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I fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne tornano puntualmente In Concorso nella Selezione Ufficiale di Cannes 2019 con Le jeune Ahmed, ritratto attuale del percorso verso l’estremismo religioso islamico, che vede protagonista un adolescente (Idir Ben Addi) alle prese con la scoperta del Corano e il desiderio di aderire ad occhi chiusi alle prescrizioni del proprio opportunista Imam.

Uno spunto preciso, che desidera cogliere – da una prospettiva originale – le implicazioni del fondamentalismo in un Occidente impreparato a gestirne le conseguenze, qui rappresentato da una madre francese inerme e da un’insegnante empatica che – tuttavia – non riesce a far capire ad Ahmed la differenza fra devozione e radicalismo, laddove gli stessi princìpi del Corano vengono interpretati con un’accezione negativa e ostile nei confronti di chi non aderisce ad essi.

Le jeune Ahmed - Cinematographe.it

Ahmed mostra un temperamento asettico e privo di qualunque partecipazione simpatetica nei confronti del suo prossimo, spinto da un’urgenza ad obbedire che non lascia spazio nemmeno all’affetto naturale per la propria madre, vista improvvisamente come una donna qualsiasi, totalmente priva di autorevolezza.
Fino a quando il ragazzo si trova a compiere un’azione scellerata che lo porterà a confrontarsi con le regole di una comunità di recupero, dove troverà l’occasione di sviluppare la necessaria e indispensabile partecipazione emotiva per ragionare con la propria testa e ritrovare se stesso. Ammesso che sia in tempo per farlo.

Le jeune Ahmed - Cinematographe.it

Le jeune Ahmed: il germe del radicalismo islamico secondo i Dardenne

Le jeune Ahmed nasce con l’intento di parlare degli effetti del fondamentalismo islamico, ma la sua storia produttiva sembra essere la chiave di lettura della scarsa efficacia espressiva del film. Lo sviluppo della pellicola nasce nell’agosto del 2016, pochi mesi dopo gli attentati terroristici a Bruxelles, quando i fratelli Dardenne annunciano al Festival del Cinema Europeo di Lima l’intenzione di realizzare una pellicola sul terrorismo islamico in Europa.

Luc Dardenne precisa che il film non tratterà degli attentati di Bruxelles, ma si concentrerà sul tema del fondamentalismo islamico. Pochi giorni dopo, tuttavia, il progetto viene annullato dai registi a causa della risonanza mediatica successiva all’annuncio della tematica del film. Fino a quando, nel maggio 2018, il film torna in produzione col titolo Ahmed e viene presentato alle case di distribuzione e, nel marzo 2019, la casa di produzione belga Cinéart annuncia che il film sarà distribuito con il titolo Le jeune Ahmed.

Le jeune Ahmed - Cinematographe.it

I fratelli Dardenne sembrano quindi essere stati “intimoriti” dall’idea di calcare troppo la mano sulla tematica, e il risultato è un film che appare disconnesso ed evanescente, privo di quell’approfondimento sulle ragioni dei personaggi che rappresenta una delle cifre contenutistiche principali del cinema dei due registi francesi, vincitori in passato di due Palme d’Oro a Cannes (Rosetta nel 1999 e L’Enfant – Una storia d’amore nel 2015).

Ahmed si muove spinto da una necessità improvvisa ed inspiegabile di aderire ai precetti dell’Islam, essendo nato e cresciuto in Francia, e  – sebbene la pellicola riveli il chiaro messaggio della necessità di lavorare sull’empatia per impedire la devianza estremista e le sue conseguenze – i contenuti si mostrano sbrigativi e riduttivi nello spiegare e giustificare le ragioni e l’essenza di un fenomeno dalla tragica rilevanza mondiale, nonostante non manchino alcuni passaggi intimi e significativi.
Il risultato è un’opera che appare trattenuta, incompiuta, anche nel finale, come a voler liquidare in modo sbrigativo e superficiale una questione di ben altra complessità, in un modo in cui si stenta davvero a riconoscere l’anima dei registi.

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