorative: ogni anno cambia città e scuola, soffrendo per l’incapacità di crearsi legami d’amicizia stabili. Si è tinta di rosa i capelli per compiacere gli ex compagni di liceo, ma non è servito a nulla, perché, una volta accettata dal gruppo, ha puntualmente dovuto lasciarli. Quando, in seguito ad un ennesimo cambio di residenza, è costretta a traslocare in una casa post-vittoriana sinistra e quasi fatiscente, si ritrova catapultata suo malgrado in una guerriglia tra Gnomi e Troggs, piccole creaturine rotondeggianti e mostruose che intendono invadere il mondo.  Il regista canadese di origine greche Peter Lepeniotis, classe 1965, torna a dirigere un film d’animazione dopo Nut Jobs – Operazione noccioline, ad oggi il suo più grande successo commerciale. Il risultato è Mamma, ho scoperto gli gnomi!, un fantasy-comedy d’animazione il cui titolo originale (Gnome Alone) ammicca a quell’Home Alone (“Mamma, ho perso l’aereo!”) che ha segnato indelebilmente l’immaginario di chi, negli Anni Novanta, era bambino.

Mamma, ho scoperto gli gnomi! – un’occasione persa di approfondire il mondo iperconnesso dei nuovi teen

Il cinema d’animazione rappresenta oggi una sfida stimolante, perché si è in parte culturalmente affrancato dall’etichetta di prodotto deteriore e infantile, pensato per intrattenere i più piccoli e per far sbadigliare gli adulti. Chi si avvicina all’universo dell’animazione ha la possibilità di sdoppiare il circuito della fruizione, realizzando opere universali ed inclusive, che parlino tanto ai bambini quanto agli adulti attraverso una stratificazione multipla dei piani di lettura e delle gratificazioni. In questo senso, Mamma, ho scoperto gli gnomi! perde un’importante occasione di ‘verticalizzare’, di dare profondità a quei temi, pur importanti, che nel film restano, però, solo decorativi, accessorio del plot e non sostanza della drammaturgia. Così, la fame di consenso di Chloe, la divisione tra popular e loser che ancora impera nella società americana (la scuola è specchio di una gerarchizzazione radicata che si estende, tentaticolare, ad ogni ambito della vita civile e comunitaria), la mentalità emarginante interiorizzata dagli stessi emarginati restano tutti aspetti superficiali, anziché nodali, di un’opera che rinuncia programmaticamente a collocarsi in un orizzonte più vasto in nome di un’idea consumistica e cheap dell’esperienza dell’intrattenimento audiovisivo.

Film d’animazione il cui punto di forza è rappresentato dalla caratterizzazione dei personaggi

Mamma, ho scoperto gli gnomi! Cinematographe.it

Peccato, perché Mamma, ho scoperto gli gnomi! sperpera sì in modo disinvolto il suo potenziale, ma resta, in fondo, un film godibile anche nella sua sconsolante assenza di ambizioni. Oltre ad una modulazione cromatica interessante nella prevalenza di toni bruni e aranciati, la caratterizzazione dei personaggi ‘umani’ risulta, in particolare, vincente: Chloe, la protagonista, è una ragazzina nelle cui insicurezze, frustrazioni ed ansie di piacere molti possono riconoscersi; Liam è una re-incarnazione adorabile del prototipo (quasi un archetipo!) dello ‘sfigato’ occhialuto dall’animo sensibile; Britney, la bulla modaiola al vertice della piramide sociale della scuola, con il suo seguito di ancelle frangiute ed omologate, re-interpreta in modo evocativo e incisivo il modello estetico e valoriale apparentemente vincente, ma destinato ad essere smascherato nella sua ipocrisia. Raccontare, attraverso i codici semiotici dell’animazione, desideri e disorientamenti di adolesenti e pre-adolescenti inibiti nelle relazioni e dipendenti dall’ansiolitico digitale non era compito facile, ma valeva la pena provarci, anche a costo di sacrificare gnomi e creature fantastiche e di fissare la lente su sentimenti impalpabili e, senza dubbio, più ‘mostruosi’.

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