voto del pubblico 4.3/5
voto finale 3.0/5
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Emozione
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Nell’immaginario collettivo, lo spazio aperto ha rappresentato fonte di fantasia mista a curiosità per l’essere umano sin dall’alba dei tempi; non è un caso infatti che la fantascienza sia uno dei grandi generi più inflazionati che, a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, ha avuto una notevole spinta creativo-propulsiva. Lunar City (2019) diretto da Alessandra Bonavina, non è fiction, bensì un film-documentario dalla duplice funzione narrativa. Un’opera preziosa che ci permette non solo di guardare indietro alla corsa allo spazio delle prime missioni Apollo, ma anche di guardare in avanti, “verso l’infinito e oltre” immaginando quelli che potrebbero essere gli effetti socio-culturali della colonizzazione spaziale.

Un film-documentario che, in occasione dei cinquant’anni dallo sbarco dell’uomo sulla Luna, parte da quell’immaginario collettivo che il cinema ha reso grande in pellicole come Uomini veri (1983) di Philip Kaufman, Apollo 13 (1995) di Ron Howard e First Man (2018) di Damien Chazelle, rappresentando il secondo tassello di una trilogia documentaristica voluta dall’Agenzia Spaziale Italiana.

Lunar City è infatti il sequel spirituale di Expedition (2017) dedicato a Paolo Nespoli e alla Missione spaziale Vita, e che si concluderà con Destination Mars, che andrà a raccontare l’impresa di portare la vita su Marte – in realtà virtuale – e in occasione della Missione Exomars 2020.

Lunar City: il viaggio spaziale come collaborazione tra nazioni

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L’opera della Bonavina procede nel raccontarci un breve excursus delle prime Missioni Apollo degli anni Cinquanta, sino all’allunaggio, l’Apollo 13, le missioni voyager, sino ad arrivare alla creazione della Stazione Spaziale Internazionale, l’esplorazione robotica di Marte, e le prime rivelazioni di acqua liquida su Luna e Marte.

Lunar City parte infatti dal presupposto narrativo secondo cui le missioni Apollo fossero principalmente una gara fra USA e Russia – da intendersi quindi come una ramificazione della Guerra Fredda (nello spazio). Le missioni odierne – specie dal Crollo del Muro – sono una cooperazione tra nazioni, venendo meno quindi alla corsa allo spazio da intendersi come rivalità, bensì come raggiungimento di un obiettivo comune, verso un qualcosa che possa andare oltre la Luna, raggiungendo così la colonizzazione stessa dello spazio aperto.

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E per avvalorare la sua tesi, Lunar City presenta testimonianze dateci non solo da scienziati, ma anche da astronauti e membri della NASA, per una narrazione che procede linearmente tramite documentazioni scientifiche e simulazioni accattivanti volte a portare lo spazio sul grande schermo della sala cinematografica.

Lunar City: il valore scientifico della colonizzazione lunare

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Lunar City sostiene il valore scientifico della colonizzazione lunare, considerando il satellite terrestre – vista l’assenza di idrosfera, biosfera e atmosfera – depositaria di informazioni vitali che arrivano sino ai primordi del sistema solare. Il raggiungimento abitativo della luna è visto infatti come una sorta di preludio per gli scienziati. Se riusciremo a colonizzare la luna – entro il 2024 – e viverci, sarà il terreno di prova per la colonizzazione di Marte.

In attesa delle direttive presidenziali sulla colonizzazione lunare, il film-documentario della Bonavina ci mostra tutte le strutture volte alla preparazione della missione spaziale, a partire Centro Spaziale di Houston, necessario per le opportune simulazioni del Getaway lunare – a opera degli architetti scientifici – e per addestrare gli stessi astronauti alle missioni. Houston è anche la sede del “Modulo Casa” – noto come HAL (Habitable Air Lock) – al fine di renderlo come parte integrante del Getaway.

Lunar City ci mostra anche le operazioni del centro ingegneristico di New Orleans volto alla creazione delle parti meccaniche dello Space Launch System necessario alla propulsione per gli shuttle, per poi concentrarsi sulla collaborazione tra USA e Italia nella creazione dei supporti abitativi.

Lunar City: la colonizzazione spaziale è parte del cambiamento

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In chiusura di documentario, c’è una frase in Lunar City che sottolinea il valore ontologico-scientifico della colonizzazione spaziale: “esplorare lo spazio ci permetterà di capire meglio dove veniamo e cosa abbiamo già, cambiando profondamente gli uomini perché in fondo il viaggio è parte del cambiamento“.

Approdando sulla Luna, c’è quasi un atteggiamento romantico in alcuni degli scienziati, che vedono nella creazione dei primi avamposti sul satellite terrestre, l’opportunità per capire meglio quanto sia importante il nostro pianeta per la sopravvivenza della nostra specie.