Lo chiamavano Trinità: recensione del film con Bud Spencer e Terence Hill

Quando ci si appresta a scrivere di Lo chiamavano Trinità, si ha la netta sensazione di essere davanti a un’opera che nel corso degli anni ha travalicato il concetto di film, per diventare parte integrante della cultura popolare, della crescita e dei ricordi di ognuno di noi. Molto più di un film dunque, quasi un compagno di giochi e di divertimento che oggi guardiamo con un pizzico di malinconia, dovuto alla recente scomparsa di uno dei suoi protagonisti, ovvero il grande Bud Spencer. La magia del cinema però consiste anche nel generare un’istantanea indelebile nel tempo di un personaggio, permettendoci di salutarlo e rivederlo ogni volta che vogliamo, come se non ci avesse mai lasciato per davvero. Ed è così, con un sorriso e un velo di nostalgia, che vogliamo ricordare il gigante buono (anche se parecchio manesco) del cinema italiano.

Lo chiamavano Trinità: la definitiva esplosione della coppia formata da Bud Spencer e Terence Hill in una pietra miliare della commedia italiana
Lo chiamavano Trinità

Lo chiamavano Trinità arriva nel 1970, un momento storico del cinema italiano in cui il suo genere più in voga all’epoca, lo spaghetti-western, sembrava ormai saturo e sul viale del tramonto. Difficile fare e dire di più dopo l’epica e fiabesca trilogia del dollaro e il monumentale C’era una volta il west di Sergio Leone, dopo la feroce e cinica violenza dei film di Sergio Corbucci e dopo le gloriose alternative fornite da grandi artigiani della Settima Arte come Duccio Tessari, Sergio Sollima e Alberto Cardone. Il cinema sa però risollevarsi e rigenerarsi dalle proprie ceneri, e così avviene anche in questo caso, grazie a un riuscito mix di commedia, parodia, azione e satira, che con la regia di E.B. Blucher (pseudonimo dell’italianissimo Enzo Barboni) e la presenza scenica della formidabile coppia composta da Bud Spencer e Terence Hill diventa uno dei più clamorosi successi di pubblico della storia del cinema italiano, capace di riunire ancora oggi, a quasi 50 anni dall’uscita, milioni di persone davanti allo schermo durante i numerosi passaggi televisivi. Un film che, insieme al sequel uscito l’anno successivo Continuavano a chiamarlo Trinità, ha prolungato la vita di un genere che sembrava ormai agonizzante e ha fatto definitivamente affermare una delle coppie più celebri del cinema italiano, certificando un sodalizio artistico che ha accompagnato la crescita e la formazione di diverse generazioni negli ultimi decenni.

Lo chiamavano Trinità

Trinità e Bambino: fratelli agli antipodi legati da un rapporto di odio e malcelato amore

Dopo le loro collaborazioni in Dio perdona… io no!I quattro dell’Ave MariaLa collina degli stivali, è con Lo chiamavano Trinità che Bud Spencer e Terence Hill danno vita e plasmano a loro immagine e somiglianza i personaggi su cui costruiranno gran parte della propria carriera, quello del grande e grosso burbero (Spencer) e dell’agile e maldestro playboy (Hill), che trovano rispettivamente in Bambino e Trinità le loro prime (e più riuscite) incarnazioni.

Ci troviamo in un’imprecisata località del Far West, in cui irrompe Trinità, un biondo e misterioso personaggio che non avrebbe nulla da invidiare all’Uomo senza nome di Clint Eastwood se non si imponesse fin da subito come un uomo talmente pigro da farsi trascinare dal suo cavallo durante il sonno, e indolente a tal punto da assistere impassibile a una sparatoria in cui è coinvolto quello che scopriamo essere suo fratello, il gigantesco e potente Bambino. Quest’ultimo è altrettanto svogliato, e desideroso di condurre una vita tranquilla all’insegna di piccoli e fugaci atti criminali, come quello che l’ha portato ad assumere abusivamente la carica di sceriffo della città. Un sorriso guascone, un’insofferente sbuffata e la coppia è servita. Trinità e Bambino, mano destra e sinistra del Diavolo, fratelli diversi e legati da un rapporto di amore e odio, antieroi fannulloni e mascalzoni ma dal cuore d’oro, che, nel tentativo di impossessarsi di una mandria di cavalli, vengono coinvolti nella diatriba fra un gruppo di pacifici mormoni locali e il ricco proprietario terriero Harriman (Farley Granger), coadiuvato dal messicano Mezcal (Remo Capitani) e dai suoi scagnozzi.

