Lui è tornato: recensione del film sul ritorno di Hitler

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Multietnicità, canali Youtube, vegani ed ambientalisti, telefonini per fare selfie e “Una donna tozza, che infondeva lo stesso ottimismo di un salice piangente.” a capo di un Paese. Molte cose sembrano cambiate dal non troppo lontano 1945, ma la vera domanda è: la direzione che si è presa è realmente quella giusta?

In una tranquilla giornata della Berlino del 2014, avvolto in una nuvola di fumo, il caro vecchio Hitler si risveglia nel bel mezzo di un comune prato, tutto bruciacchiato e irrimediabilmente confuso. Intorno a lui le macerie sono scomparse, ma in compenso la gente sembra comportarsi nella maniera più squilibrata possibile; nessun saluto accompagna il suo passaggio, nessuna riverenza si affranca alla sua persona e nessun rispetto gli viene riservato. Che sia un universo parallelo o il volere della Provvidenza, il Führer apprende velocemente di trovarsi in una Germania moderna, dove la guerra da lui intrapresa è stata evidentemente persa creando preoccupanti ripercussioni. Deciso a rimediare agli errori della prima dittatura, intraprenderà un viaggio per entrare in contatto con la gente ed imporre i suoi ideali, sulla scia di una propaganda che lo renderà comico, scrittore, personaggio di spettacolo e fenomeno mondiale.

Lui è tornato – Critica e divertimento, paradosso e preoccupazione

lui è tornato
Adolf Hitler si risveglia nella Germania del 2014

Tradotto in quarantuno paesi, apprezzato dal pubblico e dalla critica, il libro satirico dello scrittore tedesco Timur Vernes approda su Netflix in forma cinematografica, Lui è tornato è critica e divertimento, paradosso e preoccupazione del presente, giorni che mai come oggi ricalcano il passato, per un messaggio che come un pugno sul volto colpisce appieno e lascia storditi. Incapacitato nel trovare comprensibile la duratura resistenza del nemico nel mondo, il redivivo Hitler cerca di smussare il torpore causato da un’apatia politica dilagante che invade inesorabilmente il territorio, una situazione per i suoi rigorosi gusti fuori controllo, bisognosa di un capo, di un vero leader, che sappia prendere in mano le redini e guidare la popolazione verso una radicale svolta. Ripreso costantemente da una telecamera durante la sua prode impresa, il Führer parla con la gente, si mischia tra questa, ascolta i desideri dei cittadini promettendo un futuro migliore, convincendo non con la forza, ma con la potenza e il carisma delle sue autoritarie parole, in un ritorno quasi imbarazzante agli anni trenta del Novecento. Eppure non si limita alla mera politica, l’Hitler dei giorni nostri fa la spesa, gioca a bowling, pratica l’apicoltura e si perde nell’infinita rete di internet, scaturendo insieme timore e risate nei suoi nuovi discutibili fan, per nulla sospettosi di trovarsi davanti al reale personaggio storico.

Hitler nell’era di Youtube: la minaccia più grande

Lui-è-tornato
Adolf Hitler impara ad usare il computer

Il Führer ai tempi di Youtube è la minaccia più pericolosa che il mondo possa subire. Un popolo che non riesce a condannare le idee di un assassino poiché troppo presa da talk show e programmi di cucina è la cifra stilistica di un’opera irriverente il cui scopo è uno ed uno solo: provocare. E riesce benissimo Lui è tornato a farsi specchio di una società la cui Storia riderà un giorno in faccia, una comunità che non percepisce il dannoso, ma lo posta su Twitter e Facebook, foto e frasi spiritose che mostrano una cecità di intelletto tale da poter scaturire l’irreparabile. Un film indubbiamente spassoso nella sua evidente tragicità, gag e momenti esilaranti mandati avanti da battute mai offensive, ma dal forte impatto, per la regia di David Wnendt che dirige un Oliver Masucci perfettamente nella parte, baffetti, divisa, mani dietro la schiena e tutto quanto. Immersi nella più elevata intermedialità, tra giornali, tv, internet, libri e cinema, la storia del ritorno del grande dittatore è business e intrattenimento per la popolazione in contrasto con riscatto e voglia di potere per l’autore del Mein Kampf, quell’Adolf Hitler che a tutt’oggi dovremmo ancora temere.

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