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Era il 2016 quando in Italia è passata la legge sull’Unione Civile e cosa è cambiato? Fabio Leli per rispondere a questa domanda ha realizzato il documentario: L’Unione Falla Forse – L’omofobia ai tempi dell’Unione Civile.

Già nel titolo è presente un antitesi, se da una parte le coppie omosessuali acquistato un diritto civile, dall’altra questo diritto sembra non essere accettato. C’è infatti chi non è d’accordo con questa legge ed esercita un diritto di parola e di azione per tornare indietro.

Alla base di un diritto c’è la possibilità di un cittadino di essere libero, nel rispetto degli altri. In questo caso c’è chi si sente privato di questa libertà e così si ritiene legittimato a esprimere il proprio dissenso. C’è chi lo fa parlando, esponendo il proprio pensiero, radunando un pubblico di uditori nei teatri e nelle piazze e chi decide di agire, con violenza, con atti inequivocabili.

L’unione falla forse: il trailer del film in anteprima al Lovers Film Festival 2019

Si tratta di bullismo fisico e psicologico che impedisce a molti ragazzi di condurre una vita normale. Li porta infatti alla depressione e a volte anche alla morte, come mostrato dai fatti di cronaca nel documentario (casi di pestaggio e di suicidio).

adozione omosessuale

L’unione falla forse: le interviste agli esponenti anti-LGBT

Il documentario di Fabio Leli percorre questa evoluzione/involuzione intervistando chi è contrario all’Unione Civile. Riporta accadimenti trasmessi in televisione e fatti di cronaca da una parte e dall’altra invece presenta la quotidianità di due coppie omogenitoriali.

Emerge netta la contrapposizione della paura espressa dai primi (Amato, De Mari, Scandroglio, De Mattei, Savarese, Gandolfini, Quinto, Adinolfi) nei confronti di queste coppie (Claudio e Daniele, Daniela e Celeste) e la realtà invece che essi vivono.
Per esempio dicono che una coppia non tradizionale non può essere in grado di crescere dei bambini, mentre le coppie riprese si dimostrano dei genitori normali.

Quello che viene indagato è proprio il concetto di normalità, non riconosciuta dagli esponenti anti-LGBT e invece vissuta dai protagonisti. Si arriva ad affermare che le coppie omosessuali sono innaturale e per questo paragonabili a degenerazioni quali la pedofilia e la zoofilia.

Dichiarazioni forti e nette che il regista è riuscito a ottenere da queste personalità chiedendo un’intervista senza chiarificare il concept del documentario. Una vera inchiesta quindi, alla ricerca della verità a ogni costo, con ogni mezzo.

omogenitori

Un documentario sull’omofobia in Italia: l’omofobia ai tempi delle unioni civili

Grazie al tono beffardo l’argomento viene reso usufruibile da un ampio pubblico e risulta godibile, a volte quasi esilarante dati i paradossi che emergono.

L’Unione Falla Forse ha inizio in modo favolistico, con una rappresentazione dell’Italia in animazione nello stile del Monty Python’s Flying Circus. C’è un essere che si aggira, un mostro che contagia: l’ignoranza, la chiusura mentale, la paura del diverso. Questo mostro sembra far diventare omofobe le persone, minacciando la principessa bendata (la giustizia).

Spunto narrativo questo per presentare i protagonisti della lotta contro l’Unione Civile, molti alle spalle di movimenti cattolici e di destra, tra cui gli esponenti del Family Day.

Adinolfi, De Mattei, De Mari e anche gli altri si esprimono a riguardo della concezione cristiana del matrimonio e alla sua legittimità naturale e quindi del ruolo della madre e del padre. Infatti la preoccupazione più grande è quella di permettere a queste persone di adottare un bambino.

il movimento Family Day

Il ritratto degli LGBT in L’Unione Falla Forse

Di persone in realtà si parla poco, essendo gli LGBT contrassegnati da un’etichetta che esclude il profilo umano, empatico e sentimentale.

Piuttosto le loro convinzioni morali e ideologiche li portano a vedere gli LGBT come personalità disturbate, malate, con un rapporto morboso con il sesso. Non si parla di amore ma unicamente di rapporti sessuali, lussuria e sodomia, come se i loro sentimenti non possano essere sinceri e veri. A partire da questo si afferma che non potrebbero essere bravi genitori, non costituendo una coppia naturale.

Dall’altra parte, come dicevamo, ci sono due mamme (Daniela e Celeste) con una bambina e due papà (Claudio e Daniele) con una coppia di gemelli. Li seguiamo come se stessimo spiando la loro intimità: il risveglio, la colazione, la scuola e il lavoro, quotidianità  familiare. Una costruzione didascalica che segue uno schema ripetitivo allentando il ritmo della narrazione, con un tono sentimentale.

documentario fabio leli

Il ruolo sociale di un documentario sull’omofobia ai tempi delle unioni civili

Fabio Leli ha cercato l’oggettività affinché lo spettatore possa farsi una propria idea a riguardo. Anche se è così comunicativo il paragone, che la scelta interpretativa sembra evidente. L’Italia che vediamo in l’Unione Falla Forse ha paura del diverso, tanto da non saperlo accettare, tanto che in alcuni comuni le coppie omosessuali non vengono sposate e sono messe nella condizione di trasferirsi.

Insomma la legge c’è ma l’affermazione del diritto no, si evidenzia una linea di frattura tra la realtà giuridica e quella fattiva. Nonostante la legge sull’unione civile, esiste una forte emarginazione che conduce a situazioni estreme come il suicidio di minorenni bullizzati o il pestaggio di uno straniero perché reputato omosessuale. Un quadro chiaro della situazione, pericoloso per la libertà di ognuno, proprio perché un diritto che non viene fatto valere non ha senso di esistere. Un segnale di allarme per la validità e il rispetto della legge.

L’Unione Falla Forse è una produzione indipendente che sta girando nelle sale d’Italia e che vorrebbe arrivare nelle scuole e in televisione. Infatti intorno al film si stanno muovendo diversi gruppi LGBT, per incentivare le persone a prendere consapevolezza della situazione italiana.

In fondo per avere un’idea bisogna ascoltare diversi punti di vista, soprattutto quando si è adolescenti. Per questo L’Unione Falla Forse acquista un valore sociale.

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