Sarebbe riduttivo riassumere nelle esilaranti zuffe il successo di Lo chiamavano Trinità

Di Lo chiamavano Trinità si ricordano soprattutto, grazie anche alle innumerevoli risate strappate nel corso degli anni, le scazzottate di  Spencer e Hill, diventate in seguito un marchio di fabbrica della coppia e rese immortali grazie anche a un eccellente sonoro, volto a enfatizzare la comicità delle scene, e a un certosino lavoro in fase di coreografia, che ha portato il cast a muoversi e colpire a tempo di danza per rendere più fluide le varie risse. Difficile non sorridere ancora oggi ripensando all’incredibile campionario di mosse e pugni con cui questa strana coppia stende frotte di nemici, sempre col sorriso sulle labbra e senza riportare neanche un graffio. Sarebbe però riduttivo riassumere in queste splendide ed esilaranti zuffe il successo di Lo chiamavano Trinità. Il film parte infatti da un’acuta e tagliente sceneggiatura, che riesce a parodiare gli stereotipi del genere senza mai perdere autonomia o scadere nella farsa, puntando fortissimo su un’impressionante serie di folgoranti battute (fra le tante ricordiamo “È il Signore che vi manda da noi!” “No, passavamo di qui per caso! e “Se avessi visto gli occhi di quelle ragazze.. sembravano due cerbiatte impaurite.” “Due cerbiatte impaurite… magari saranno state due bagasce in cerca di clienti!”), che elevano la cifra comica e satirica della pellicola. Ma anche gli altri aspetti tecnici del film non sono da meno, partendo dall’eccellente colonna sonora di Franco Micalizzi (ripresa anche da Quentin Tarantino nel suo Django Unchained) e arrivando alla regia di E.B. Clucher e alla fotografia di Aldo Giordani, che non avrebbero sfigurato in un classico western drammatico. Impossibile inoltre non citare il perfetto cast, con con una schiera di formidabili caratteristi (Farley GrangerSteffen Zacharias, Remo CapitaniDan Sturkie, Ezio MaranoLuciano Rossi) ad accompagnare i protagonisti assoluti Bud Spencer e Terence Hill. I due si conquistano un posto nella storia del cinema italiano (e non solo) grazie alle loro interpretazioni fatte di ironia, mimica facciale e di un modo di usare la propria fisicità che affonda le radici nella grande tradizione della commedia muta di Buster KeatonStan LaurelOliver HardyBud Spencer e Terence Hill insieme sono una macchina al servizio dello spettatore e della comicità e una rara perla cinematografica da curare e custodire, della cui reale importanza cominciamo a renderci conto solo oggi.

Lo chiamavano Trinità

Lo chiamavano Trinità è una trave portante della commedia italiana e della nostra cultura popolare, che il passare del tempo e il continuo cambiamento dei gusti e dei desideri del pubblico non possono minimamente oscurare o scalfire. Una pellicola che è parte della storia di tutti noi, esempio di un cinema fatto di persone e di passione, che non ha paura di sporcarsi le mani in un genere o in un sottogenere per arrivare dritto al cuore dello spettatore.

– Fratello, visto che cosa può fare la fede?
– Può fare miracoli, specialmente se la metti nella canna di un fucile!

Regia - 4
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 4
Recitazione - 4
Sonoro - 4
Emozione - 4

4

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