L’incredibile vita di Norman: recensione del film con Richard Gere

Diretto da Joseph Cedar L'incredibile vita di Norman, è un dramma intinto di ironia. Il film sarà al cinema dal 28 settembre, distribuito da Lucky Red.

Una delle interpretazioni migliori di Richard Gere? Può darsi, sicuramente quella dell’attore nel film L’incredibile vita di Norman, diretto da Joseph Cedar e al cinema dal 28 settembre con Lucky Red, mette in luce l’attore degli ultimi anni, quello sempre più distante dall’immaginario comune di sex symbol e più vicino all’introspezione, alla drammaticità della vita nascosta sotto un patinato fluire di parole, menzogne, scuse.

Col suo Norman Oppenhaimer Gere veste i panni del newyorkese medio, quello che tesse senza sosta la sua fitta tela di illusioni circondandosi di persone che potrebbero tornargli utili e ai quali dispensa favori, persone dalle quali non riceve nulla se non attenzioni vacue e amicizie poco sincere. La sua condizione è quella di un affarista che cerca di rimanere a galla da buon nuotatore, pensando a come avere un posto di rilievo nella società o forse, molto più semplicemente, nel cuore altrui.

Il leitmotiv della vita di Norman consiste infatti nel farsi letteralmente in quattro per gli altri: comprare accessori costosi, cercare una raccomandazione per un noto college, i fondi per la comunità ebraica, il contatto che occorre. Il suo intento è quello di entrare nella lobby di chi conta davvero e prende decisione, sedersi accanto a politicanti e uomini di potere. Non per soldi, ma per gloria, per dare un senso alla sua esistenza.

L'incredibile vita di Norman

Servendosi di questo personaggio così sfaccettato, misterioso, triste e a tratti ironico Joseph Cedar confeziona un buon film, che sembra essere stato diretto a misura dei suoi interpreti, tutti perfettamente calati nella parte che ricoprono.

Norman è solo l’apice dell’iceberg, l’essere sacrificabile sul quale si abbatte l’ira della società. È un uomo pedante, fastidioso, uno di quelli che cerca in tutti i modi di accalappiarsi le persone sfoggiando una lista chilometrica di conoscenze che non ha. Però è anche un uomo profondamente buono e solo, che cerca di riscattarsi donando agli altri ciò che non ha e che prova così a ritagliarsi un posto nella vita altrui. Il suo lavoro altro non è che una corsa a cene, appuntamenti, telefonate: un affresco che potrebbe farlo sembrare un uomo d’affari vero e proprio, ma basta grattare la superficie per scorgere in lui la grande illusione del mondo odierno.

L’incredibile vita di Norman: illusione e delusione nel film con Richard Gere

A rinforzare la visione della smania che lo anima una fotografia nitida e un effetto ottico che coadiuva in una stessa inquadratura ambienti e situazioni differenti. Se Norman parla al telefono dentro un negozio, mentre passeggia tra scaffali e corridoi, ecco che chi sta dall’altro capo della cornetta risponde comodamente seduto in ufficio, come se quest’ultimo fosse la naturale prosecuzione architettonica della suddetta struttura. Una contaminatio fisica di luoghi atta a sottolineare il contatto reciproco di uomini e situazioni.

E tra queste figure che vanno e vengono quella più importante per Norman è Micha Eshel (Lior Ashkenazi), che aggancia acquistandogli un costosissimo paio di scarpe. Qualche anno dopo Micha diventa Primo Ministro e il protagonista sente di aver scommesso sul cavallo giusto. Sarà così?

Quella che viene raccontata in L’incredibile vita di Norman è anche una storia d’amicizia

L'incredibile vita di Norman

Nel dettaglio si tratta del rapporto tra Norman e Micha, della loro amicizia profondamente sincera ma intervallata e ostacolata da fattori esterni. Sono due uomini dotati di sensibilità, che cercano di instaurare un rapporto che vada al di fuori della convenienza, ma allo stesso tempo oppressi da scelte più importanti. In loro si condensa il rapporto tra New York e Israele, mentre la fede ebraica rappresenta una silenziosa tavolozza sulla quale dipingere.

Pur non essendo un film a sfondo religioso, infatti, quello diretto da Joseph Cedar è un dramma che ricalca i passi silenziosi della fede. Dalla pellicola trasudano i capisaldi della religione ebraica in un’ascesa e discesa personale in cui Dio non è mai prepotentemente presente ma la cui essenza fa parte delle azioni quotidiane, dei discorsi, delle cadute e delle presunte risalite.

Con un cast che include anche Michael Sheen, Steve Buscemi, Josh Charles, Charlotte Gainsbourg, Ann Dowd, Dan Stevens e Hank Azaria, L’incredibile vita di Norman si conferma un film profondo, particolare e introspettivo, ma non esente di qualche pecca.

Non vengono infatti dati dettagli sul personaggio interpretato da Richard Gere; non sappiamo dove vive, come fa per tirare avanti, se ha una moglie, dei figli, degli amici. Sappiamo solo ciò che lui vuole farci sapere e cioè un flusso indefinito di bugie. Una personalità che finisce per essere sempre fine a se stessa, avente un’esigenza che lo spettatore potrebbe non riuscire a cogliere fino in fondo. A questo si unisce la prolissità della pellicola e la sensazione di non essere mai dinnanzi a una svolta vera e propria.

Colorandosi inizialmente di drammatica ironia, L’incredibile vita di Norman finisce per bagnarsi dell’aura thrilling ma in maniera molto soft, senza omicidi né vittime insanguinate. Resta a galla così la tensione mai sciolta e un nodo alla gola dettato dalla mancata risoluzione del caso, che poi altro non è se non la vita stessa del protagonista.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 4
Recitazione - 4
Sonoro - 2.5
Emozione - 2.5

3.3