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Sono passati oltre 150 anni da quando il celebre scrittore Victor Hugo ha scritto Les Misérables, ma a quanto pare nulla è cambiato. Il primo film in concorso alla 72° edizione del Festival di Cannes, diretto da Ladj Ly, riprende non a caso il titolo del celebre romanzo francese per raccontare la realtà conflittuale di una periferia decadente dove gitani e musulmani non perdono occasione per scagliarsi gli uni contro gli altri, mentre la polizia mostra le sue debolezze invece di mantenere l’ordine. “La società è colpevole di non fornire un’educazione gratuita per tutti, e deve rispondere per la notte che produce” scriveva Hugo.

Tre poliziotti guidano ogni giorno tra le vie del quartiere Montfermeil di Parigi, popolato dagli ultimi che vivono ai margini della società in dei grandi palazzi grigi che cadono a pezzi e la violenza spesso sembra la via più facile per risolvere ogni situazione. Un giorno di ordinari tumulti il giovane Issa viene intenzionalmente colpito da uno dei poliziotti e un drone di passaggio registra l’accaduto. Così inizia una caccia al video che potrebbe rovinare la vita dei colpevoli e macchiare la reputazione della polizia.

Alex Manenti è Chris, un razzista impulsivo e aggressivo che sembra divertirsi a perseguire gli adolescenti di Montfermeil, mentre Stephane, interpretato da Damien Bonnard, è l’ultimo arrivato della squadra con dei principi onesti che si scontrano con l’amara realtà. Infine Djibril Zonga è Gwada, un grande poliziotto dal cuore tenero che commette un grave errore quando non riesce a mantenere la calma in una situazione di crisi. É lui che colpisce Issa, ma Chris perde la testa quando scopre che il drone ha registrato tutto e potrebbe distruggere la loro vita per sempre.

Cannes 2019 - Les Misérables, cinematographe.it

Con Les Misérables, Ladj Ly racconta un dramma potente sulle tensioni tra polizia e quartieri poveri nella capitale francese.

Ladj Ly analizza le tensioni tra la polizia anti-crimine e la popolazione povera della capitale francese, realizzando un thriller di strada con un occhio attento e un ritmo ansioso e a tratti angosciante. La prima parte inganna lo spettatore con un tono più ironico e leggero, ma in breve tempo la scena si impregna di sangue, sudore e fumo entrando nel vivo dell’azione. I tre poliziotti si trasformano in messaggeri di oscurità che guidano il film attraverso le terre selvagge di Les Bosquets, la tenuta più nota e criminale del Montfermeil. Il sorriso felino di Issa si indurisce gradualmente e rende chiaro il fatto che la sua rabbia non passerà mai e che la polizia non ha migliorato le cose ma le ha peggiorate. Uno stile di narrazione che fa venire i brividi, pur mantenendo un equilibrio di giudizio. Si può facilmente interpretare il pensiero del regista, ma il film non si schiera completamente, risultando un ritratto verosimile e onesto di questa attuale realtà francese.

Les Misérables è un dramma potente e ruvido che può contare su una sceneggiatura dinamica e lineare firmata da Ly, in collaborazione con Giordano Gederlini e Alexis Manenti. Sono stati realizzati numerosi film sulla violenza della polizia; basti pensare a Diaz o A.C.A.B. per restare in Italia. Les Miserablés è meno brutale dei film citati, ma sembra trarre ispirazione da questi. Si ritrova anche un riferimento a Training Day e allo stile di Spike Lee. La regia non è invisibile e guida bene le varie parti senza perdere di vista l’obiettivo. Il contenuto forte e complesso è sostenuto da una fotografia discreta e un movimento calibrato che segue i personaggi in ogni istante.

Pertanto Ladj Ly regala le prime emozioni al Festival di Cannes con una storia utile, attuale e coinvolgente che si conclude con una citazione che invita a riflettere e offre un riassunto perfetto della verità raccontata: “Non esistono piante cattive o uomini cattivi Ci sono solo cattivi coltivatori”.

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